Letteratura in 140 caratteri

Sarebbe stata perfetta per il mio vecchio maestro di italiano,

che aveva una forma particolare di insegnare,

buttava lettere sparse sul pavimento in aula.

Ogni alunno doveva trovare le vocali e consonanti e

scrivere frasi.

Le frasi potevano essere anche lunghe,

io tentavo di farle talmente lunghe che non avevano una fine.

Lo facevo di proposito,

così evitava di chiamarmi e farmi leggere.

Fu traumatico la prima volta,

feci una frase così lunga che avevo tutta l’aula che pendeva dinanzi ai miei piedi.

Era bello vederli i miei compagni di scuola in ginocchio di fronte a me.

Sette giorni dopo il mio maestro evitò di chiamarmi,

la settimana prima lo avevo traumatizzato.

Oggi penso,

se in quel lontano periodo c’era la letteratura in 140 caratteri,

il mio maestro si sarebbe divertito a farci fare migliaia di frasi a 140 caratteri.

Io sarei stato probabilmente penalizzato.

Come probabilmente ci avrebbe fatto studiare sul pavimento,

sarebbe stato ottimo,

 almeno dormivo.

E nel mio dormire chissà,

sognando avrei fatto un viaggio nel tempo.

Sarei andato da Dante Alighieri e gli avrei fatto riscrivere la Divina Commedia,

in 140 caratteri a strofa.

Charlesvas

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