Johann Pankel

Tratto da “Il Gioco degli Aram” dalla duologia “Inizio e Fine”
………..Meroveo continuò il suo viaggio nel mondo e nel 1845 incontrò a Praga in circostanze strane, Johann Pankel.
Era una mattina piovosa del 13 maggio del 1845, in una zona periferica, Johann Pankel era intento a far rialzare un cavallo.
Era di origine austriaca nato a Vienna il 12 settembre del 1794, fu trovato dentro una cesta in una stalla di una fattoria. Il contadino non poteva tenersi il bambino e dopo qualche giorno lo diede a un monaco di nome Wenzel Seyler che passava in quella fattoria per prendere il latte da portare al convento, il monaco lo portò con sé e lo fece crescere in un convento un po’ strano e misterioso.
Il bambino, giunto all’età di 15 anni, iniziò con il monaco a rubare i cadaveri per rivenderli ad alcuni dottori per fare i loro esperimenti. Nelle sue avventure notturne, Wenzel Seyler morì d’infarto, quindi Johann Pankel decise di fare il grande colpo e riuscì a ricavare cinquanta scudi vendendo due cadaveri la stessa notte.
Con cinquanta scudi partì per un lungo viaggio, spacciandosi per Wenzel Seyler giunse a Praga, trovò lavoro come cocchiere, comprò una carrozza e due cavalli e questo gli permetteva di accompagnare viaggiatori e forestieri.Il 13 maggio del 1845, nella sua carrozza aveva tre ospiti, Meroveo, Francesco Vervekovi, Bedrich Smetana e la figlia di Johann Pankel, Bozena Nemcova, uno dei cavalli all’improvviso si accasciò in terra e non volle più alzarsi. Meroveo, divertito, offrì a tutti un viaggio nel tempo, con un po’ di sconcerto e meraviglia decisero di provare questa strana esperienza.
“Tutti messi a cerchio attorno a Meroveo, partirono in un viaggio allucinante. Anni dopo, Bozena Nemcova, divenuta una scrittrice, raccontò la sua esperienza, la descrisse in un racconto, “il viaggio nell’infinito”, che scomparve anni dopo. Si dice che Bozena Nemcova nei suoi ultimi giorni di vita per non morire di fame lo vendette a un noto finanziere olandese, ora quel racconto è custodito nella cassaforte della Regina d’Olanda, Beatrice, c’è scritto come uno del Regno Merovingio la fece viaggiare nel tempo.
L’altro ospite di quel viaggio, Francesco Vervekovi, al ritorno a Praga raccontò in giro ciò che aveva vissuto, ma lo presero per pazzo. Disse che aveva conosciuto Leonardo Da Vinci che gli insegnò come far girare i mulini con una grande invenzione, il Ventilabro ma nessuno ci fece caso, anzi fu isolato dal paese e mendicò per tutta Praga. Finì per morire nella disperazione, si guadagnava un tozzo di pane girando per la città a riparare orologi, aveva lasciato dei manoscritti che il giorno prima della sua morte consegnò all’Imperatore Ferdinando V. Quei manoscritti sono nel castello di Praga, nascosti nella sala spagnola dietro a un pannello fatto costruire da Ferdinando V sul lato destro, dove sorge il sole.
Il terzo ospite era Bedrich Smetana che al suo ritorno compose la Moldava, proprio quando arrivò la maledizione inflittagli da Meroveo che lo fece diventare sordo, riuscì comunque a comporla. Un’autentica metafora della vita, descrive il suo viaggio nel mondo parallelo, come il corso del fiume Moldava, come il cammino dell’uomo e la sua rinascita, come un grande cerchio. Grandiosi sono i suoi diari scritti negli ultimi giorni di vita nel manicomio di Praga dove morì il 13 maggio del 1884. I suoi ultimi anni passarono nella più totale solitudine, come gli altri, anche Smetana fu colpito dalla maledizione di chi non doveva raccontare ciò che aveva vissuto in quel 13 maggio 1845.
Tutti e tre morirono il 13 maggio, Bozena Nemcova nel 1862 nella fame, Francesco Vervekovi nel 1849 nella disperazione, Bedrich Smetana nel 1884 nella follia.
“Johann Pankel fu l’unico a non dire mai a nessuno del viaggio nel mondo parallelo.

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