A San Pietroburgo..

Faceva freddo, molto freddo quel giorno quando a San Pietroburgo il 7 gennaio del 1816, Jean Luc Morasy fu catapultato senza neanche rendersi conto dal XXI secolo.
Si era seduto su di un muretto dinanzi al Monastero di Aleksandr Nevskij.
SI fermò un uomo con un bambino che teneva tra le braccia, dal suo viso si intravedevano pezzi di ghiaccio che davano contorno al viso rosso come un peperone.
Lo guardava fisso come se avesse visto un alieno, in effetti Morasy era vestito con un abito scuro come il carbone, aveva ben confezionata al collo una cravatta di lino marroncina e tra le mani teneva un telefono cellulare che non fece tempo a nasconderlo.
Questo individuo comparso dal nulla dava da pensare nel 1816.
Poco dopo si fermarono sempre più persone, si era trasmessa tra la gente un passa parola, ognuno raccontava all’altro di uno strano tipo che c’era dinanzi al Monastero.
Morasy per non avere problemi iniziò a raccontare storie, storie vere.
Storie di ciò che aveva visto nel corso dei secoli, parlò solo del futuro e mai del passato.
Morasy era terrorizzato solo al pensiero che qualcuno gli domandasse del passato.
Erano tutti abbastanza divertiti di come Morasy raccontava il futuro, di oggetti che volavano come gli aerei o quando disse che gli Zar non ci sarebbero stati più in futuro.
Morasy riceveva anche dei doni, una coppia di vecchietti gli portarono del pane, era un pò secco ma era sufficiente per mettere qualcosa sotto i denti, altri gli portarono del miele e dell’aglio, simboleggiavano per il natale ortodosso la dolcezza della vita e la sua amarezza.
Fu piacevolmente sorpreso alla vista di una vodka da dove fuoriusciva della nebbiolina da come era calda.
In quel piccolo giardinetto sommerso da neve bianca e soffice si era formata una piccola festa dove tutti ridevano e ballavano, aspettando la mezzanotte sotto un cielo luccicante di stelle.
Il bambino con il viso rosso come un peperone non sorrideva mai, rimaneva fisso ad osservare Morasy.
Tentò di farlo sorridere, fece anche delle boccacce ma niente, il bambino imperterrito non sorrideva.
Morasy si incuriosì, e chiese al bambino del perchè non gioiva come tutti gli altri.
Il bambino gli domandò;
“Hai visto per caso la mia mamma?”
“Perchè mi chiedi se ho visto la tua mamma?”
“Perchè è andata in cielo alcuni giorni fa?”
Morasy non sapeva che dire, prima o poi una domanda sul passato sarebbe uscita.
Tratto da “I Viaggi Strani di Morasy”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.