La Panchina…

Su questa panchina siamo seduti in tre, io che sono nessuno,
quello di destra un fante e quello di sinistra un semplice altro.
Tra mille parole e frasi che creo è solo quando parlo dell’altro che preferisco tacere.
Del resto non so neanche chi sia, l’altro,
a dire la verità non mi interessa neanche saperlo.
L’ho messo in evidenza solo per non rendermi invadente,
preferisco essere odioso.
Il fante era semplicemente sordo, poveretto, vedeva un continuo movimento di labbra, senza capire nulla di ciò che dicessi.
Dopo aver creato la storia del fante e del altro mi alzai e me ne andai.
Ancora oggi dopo secoli passati inutilmente a ricordare, non so chi sia stato l’altro, poi un giorno, al calar del sole in una ventosa sera di ottobre, si presentò un angelo caduto.
Mi svelò il segreto di quella panchina, ne avevo già perso tracce tra i meandri del silenzio della mia mente.
L’altro era semplicemente il mio riflesso, avrei immaginato di tutto ma non che parlassi da solo.
Tratto da “I Viaggi Strani di Morasy”

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