Aleramo…

Aleramo, appena fu pronto, decise di lasciare Pavia per cercare l’oro dei suoi avi a Beziers, come gli aveva raccontato il padre. Prese un sacco con pochi viveri e in una notte di luna piena lasciò Pavia, destinazione Francia.
“Nelle vicinanze di Ivrea fu coinvolto per sbaglio in un furto di bestiame e fu condannato alla pena di morte in piazza. Quella mattina, per essere giustiziati c’erano Aleramo e tre briganti Giovanni De Stasio senza un occhio, Antonio Marzano e Guido Creta, tutti e quattro sospettati di aver tentato di rubare il bestiame di proprietà del Marchese Berengario II.
La piazza dove c’era il patibolo era gremita. Seduta al fianco del Marchese d’Ivrea c’era la figlia Gerberga che si era infatuata dell’affascinante Aleramo. La figlia del Marchese D’Ivrea supplicò al padre di salvare la vita al ragazzo, allora Berengario II fermò l’esecuzione e ordinò ai suoi uomini di portare nel palazzo il primo uomo sulla destra. Aleramo fu portato dinanzi al Marchese che gli ordinò, in cambio della salvezza della vita, di sposare la figlia Gerberga.
La figlia di Berengario II era bruttissima ma Aleramo doveva pensare alla sua vita, acconsentì al matrimonio. Il giorno del matrimonio, Aleramo non perse tempo e tradì Gerberga, si era già avvinghiato alla sottana di Adelaide di Borgogna. Grazie a lei, Aleramo fu nominato Marchese.
Il Marchese Aleramo, oltre ad avere duecentocinquanta concubine e centinaia di figli, fondò la casa degli Aleramici. Grazie al suo modo di farsi tanti amici e amanti, decise di tornare a Beziers per cercare l’oro nascosto del padre. Un giorno partì una spedizione capitanata dallo stesso Marchese, insieme a lui l’amico fidato Sensaro di Savona e duecentocinquanta uomini. L’oro fu trovato e riuscì a portarlo nella sua dimora, dove lo nascose sotto terra. Il Marchese di Aleramo morì annegato sulle rive del mare della Liguria e non fu mai trovato il corpo. Gli Aleramici sapevano dell’oro nascosto fino a quando Guglielmo VI, discendente di Aleramo, decise di nasconderlo in un posto ancora più sicuro, sulle colline di Novello, nascosto sotto terra nella tenuta del Castello…
(Tratto da “Il Gioco degli Aram” dal capitolo “Gli Aleramici”)

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