Fogli Bianchi…

Ad un certo punto vidi un’ombra comparire dal nulla, in quella poca luce che c’era non riuscii a capire chi fosse ma avvicinandomi rimasi sconvolto: era Dante Alighieri che con un sorriso mi prese la mano e mi diede un libro. Non feci in tempo ad aprirlo che scomparì nel nulla.
Cercai di comprenderne il significato, quel libro era vuoto, c’erano solo fogli bianchi, i miei pensieri incominciarono a vagare dentro quella biblioteca e d’improvviso quel libro si riempì di lettere, di parole e di pensieri.
Nella penombra, in fondo a quella gigantesca stanza, scorsi un altro uomo che era perso tra i suoi pensieri, scrutava le pareti multicolori, mi avvicinai tenendo in mano quel libro che pian piano diventava più corposo, più pesante. Quando egli si girò sorrisi accorgendomi che si trattava di Leonardo Da Vinci che stava disegnando un cerchio con al’interno un uomo; non fece caso alla mia presenza: ero come invisibile.
Poco dopo finì il suo disegno, si voltò guardandomi negli occhi, io lo fissai, lui indirizzò il dito sul disegno e i miei pensieri si persero tra quella parete dove il cerchio disegnato con un uomo al suo interno cominciò a roteare piano piano; nello stesso tempo il libro donatomi da Dante divenne sempre più pesante.
Dei rumori mi fecero distogliere gli occhi da quella parete che non finiva mai di girare, cercai di capire da dove provenissero quegli strani scricchiolii, finchè non vidi un uomo molto vecchio seduto su di una specie di sgabello, mi avvicinai e cercai un posto dove posare il libro di Dante che ormai non riuscivo più a tenere.
Lo misi in terra e mi avvicinai a quel uomo, molto lentamente lui alzò la testa e guardandomi mi disse: “Sono riuscito a capire il senso, la costruzione numerica di tutto, ci sono voluti secoli, ora la mia ricompensa sarà entrare dentro ciò che ho scoperto!”
“Non capisco” osservai sbalordito.
“Nessuno ha mai capito, nel corso dei secoli vedevo ciò che avevo calcolato in un unico numero.”
Non riuscivo a riconoscere chi fosse quel personaggio e allora domandai: “Ma tu chi sei?”
“Ragazzo, hai mai sentito parlare di Pitagora?”
Accidenti, era Pitagora in persona, chi lo avrebbe mai detto. Si alzò e, prendendomi un braccio, mi obbligò a incamminarmi in quella stanza.
(Tratto da “Mondo Parallelo” dal capitolo “Il Mondo Parallelo”

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