Il Cavaliere e il Bambino…

Un cavalier errante sopra ad un cavallo ben accessoriato
sopraggiunge in un luogo disincantato
e scruta un luogo che esser poco abitato
vuol dir pensar già tanto.
La neve scende e imbianca questo imprecisato
e misterioso luogo che potrebbe sembrar abbandonato.
Il cavalier silenzioso e rabberciato
sotto ad un cappello dove gli occhi non si notan ne il color ne lo sguardo dal freddo accecato.
Tutto accoccolato su di un mantello addobbato
di lacci e lacciuole che fa si di sembrar un uomo al suo esser abituato.
In lontananza un bimbo piccolo quanto la zampa del cavallo si avvicina con respir affannato
ma il cavallo sembra adirato
nel veder il moccioso abbagliato
dal simil esemplare abbrunato,
come le lunghe steppe di antiche praterie dove l’esser ne rimane al cielo adottato.
Il pargolo al cavalier fa così tante domande da render l’uomo quasi adirato.
“Oh caro cavalier non c’è nessun in questo luogo dimenticato”
“Son solo di passaggio e poi come vedi son con il mio cavallo affaccendato,
senti un pochetto bimbetto di questo luogo accasato,
c’è in questo paese di un silenzio accentuato
colui che possa crearmi un caffè possibilmente affogato?”
“Signor cavalier se il suo passo sarà affrettato
raggiungerà una sirena che le darà un caffè che più che essere affogato
sarà di stelle pure addobbato.”
“Oh bimbetto caro la tua non rimane che per me una notizia che rianima il mio viso di splendor affascinato,
dimmi te come potrò ricambiar questo favore con qualcosa di adeguato?”
“Signor cavalier potrebbe nel frattempo che gusti il suo affogato dar il suo cavallo alle mie mani ammanicato.”
“Caro bimbetto prendilo come un affare andato.”
Il cavalier scende dal cavallo un pochetto ammaccato
per il lunghissimo tempo su quella sella per secoli ancorato
e con il suo passo aggraziato.
Entrò nella locanda posta su una posizione del cammino che per alcuni è un posto angolato
ma per altri e simil ad un luogo anonimato.
Appena il suo sguardo incrocia quello della sirena ne convien si di essere ammirato,
la sublime bellezza della sirena fa che ne rimanga ancorato
e tristemente di piacer angosciato.
“Non vidi mai fanciulla simile a questa.”
Fu questa la sua frase che risuonava tra quel luogo da quel momento da lui aggiornato
per non dir che poi era alquanto allupato.
“Ohh un forestiero tra queste mura di color ancora antiquato,
ed è pur anche nei modi alquanto aggraziato”
Il cavalier per la dolce sirena sarà stato anche aggraziato
ma si notava anche nel volteggiar lo scendere del suo silenzio annacquato.
Con della brina che scendevan da un braccio ancora ancorato
da un mondo allucinato,
dall’altro portava su di una mano una frangia di un qualcosa di alato.
Da un maglione a vita dolce il viso era nascosto ma si notava uno sguardo dei suoi occhi allucinato
da sembrar quasi appestato,
per i clienti di quel posto che lo guardavan come se fosse avvelenato.
Divideva il cavalier dalla sirena un bancone con sopra un uovo avariato
un piatto ricco di un appetitoso brasato
una ciotolina con del pomodoro bramato
e una strana sostanza dentro un bicchiere che odorava di canforato.
Il cavalier non fece tempo a parlare del suo affogato tanto desiderato
che la sirena non fa comparire all’istante un menù totalmente calzato
di pietanze ricche da sembrar più che un menù un capitolato.
Il cavalier guarda tra le tasche e trova una moneta di un oro stranamente diventato carato,
come di strano trovò tra le sue strane tasche un bottone borchiato,
spuntò con sorpresa un documento di un lontano casato
da un nome altolocato,
“Conti Cremini Di Bernardinoni di Grado Cardinalato”
La sirena decide di fermar il movimento delle mani in tasca del cavalier bloccato
per evitare che il balcone fosse di troppe cose strane accessoriato.
Le sue languide carezze le sfioravan la manina dello straniero da trasformarsi in
un buffo cavalier affumicato.
Un dolce sorriso di sguardi l’atmosfera alietò
il cavalier avvicinadosi le sussurrò su di un orecchio ricoperto da un orecchino da sapor anticato
che adorava di un lavanda da un sapor animato
un piccolo e innocente incontro appartato.
La sirena con un viso allucinato avvicinandosi al’orecchio del cavalier non gli sussurrò che una piccola parola, bacato.
Il cavalier senza dar per vinta la sconfitta ha fermamante considerato
le vecchie frasi di un suo lontano parente, nonno Barbato,
quando sosteneva che il cuore di donna va conquistato
“Con un cuore cantato d’amore e un biscotto poco congelato.”
Il tempo passava in quel posto dal mondo dimenticato,
il cavalier dimenticato il cavallo
si fece pure sbarbato
e ben confettato
per diventare un pacchettino ammogliato.
Nel frattempo il bambino si portò via il cavallo e l’apprendistato,
proseguendo il viaggio del cavalier in giro per il mondo come un dannato
con una borsa tutta nuova e piena di caramellato,
un sogno di vita ben calibrato
con un cuore ancora delicato,
e innocentemente non ancora derubato.
Con occhi luccicanti da sembrar esagerato
e a far sognare sarà destinato.

P.S. dipinto di Eugenio Zampighi

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