Quel Natale a Vienna…

Spero che questa sera non abbiate altri impegni perché il post e lunghissimo quanto la fame di un coccodrillo, penso che questa storia sia più da leggere che d’ascoltare. Raccontarla a voce alcuni di voi potrebbero trovare delle difficoltà perché i tempi, le date e gli eventi potrebbero farvi di perdere il filo. Leggerla ti fa entrare dentro una storia che non avresti mai pensato che esistesse. Hai il tempo per elaborarla e assaporarla fino a darti una fragrante ubriachezza di sensazioni che non tutte le storie possono donarti ma solo quelle vere come quella che sto per raccontarvi oggi.  Questa di stasera è una storia realmente accaduta ma diciamocelo le storie che racconto sono tutte vere. Lasciando un pò qualche dubbio. Una storia che nessuno oserebbe mai raccontarvi. Questa l’ho già raccontata altre volte, una volta in Svizzera a voce in stile live, l’ho raccontata ad un gruppo di persone sedute attorno ad un tavolo con dei cioccolatini al centro del tavolo e del Gran Marnier come accompagnamento liquido. Anche se a me non piace il cioccolato, preferisco il burro di arachidi spalmato su di una fetta di pane. Tornando alla storia, raccontarla a voce è totalmente diverso che scritta, a voce hai i tempi di controllare ogni singola parola. La mente elabora perché ci sono pause. Scritta da come scrivo Io non esistono pause. Scrivendo commetti errori grammaticali anche perché scrivo a getto continuo, come un dattilografo dalle dita che si travestono da eremita, come un getto d’acqua che tende a scaldarsi. Raccontarla a voce difficilmente la storia la butti da un precipizio. Shakespeare direbbe “Meglio ascoltare o leggere oppure meglio raccontare o scrivere? Per questo mi affido a folletti e maghi, gli uni per indicare e gli altri per guardare” Basta con le ciance. Vi do un consiglio, spegnete le luci, copritevi i piedini fate la pipì e la popò, ai maschietti dico di fare la pipì centrando il buco, non abbiate fretta tanto per morire e per pisciare c’è sempre tempo. Un mio vecchio professore, si chiamava Kruge, diceva che “Per morire basta un pò di terra, per vivere un pò di liquidi e per scopare una patata. ” Un genio, un grande maestro di vita. Datemi retta preparatevi anche un goccetto di qualcosa di forte, lasciate perdere il vino.
Siete Pronti?… abbassate le luci, mettetevi comodi la giostra sta per partire.
3…2…1…Via!!!!
Mancavano che pochi giorni a Natale, non solo a Vienna, in quel Strassenbahn che in italiano sarebbe un Tram, non c’era solo colui indaffarato a comperare gli ultimi regali o qualche turista che rimaneva colpito dal ponte Marienbrucke che attraversava il Danubio, c’erano sei individui che non erano lì per i regali da mettere sotto l’albero. Il primo, Ilich Ramirez Sanchez vestito con una giacca di pelle nera, un basco, dei pantaloni marroni di velluto, nel corso degli anni fu soprannominato “Carlos lo Sciacallo” perché lasciava degli indizi dei suoi passaggi. In ogni albergo che pernottava e in ogni parte del mondo lasciava il libro di Frederick Forsyth dal titolo “Il giorno dello sciacallo” appoggiato sul comodino accanto al letto. Era diventato il suo marchio, romanzo scritto nel 1970 che raccontava come eliminare il presidente della Francia il generale De Gaulle. Prima di allora fu un romanzo sconosciuto, poi fece clamore perché era diventato la traccia del passaggio di Carlos lo sciacallo. Nato nel’ottobre del 1949 in Venezuela da padre avvocato marxista e da madre insegnante, gli fu dato il nome Ilich perché era uno dei nomi di Lenin, agli altri due fratelli gli furono dati il nome di Lenin e Vladimir. Va a studiare insieme ai fratelli a Londra, poi si trasferisce a Parigi, rispetto ai due fratelli Ilich decide di seguire un altro destino, invece di fare l’avvocato o magari l’insegnante fa altro. Diventò l’uomo più ricercato del mondo per vent’anni. Ricercato per i servizi da dare agli Stati, ricercato da mettere in galera per la Francia, anche perché nel 1975 uccide due poliziotti e un informatore del governo francese. Per i transalpini che lo inseguiranno per decenni diventa una questione di principio catturarlo. Su quel tram a Vienna il 21 dicembre del 1975 accanto a lui c’era Gabriela Tiedemann. Capelli neri lisci, jeans e una giacca nera a vento aderente. Portava sempre degli occhiali scuri, non voleva farsi vedere gli occhi neri come il carbone, come nera era la sua continua rabbia. Aveva il vizio di muovere la gamba come un tremolio, un modo nervoso di fumare, nata nel maggio del 1951 nella Germania dell’Est, soprannominata “Nada.” Il padre libraio in un piccolo negozio di un piccolo distretto, Ziegendorf, la madre casalinga. Ci sono problemi per il padre, accusato di fare operazioni contro il partito comunista, usava la libreria per trasferire opinioni giornalistiche oltre il muro, dove diventavano testi sulle riviste della Germania Ovest, non c’era per niente amore tra le due Germaniee. Dall’altra parte del muro se si parlava male dei cugini era un vanto. Oltrepassò quel muro, riuscì a scappare grazie ad un ambulanza, con i due genitori travestiti da infermieri e da malata la piccola Gabriela. Sotto alla barella c’erano le valige, non so se erano di cartone ma solo di una cosa si era certi, i Tiedemann non sarebbero mai più ritornati ad est. Per Gabriela quel giorno erano i primi brividi di una vita poi passata a scappare nella cortina di ferro non quella delle due Germaniee ma in quella della vita. Del resto che senso ha una vita senza il pericolo, l’avere vissuta fino in fondo, nel bene e nel male. Amava la sociologia, studiare l’individuo, alla fine riuscì a studiare solo se stessa fino in fondo. Fondò “Movimento 2 giugno” per poi passare alla RZ “Revolutionaren Zellen.” In italiano, “Cellule Rivoluzionarie.” Su quel tram c’era anche Hans Joachim Klein, vestito con dei jeans, una maglia bianca e una giacca in pelle blu, soprannominato “Angie.” Nato quello stesso giorno ma ventotto anni prima, precisamente nel 1947 a Francoforte. Rimasto orfano dopo pochi mesi, la madre si suicidò nel campo di concentramento di Ravensbruck, fu imprigionata per il reato di Rassenschande, in italiano “Miscegazione” L’opinione pubblica non sa che ai tempi della seconda guerra mondiale molti uomini e donne venivano accusati di questo reato perché avevano avuto una relazione sessuale mista tra ariani e non ariani. Il padre era un poliziotto tedesco e da questa relazione era nato Hans. Fu dato in adozione temporaneamente a una coppia di impiegati statali, alla fine della guerra tornò dal padre che non fece altro che maltrattarlo, accusandolo di avergli fatto perdere il posto di poliziotto, soprusi e angherie accompagnarono l’adolescenza di questo ragazzo. Nel 1972 entra a far parte anch’egli del movimento RZ Revolutionaren Zellen in italiano “Cellule Rivoluzionarie.” Fu nell’addestramento sul deserto dello Yemen del Sud dove conosce Carlos lo sciacallo. Lo vede come un fratello maggiore o forse un padre che non aveva mai avuto, era la sua ombra, lo seguiva in ogni sua scelta, come quel viaggio a Vienna di quel 21 dicembre 1975. Poi sul tram c’era un libanese Anis Al Naqqash, tipo tozzo, con enormi occhialoni, jeans con maglione nero sotto ad un giaccone marrone, di lui si sa che dopo che aveva avuto la condanna a vita in carcere in Francia per l’uccisione a Parigi di un poliziotto dopo che nel 1980 tentò di assassinare l’ex ministro Iraniano Shapour Bakhtiar, il tentativo fallì, oggi è un giornalista. Dopo dieci anni di galera fu lasciato libero, oggi scrive sui maggiori giornali del mondo. Sul tram c’erano altri due, Wilfried Bose, sconosciute le sue origini, aveva dei jeans e un maglione a dolce vita da potersi permettere di coprirsi le labbra anche perchè era uno che non parlava mai, eseguiva gli ordini di Carlos. Appena dietro sul fondo del tram, Alfred Steiner austriaco di Salisburgo, era il più giovane del gruppo, aveva dei pantaloni neri con un nastro in corda che gli faceva da cintura, dei stivaletti e una maglia a fiori da farsi notare, sembrava uscito da una festa party con quegli occhialoni tutti colorati. Entrambi ex componenti del “Movimento 2 Giugno.” Il Movimento 2 Giugno era nato quando in quella data del 1967 a Berlino arrivò in visita lo Scià di Persia, il signor Reza Phalevi e moglie e ci furono ore di guerriglia a cui costò la vita ad uno studente e da lì che prende il nome “Movimento 2 Giugno” un movimento clandestino di lotta contro il sistema. Mentre Nada e Angie facevano parte del gruppo RZ, nato agli inizi anni 70 per contrastare l’egemonia della “RAF” Sulla Revolutionaren Zellen ci sono alcuni misteri, alcuni la collegano come ex agenti della Stasi (servizi segreti della D.D.R) infiltrati nei movimenti terroristici che imperversavano in quel periodo, creati di proposito dal governo tedesco per contrastare la “RAF.” Poi il governo tedesco ne perse il controllo. Ancora oggi dopo decenni nessuno sa la verità, può darsi che siano stati dei dopolavoristi statali. Una cosa è certa in quel tram Carlos lo sciacallo era lì su commissione, lavorava per uno Stato.
Andiamo nel succo della storia, tutti e sei sono nel tram, tre di loro portano tre borsoni. Quel tipo di borsoni che si usano per andare in palestra ma invece di vestiario o cremine varie o fasce elastiche, erano pieni di armi e bombe a mano. Escono dal tram e si avviano nel palazzo del OPEC, il Palazzo governativo tra i più importanti al mondo, più importante di quello dell’ONU. Al OPEC si decide il destino del petrolio, la produzione e i costi in tutto il mondo.
Carlos pianifica la più folle e spettacolare operazione terroristica che la storia ricordi tenendo sul filo del rasoio il mondo intero. L’azione non era contro un treno di individui innocenti, non era contro una stazione ferroviaria, non era contro un centro commerciale, non era contro dei civili presi a passeggiare per la strada, era contro gli uomini di potere che controllano e gestivano il petrolio. Riuniti in una conferenza per decidere il futuro del petrolio che negli anni 70 era vitale per l’esistenza degli Stati. Per esempio in Italia per colpa del petrolio si instaurò i coprifuoco in ogni città italiana inventandosi decine di domeniche a piedi, il petrolio costava così caro che il governo italiano decise di chiudere tutto, ristoranti, cinema, strade, lasciando una nazione al buio più totale. Città italiane deserte, così deserte che ogni cittadino italiano alla sera era obbligato a chiudersi in casa. La cosa assurda e che le candele erano diventate come una striscia di cocaina, super ricercate, una candela poteva costare una fortuna, c’era uno di Macerata che riempì un intera stanza di casa sua di candele, la svuotò di mobili, e la riempì di candele. Andava in giro a raccontare che anche le stelle prima o poi avrebbero spento la loro luce, un folle, c’era la psicosi. Come a Milano su Corso Buenos Aires siccome le auto erano totalmente ferme, non c’era benzina, avevano creato un grande campo da calcio che prendeva le due carreggiate della strada e si formavano gigantesche di partite di calcio tra i cittadini ma poi al calar del sole tutti a casa, c’era il coprifuoco. I lampioni delle strade ad un certo orario furono obbligati a spegnersi lasciando il buio della sera alla sola luce delle stelle. Fu in quel periodo di buio totale che il cielo italiano era sommerso da immense stelle che portò molti italiani a vivere sempre con la mente e i pensieri rivolti al cielo non per parlare alle stelle ma pregavano che il petrolio trovasse la sua strada di casa.
Arrivati sulla Schottenring, scendono dal tram da lì al palazzo dell’OPEC ci sono dieci minuti a piedi, appena arrivati all’ingresso tirano fuori i giocattoli dalle borse, meno Alfred Steiner che porta a tracollo la borsa con delle bombe a mano. Sparano alla prima guardia che cade in terra senza rendersi conto di cosa stesse accadendo. Carlos indica alla donna alla reception di stare tranquilla, in breve istante sono al primo piano, sulle scale colpiscono una seconda guardia. Giunti al primo piano sparano ad un’altra guardia, sul corridoio poco prima di arrivare nella sala conferenza sparano (non era preventivato) al delegato libico Yusuf Al-Azmarly, Carlos lui stesso fu obbligato a sparargli perchè il libico gli si precipitò contro. Nella sala conferenza c’erano 12 ministri di 12 paesi diversi, più vari delegati per un totale di 60 persone. Verso la parete di destra furono messi i ministri e delegati ritenuti amici, Angola, Ecuador, Kuwait, Nigeria e Venezuela, sulla parete centrale in fondo alla sala furono messi i ministri e delegati ritenuti neutrali, Algeria, Iraq e Libia, sulla parete di sinistra furono messi i ministri e delegati ritenuti nemici, Arabia Saudita, Emirati, Iran e Qatar. La notizia in breve tempo si diffonde in tutto il mondo, la polizia austriaca circonda il palazzo dell’OPEC, i media sono già sul posto. Perchè sei terroristi erano lì dentro? la farsa era un riscatto finto, la verità era un’altra, l’assassinio di Ahmed Zaki Yamani ministro del petrolio dell’Arabia Saudita. L’assassinio era commissionato dal presidente dell’Iraq, Saddam Hussein. Carlos invita ad una chiacchierata Yamani in un ufficio di fronte alla sala conferenza, gli offre una sigaretta, chiacchierano un pò di tutto, alla fine della conviviale conversazione lo sciacallo gli comunica che sarebbe stato ammazzato. Yamani scoppia in lacrime, un pianto a dirotto, dalla tasca tira fuori una fotografia dei figli, lo prega di lasciarlo vivere, Lo sciacallo gli dice; “Ti sei fatto dei nemici, non devi prendertela con me, faccio solo il mio lavoro, nel mondo ci sono amici e nemici.” Carlos dopo al telefono con il governo austriaco concorda un autobus con vetri oscurati destinazione aeroporto di Vienna, altra richiesta fu che sulla pista ci fosse pronto un DC9 con due piloti e un medico, Hans Joachim Klein era ferito, la destinazione era segreta. (sarebbe stata Baghdad) Sarà solo quando saranno all’interno dell’aereo che lo sciacallo avrebbe detto la destinazione ai due piloti. Parte una lunga fila di auto dietro al pullman, tra polizia e i media un serpentone infinito, Vienna totalmente paralizzata, che natale strano, le notizie in giro per il mondo erano frastagliate, dove è la richiesta del riscatto per la liberazione degli ostaggi? Giunti all’aeroporto di Vienna il DC9 è pronto. Il pullman si ferma dinanzi alla scaletta dell’aereo, al suo interno i due piloti e il medico. L’aereo non fa in tempo a partire che arriva una telefonata all’interno del DC9. Con sorpresa era il presidente del consiglio rivoluzionario dell’Algeria Houari Boumediene. Questa lunga conversazione con Carlos fece cambiare destinazione. Lo sciacallo ordinò ai due piloti “Si va ad Algeri.” Durante il viaggio Carlos firma un autografo al ministro del petrolio nigeriano. Giunti ad Algeri vengono lasciati liberi i ministri e delegati dei paesi amici e neutrali, rimangono come ostaggi quelli ritenuti nemici. Carlos consegna al ministro del Venezuela una lettera da consegnare alla madre, e due proiettili dicendogli” Questi erano per lei, sarebbe stato l’ultimo a morire.” Mentre gli altri terroristi controllano gli ostaggi rimasti sul’aereo, lo sciacallo scende dalla scaletta e scortato da numerosi agenti di sicurezza algerini si avvia verso una stanza al’interno dell’aeroporto, dove incontrerà Boumediene. La sua sfilata dinanzi ai giornalisti fu epica, si metteva in posa con il suo basco, la sua sigaretta fumante, i saluti con la manina, alcuni in una incredibile calca tentavano di fotografare lo sciacallo, mentre altri tentavano con dei microfoni a farlo parlare. Sorrideva dinanzi alle macchine fotografiche, fu sicuramente la prima star da grande fratello live in Europa e nel mondo, era impensabile fino ad allora pensare ad un sequestratore che sfilasse come un divo, oltretutto scortato dalla polizia algerina. In quel momento era l’individuo più visto in Tv in ogni parte del mondo. I media mandavano i servizi, la domanda che girava e cosa dovevano dirsi il dittatore dell’Algeria Boumediene e il sequestratore Carlos detto lo sciacallo. Passò più di un’ora, la stanza era chiusa e davanti alla porta cinque agenti armati fino ai denti, nessuno sapeva cosa stesse accadendo. Iniziavano ad uscire ipotesi fantasiose, i media hanno sempre vissuto di fake news. C’era chi sosteneva che l’aereo era pronto a esplodere. Perché furono lasciati solo dei ministri e delegati di alcune nazioni? Le domande erano troppe e le risposte neanche una. Ecco, finalmente aprirsi la porta, Carlos sorride e saluta con la mano i tanti giornalisti, qualcuno urla chiedendo cosa sarebbe successo agli ostaggi, da un’altra uscita esce Houri Boumediene, sale su di un’auto nera, e scompare nel nulla. Cosa succede ora? Carlos risale sulla Jeep e scortato raggiunge la pista dove c’è l’aereo con gli altri terroristi e i ministri in ostaggio. Sale la scaletta e scompare dentro il DC9, fa un sorriso alla Nada ed Angie. Poi chiama in fondo al’aereo il ministro dell’Arabia Saudita Ahmed Zaki Yamani e gli dice” Vali più da vivo che da morto, domani tornerai dalla tua famiglia.” Yamani questa volta scoppia in un pianto liberatorio, di felicità, come i pianti dei bambini quando ricevono un grande regalo. E quasi sera, il buio circonda il DC9, Carlos invita tutti a dormire che l’indomani sarebbe stato un altro giorno. Al’alba in lontananza stava sorgendo un bellissimo sole ad Algeri. Quando il ministro Iraniano si sveglia, non c’è più nessun sequestratore, stenta a crederci, continua a guardarsi attorno, sveglia tutti gli altri, come se avessero vissuto in un incubo, in un sogno, scendono dalla scaletta, erano tutti liberi, si abbracciano tutti. Carlos e i suoi uomini? Erano andati via ore prima, scortati dal’esercito algerino, con tre borse piene di dollari e un accordo di asilo politico. Houari Boumediene, fece un miracolo politico da grande stratega. Negli ultimi anni era nato un sospetto che fu su ordine di Boumediene piazzare delle microspie sul DC9 per scoprire le vere intenzione dei terroristi, capì che dovevano ammazzare Ahmed Zaki Yaman. Fu in quel caso che orchestrò il pagamento di un riscatto, come si dice, personalizzato, c’era in gioco la vita di Yamani. Ancora oggi l’Arabia Saudita dopo tanti anni non ha dimenticato ciò che fece il presidente dell’Algeria, come si dice in gergo? ”A buon rendere.” in politica tra gli Stati ci si scambiano i favori, ancora oggi l’Arabia Saudita è in debito che prima o poi ricambierà. Questo fece molto incazzare Saddam Hussein (appartenente al partito del Bath, come Gheddafi,Nasser,Assad coloro che volevano il costo dei barili sempre più caro per ricattare l’occidente.) che aveva organizzato l’uccisione di colui che voleva e infatti poi ottenne l’abbassamento del costo del barile del petrolio, Ahmed Zaki Yamani era uno dei pochi che non era d’accordo con il “Partito del Bath” quello di alzare il prezzo del petrolio alle stelle. Con Yamani vivo, in Italia come in ogni altro paese d’Europa che sopravvive grazie al oro nero si è ripresa la vita normale, basta domeniche a piedi, basta coprifuoco. Nel frattempo Carlos e i suoi uomini sono entrati nella storia, lo sciacallo assaporò il gusto e il profumo dei soldi, tutti sapevano il suo volto, tutto il mondo lo ha visto in faccia ma girò senza problemi per l’Europa e il medio oriente, oramai era sul mercato internazionale. Quale mercato? Il mercato del terrore, uno dei committenti poi con il tempo fu anche il governo italiano come la strage della stazione di Bologna, o il rapimento e l’uccisione dell’onorevole Aldo Moro, commissionata a Carlos e al suo gruppo. Non è un caso che i magistrati italiani da anni fanno la spola Italia e Francia per interrogare Carlos lo sciacallo, detenuto in un carcere francese con una condanna a vita. Tutti gli interrogatori sono secretati, come una commissione parlamentare nei mesi scorsi ha potuto constatare che il gruppo di Carlos (Il Separat) fece parte ai tanti misteri italiani, anch’essi secretati.
Come fu catturato Carlos? Anche questa è una storia incredibile ma tutta vera. Lo presero sdraiato in un letto malconcio per un’appendicite, sperduto nel deserto del Sudan, anche lui ha avuto un suo prezzo. Nella vita tutto ha un prezzo, pensate che Gesù Cristo costò 30 denari. Carlos per consegnarlo ai francesi che lo cercavano da decenni, il signore della guerra del Sudan volle essere pagato. Il governo francese pagò, e lo sciacallo fu lasciato solo al suo destino dal governo sudanese, in una capanna tipo quella dello Zio Tom. Fu un arresto spettacolare, dove partecipò pure il ministro francese in prima persona. Nella capanna sperduta nel deserto, Carlos si contorceva dal dolore era sdraiato in una lercia branda circondato da formiche, vari insetti multiforme e un cane. Sulla sua destra in terra una bottiglia di whisky che beveva per attenuare il dolore, a sinistra un comodino storto, sopra delle sigarette, un portacenere stracolmo di mozziconi e non poteva non esserci accanto il solito libro “Il Giorno dello Sciacallo.”

P.S. Dipinto di Aleksandr Ivanovich Laktionov
Accompagnamento musicale del maestro Bruno Nicolai

Annunci

8 pensieri su “Quel Natale a Vienna…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.