L’Uomo delle Lettere…

…Scende l’aereo a Francoforte sul Meno, l’undicesimo aeroporto più grande al mondo, proveniva da Milano, ero stato una settimana da mia madre e mio fratello per le feste del natale. Per tornare a casa mi mancavano ancora quasi sei ore da percorrere con l’autostrada di transito, in tedesco “Transitstraben” vivevo a Berlino est. Nella zona della DDR, (Deutschland Demoktratische Republik), il taxi mi dava il tempo di pensare di riflettere, era bellissimo fissare il finestrino per delle lunghe ore, pensavo alle lettere che avevo letto e di quelle che dovevo leggere ancora, a volte scrivevo su di un diario che portavo con me in valigia. Immaginavo divertito all’ansia della piccola Monica mia figlia, ogni volta che sapeva che dovevo arrivare, si presentava dinanzi alla porta con un sorriso meraviglioso, aspettava il solito dono rubato ai cattivi. Avevo raccontato alla piccola che quando partivo andavo a uccidere un mostro dall’altra parte del muro e al cattivo rubavo la crema di cacao, la famosa ”Nutella” che recuperavo in Italia insieme ad’una lattina di coca cola, ne andava pazza. Nella DDR era proibito avere tutto ciò che rappresentava l’occidente, la mia fortuna fu avere un’occupazione alla Stasi, la polizia segreta più potente al mondo e questo mi permetteva di avere un documento diplomatico, avevo il doppio passaporto e la doppia cittadinanza, grazie alla mia ultima moglie che lavorava al ministero. Alla bambina raccontavo storie di mostri e di uomini cattivi, a cui portavo via la nutella e la coca cola. Negli ultimi periodi pensavo anche alle guardie del secondo checkpoint che chiudevano un occhio alla porta d’ingresso, a loro portavo una bottiglia di un buon vino italiano, che dopo averla scolata rompevano in mille pezzi la bottiglia vuota, che nessuno capisse che c’era del vino che proveniva dall’occidente. Al primo checkpoint, vedo arrivare la prima guardia, filo spinato dappertutto, impossibile passare senza essere visti, molta gente ha lasciato la vita e il proprio sangue pur di oltrepassare quel filo spinato, lungo centinaia di chilometri. Faccio vedere il mio pass diplomatico, la guardia segna la targa del taxi, lo segnava perché il taxi dopo avermi accompagnato doveva ritornare immediatamente indietro. Dal primo checkpoint al secondo checkpoint erano circa 80 km, dentro proprio Berlino, divisa in due parti, quella ad Ovest era dell’occidente, quella ad Est era della DDR. Al secondo checkpoint, tiro fuori la bottiglia di vino dalla valigia entro nel gabbiotto e la piazzo sotto ad un piccolissimo tavolino, come una semplice routine. Presi l’auto parcheggiata e pochi minuti dopo arrivai a casa, eccola lì la piccola, sorridente così la vedevo solo quando tornavo da ovest. Ogni volta dovevo raccontargli come uccidevo i mostri e ogni volta gli raccontavo una storia. Lei sgranava gli occhi di felicità, si era messa ormai in testa che ad ovest c’erano i mostri, oltre quel muro c’erano i cattivi. Mia moglie anch’essa lavorava alla Stasi rispetto a me aveva un grado superiore, si occupava della sicurezza dei politici del regime, io ero semplicemente l’uomo delle lettere. La giornata di lavoro iniziava presto, ero molto mattiniero, alle 8.00 ero già in ufficio al 1°piano, in fondo ad un lunghissimo corridoio piccolo e stretto, c’era il mio mondo. Quella settimana di vacanza mi aveva portato ad avere una marea di lettere arretrate, un enorme carrello totalmente pieno di lettere. Il mio lavoro consisteva nel controllare il contenuto delle lettere che i cittadini della amata DDR si spedivano tra loro, ai tempi non esistevano email ne sms, la gente comunicava con le lettere. La prima cernita delle lettere avveniva nel seminterrato, dove molti impiegati statali aprivano le lettere con un macchinario a cui usciva del vapore. Leggevano i contenuti e tutte quelle sospette che potevano nascondere strani messaggi, venivano messe dentro un carrello. Quelle che risultavano normali venivano rimesse dentro alle loro buste di appartenenza e spedite al destinatario, di solito il 60% delle lettere finiva dentro un grande carrello con delle ruote e portato nel mio ufficio. Io ero colui che determinavo se realmente la lettera poteva nascondere un pericolo per la nazione, un pericolo per il partito, per il regime. Passavo l’intera giornata a leggere, catalogavo le lettere in 2 gruppi, il gruppo A va fatto il servizio 1, il più completo. Consisteva che il mittente e destinatario vanno spiati con microspie all’interno dell’abitazione e seguiti 24 ore al giorno ogni volta che uscivano di casa, per un tempo giusto per stabilire se erano dei bravi e umili cittadini. Il gruppo B andava fatto il servizio 2, solo pedinamento. Leggevo di tutto, dalla corrispondenza di due innamorati che si scrivevano sempre, alla malinconia di un uomo che scriveva a se stesso, a volte per curiosità chiamavo il responsabile del seminterrato e chiedevo che le lettere di un certo tipo di persone dovevano pervenire direttamente sulla mia scrivania, non so se la mia era curiosità o magari cinismo. Come quando leggevo lettere dove le persone si sfogavano, pensavano che il loro cuore trasformato per un solo istante in una penna piena di lacrime di inchiostro fosse riservata, nessuno sapeva che c’era qualcuno che regnava sulle loro anime, era semplicemente l’uomo delle lettere che regnava sulle loro anime perse.
Quella mattina iniziai con la lettura delle lettere, alcune le leggevo in maniera frettolosa, a volte usavo l’istinto per capire se una delle lettere che leggevo aveva altri significati al di fuori del contesto. Qualche messaggio da decifrare che nascondeva qualcos’altro. Per ultimo lasciavo quelle a cui avevo fatto richiesta nel seminterrato, quelle lettere di persone dove mi interessava ficcare il mio bel nasino nella loro vita privata, tra cui una fitta corrispondenza tra due innamorati, che vivevano il loro amore scrivendosi ogni qual volta che il destinatario riceveva quella del mittente. Lei si chiama Anne Meyer, studentessa di filosofia all’università di Berlino, lui Manfred Neumann faceva l’operaio alla Sket a Magdeburgo. Devo ammetterlo, la loro fitta corrispondenza fu opera del sottoscritto, dovuta alle migliaia di lettere che passavano sotto i miei attentissimi occhi.
Un giorno di qualche mese fa arrivò sul mio tavolo la lettera di una studentessa che scriveva alla sua amica dicendo che non avrebbe mai incontrato il ragazzo che gli avrebbe preso il cuore. Fece una descrizione ben dettagliata, tra cui quella di volere che sia un poeta, lo riteneva fondamentale. Secondo lei non esisteva li ad’Est. Azz!!! Non mi andava a genio questa sensazione di supponenza, mi dava alquanto fastidio. Accettai la sfida e tra le tante lettere che spiavo di ignari cittadini ce n’era una di un giovane ragazzo che spediva le sue poesie alla zia di Lipsia. Una zia che per uno strano ictus rimase muta come un pesce, non parlò mai più da quel giorno che rimase appesa alla ringhiera delle scale. Gli arrivò una bizzarra mezza paralisi alle corde vocali, si esprimeva solo scrivendo e il nipote Manfred decise di scrivergli sempre delle poesie. Forse per dargli quella forza che nella vita anche delle semplici frasi anche senza l’uso della parola potevano dire tutto. Oltre alla zia di Lipsia aveva l’abitudine di lasciare dei suoi scritti sulle bacheche delle fermate degli autobus, lasciando parecchio esterrefatti alcuni agenti della Stasi, fu in quell’occasione che gli feci attuare il procedimento di livello 1 personalizzato, compreso delle microspie nell’abitazione. Sinceramente non pensavo fosse un pochetto strambo. Poi con il tempo avevo capito che il ragazzo non era pericoloso, era un semplice artista. Ed io apprezzavo gli artisti, allora gli fu tolta la personalizzazione di controllo del servizio numero 1 e rimase solo il controllo delle lettere alla zia muta di Lipsia. Un giorno decisi che la studentessa sapesse dell’esistenza di questo ragazzo di Magdeburgo e che iniziassero a conoscersi per corrispondenza. Ma come? Fino a quando ebbi un’idea, presi una delle poesie del giovane Manfred la riscrissi a macchina aggiungendo che era un piccolo messaggio al vento e chi l’avesse raccolto poteva essere la stella persa nei meandri della costellazione della vita. Misi questo foglio dentro un flacone vuoto di un gel per capelli della Florena Cosmetic, lo usavo per i miei capelli. Mi facevano i capelli unti da sembrare usciti da un fritto misto ma era l’unico gel in terra Est. Lo feci trovare nella casella postale dell’abitazione della studentessa. Con enorme sorpresa qualche giorno dopo comparve sulla mia scrivania una lettera di Anne Mayer destinatario Manfred Neumann, non ci potevo credere, aveva funzionato. Già ne andavo fiero, che bello stare a leggere nelle settimane successive le belle letterine che i due piccioncini si mandavano. Gongolavo fiero della mia opera generosa, di colui che regnava sulle vite di ignari cittadini, ci avevo preso gusto. Quanto avrei desiderato essere un uccellino per vedere la faccia di Manfred quando scoprì che una delle sue letterine finì dentro un flacone di gel per capelli. Del resto aveva una strana teoria del destino il povero Manfred, pensava che sopra dei comuni mortali ci fosse uno spirito guida, infatti non aveva tutti i torti, c’ero io, l’uomo delle lettere.
Puntata 670 delle 1800 di “Redenzione” Capitolo (L’Uomo delle Lettere)
Dipinto di Jean Honore Fragonard, “Il Bacio Rubato.” Splendido dipinto, conservato al Ermitage di San Pietroburgo, il più bel museo esistente al mondo.
Accompagnamento musicale del maestro Stelvio Cipriani con il raro album “Antla” poche copie esistenti al mondo, tra cui una a Dubai da un noto faccendiere.

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