Il Software…3°Parte

Siamo alla terza parte, una delle più interessanti, una delle più bizzarre, una delle più folli. E vero che a volte quando si è nella merda si oltrepassa il senso della realtà. L’uomo per rendere al meglio ha bisogno di stare sempre sul filo del precipizio, l’unico modo per rendere al meglio. O prosegui o cadi. Ti plasma ti fortifica e diventi quasi immortale o almeno pensi di esserlo. Per questo si fanno cose che a ripensarci dici, ma che cazzo ho combinato. E non ti fermi più, diventa una droga esistenziale. Questa terza parte racconta quei momenti, quelle ore frenetiche, dove bisognava lottare contro il tempo, gli eventi. E poi il tempo sempre lui, il nemico. Ecco dopo questo noioso preambolo vi consiglio di stare tranquilli, vi consiglio una camomilla, semmai aggiungeteci un bel tocco di Rum. Pronti, 2…1…3…0…Via!
Richiamo il numero, suona, suona, ecco che si sente una voce.”Sei Tu, Pechino?” “Si sono Io, protocollo 628Y9.” L’incaricato delle emergenze dopo avergli dato il numero di protocollo mi spiegò tutto quello che dovevo fare. Nel frattempo un’altro vecchietto con il manico del ombrello picchiava sulla cabina. Possibile che tutti i rompi palle dovevano usare la stessa cabina telefonica che stavo usando io. Con il gesto del taglio della gola tento di mandarlo in un tal paese ma lui imperterrito continuava e tic e tic. Presi un foglio della guida telefonica appeso e strappai un foglio. Lo tagliai e ne feci due palline, usando la mia saliva le resi più polpettate e le usai come tappi per le orecchie per non sentire quel fastidioso rumore. Dovevo concentrarmi, l’incaricato leggeva su dei fogli e mi spiegava. Era da ricordarsi il tutto, infatti dovetti ripetere il tutto per molte volte. Più ripeti e più ti ricordi. Finita la telefonata che sarà durata una decina di minuti, lasciai la cabina. La scheda telefonica era quasi a zero. Il vecchio borbotta mentre entra in cabina e mi spinge pure. Azzarola mi voleva menare, lo ignoro del tutto. Rientro al locale, vado nel privè e dico all’interprete di dire a lor signori che e tutto ok, si può fare lo scambio. Tiro fuori il Nokia e lo metto sul tavolo, nel frattempo loro piazzano sempre sul tavolo la valigetta piena di dollari. Prendo la valigetta e saluto la bella compagnia. Chiedo al ragazzo di dirmi le ore, le 21.40. Saliamo subito in auto e gli dico di portarmi da un negozio di abbigliamento. Mi domandò il perché? Gli risposi che volevo un impermeabile, avevo freddo alle ossa. “Abbiamo 22 gradi fuori.” “Ragazzo fai troppe domande, esegui i miei ordini, guarda e impara.” Negozio Li Shen, una signora tutta impacchettata che sembrava uscisse dalla guerra dei giapponesi contro i cinesi nei primi anni del 900. Dico al ragazzo di chiedergli un impermeabile per me, possibilmente grande. Lei stupita parla al ragazzo, gli dice che deve andare in magazzino dove ci sono cose invernali. Gli dico di fare in fretta, anche se andasse in capo al mondo, voglio l’impermeabile. Dopo una mezzora arriva questo fottuto impermeabile. Ho sempre la valigetta attaccata alla mia mano. L’impermeabile lo metto sopra il braccio per nascondere la valigetta. Rientriamo in auto, ora gli dico di portarmi in un posto particolare, in poche parole un bordello, a sud di Pechino, dalla Mey. Una matrona che gestisce quel luogo. Come faccio a conoscerlo? Bè datevi una risposta a questa domanda. Dico al ragazzo di parcheggiare all’incrocio, preferisco andare a piedi, di aspettarmi. Esco dall’auto, mi guardo attorno e con la valigetta tra le mani nascosta sotto all’impermeabile mi avvio dalla Mey. Per andare in questo luogo a luci rosse bisognava entrare in un bar, basta dire al barista; “Toilette.” Spunta la chiavetta appesa al collo del barista. Apre e salgo. Una scala a chiocciola, arrivi sopra e c’è la Mey con il solito gigantesco abito che fa da tappeto in terra, sommersa da un fumo di sigarette e sigari e anche di oppio. Puttana Eva canne a gogo. Lei mi vede e si ricorda “Foreigner of Numbers” sarebbe lo straniero dei numeri. Perché mi diede questo soprannome? In questo luogo peccaminoso si scelgono le donzelle con i numeri. C’è una grande stanza con un grande vetro che ha una funzione, quella di guardare dall’altra parte senza farsi vedere. In questa stanza ci sono queste donzelle con al petto un numerino. I miei numeri sono sempre il 7 e il 21, quindi lasciavo decidere al destino, colei che aveva il 7 o il 21 avrei scelto. Il problema di quel giorno e che io non ero lì per scopare ma per nascondere la valigetta fino l’indomani mattina alle 10.00. Quando apriva la Banca di Singapore. I soldi dovevano essere depositati ad un certo Chang Yu, funzionario addetto. Riconoscibile quella mattina da una cravatta a pois. Era pericoloso avere tra le mani la valigetta fino l’indomani alle 10.00. Troppa gente sapeva che c’era una valigetta piena di dollari ed io non mi fidavo. Il miglior nascondiglio era in una delle camere del bordello della Mey. Perché? Perché il mio spirito di osservazione mi ha fatto ricordare dei soffitti delle camere a pannelli. Quindi era il posto perfetto dove nascondere fino l’indomani mattina la valigetta piena di dollari. Guardo attraverso il vetro per scegliere la donzella con cui appartarmi, ovviamente la 7 o la 21. La 21 non c’era quindi la numero 7. “Seven.” Chiesi alla Mey. Aspetto su di un salottino, accanto a me c’era uno che fumava una schifezza, mamma mia che puzza, era forse del’oppio, mi allontanai un pochino, aveva gli occhi che gli uscivano dalle orecchie. Ecco arrivare la numero 7 che mi prende per mano e ci avviamo nella camera. Entrati, poso l’impermeabile con la valigetta nascosta sempre, senza che nessuno l’abbia vista. La tipa si avvicina e totalmente nuda cerca di spogliarmi ma la fermo “One Moment Please.” Lei mi guarda stupita, porca la miseria fa una brutta faccia, penserà forse che io sia gay. La cosa che più mi interessa è nascondere la valigetta. “The biscuit does not get up.” Gli ho detto che il biscotto non funziona. Lei non capisce sbuffa, va a chiamare la matrona. Spunta la matrona e spiego anche a lei che il mio biscotto non si alza. La matrona mi dice che la seven ha la “Mouth of Gold.” Una bocca d’oro. Gli stavo dicendo che invece io avevo una valigietta piena d’oro. Altro che la bocca d’oro della seven. Gli dissi che per farmi alzare il biscotto avrei bisogno di un bicchiere d’acqua con venti gocce di limone e 30 grammi precisi di zucchero. La matrona ordina alla boccuccia d’oro numero 7 di preparami la pozione magica. Ecco sono solo nella camera, calcolo il bicchiere l’acqua il limone e lo zucchero, circa 1 minuto e 30 secondi come minimo. Ho novanta secondi per nascondere la valigetta nel contro soffitto. Ecco, perfetto l’ho nascosta. Mi faccio trovare seduto sulla poltroncina, sempre con quel cazzo di impermeabile attaccato al braccio. Spunta la donzella con il bicchiere, sorride, avrà pensato che cazzo di deficiente mi è capitato invece di lavorarglielo di bocca vuole questo brodaglio. Mi alzo dalla poltrona e le sorrido. Prendo il bicchiere, la guardo, lei mi guarda. Noto che è stramaledettamente curiosa. Faccio per bere e di colpo mi fermo. “Oh my God, the biscuit raise up.” Gli ho detto Oh mio Dio, il biscotto si sta alzando. La scema ride, che cazzo aveva da ridere. Apro la finestra e butto giù il liquido senza neanche averlo toccato. Do un bacino sulla fronte della numero seven che ride come una matta e scappo via quando gli dico; “Today nothing to fuck.” In italiano, oggi non si scopa. Velocemente pago la matrona come se lo avessi fatto e gli dico; “I forgot my underpants at home, i return after” ho dimenticato le mutande a casa torno dopo. Scendo velocemente c’è poco tempo da perdere. Esco dal Bar e noto due tizi che litigano, uno accusava l’altro di avergli bagnato la testa. Azz!! ero stato io dalla finestra. Rido e vado in auto, il ragazzo mi aspettava. Subito in albergo, aspettare la mattina. Mentre che andiamo in albergo, prendo dal baule dal sedile posteriore la scatola del Pc portatile con dentro il Pc. Lo metto sotto all’impermeabile che sta sempre appiccicato la braccio, come se avessi ancora la valigetta. Dico al ragazzo di salire in camera, meglio avere 4 occhi per la notte. Sapete volevo tornare sano a Milano. A me hanno insegnato di essere sempre previdenti. Non potevo non salire senza una bottiglia di whisky. Appena entrati in camera dico al ragazzo che mentre uno dorme l’altro sta sveglio, con i turni di 3 ore. Gli dico di iniziare lui a dormire. Rimango a osservare il mondo quello lì sotto delle formichine. Pure a mezzanotte Pechino non si ferma. Ha smesso di piovere. Guardavo l’orizzonte, buio, non si vedeva neanche una stella, solo le luci dei palazzi vicini. Osservo e noto una figura, mi avvicino al vetro, chiudo e apro gli occhi ho per caso le travecole. Si vedeva una persona che mi guardava nel palazzo di fronte, era dentro un appartamento al buio totale. Si ero sicuro c’era qualcuno che mi osservava. Tra milioni di abitanti di questa fottuta città del cazzo c’era qualcuno di fronte, nel buio più totale che osservava il lato di qua. Ridevo, appoggio la mano destra sul vetro, appena sopra la mia testa. Vedo che anche quella figura di individuo di fronte appoggia la sua mano sul vetro. Prendo il telecomando dalla tasca e decido di chiudere le luci della stanza. Resto al buio anchio. Rimaniamo così a guardarci per lunghi minuti, fino a quando quella figura non si voltò e se ne andò. Mi è rimasto sempre impressa quel’immagine, di chi fosse, non lo seppi mai. Mi ero fatto un sacco di domande. Come diceva la canzone della figlia di Serge Gainsbourg “Uno parte e l’altro resta” (Continua)

P.S Dipinto magnifico di Konstantin Makovsky.

Accompagnamento musicale di Charlotte Gainsbourg.
“Uno parte e l’altro resta” (Traduzione in italiano del brano.)

“Hanno dimenticato le loro promesse?
Alla minima risata, al minimo gesto
Grandi amori non hanno più un indirizzo
Quando uno parte e l’altro che rimane
È solo il peccato della gioventù?
È andato che nulla lascia?
Grandi amori sono in difficoltà
Quando uno parte e l’altra che rimane
Resta a casa
Invecchiato senza di me
Non chiamarmi più
cancellami
Strappa le mie lettere
E restaci
Domani forse
Tornerai
Gesto di amore e tenerezza
Come due uccelli bisognosi di ubriachezza
Grandi amori non hanno più un indirizzo
Quando si parte e l’altro rimane
Stanno soffrendo non appena ti fanno del male?
All’indomani della goffaggine
Grandi amori sono in difficoltà
Quando uno parte e l’altra che rimane
Addio triste
Che illusioni
Se è un gioco
Sarà no
Dammi le mie lettere
E restaci
Domani forse
Capirai
Addio triste
Che illusioni
Se è un gioco
Sarà no
Dammi le mie lettere
E restaci
Domani forse
Capirai
Non dimenticheranno le loro promesse
Scriveranno agli stessi indirizzi
Grandi amori si riconoscono l’un l’altro
Quando una parte e l’altro rimane.”

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