Il Software…4°Parte e ultima

La mattina seguente eravamo pronti alla conclusione dell’inghippo della valigetta piena di dollari. Ore 8.00 si ritorna dalla Mey. Si va a recuperare la valigetta per fargli fare il suo ultimo viaggio verso la Banca di Singapore che distava a pochi chilometri. La scusa per entrare nella stanza per recuperare la valigetta nascosta nel controsoffitto era di aver trovato le mutande e quindi the crazy foreigner of numbers era pronto per concludere il suo desiderio di far sesso con la numero 7. Lascio perdere i dettagli anche perchè so che a voi non interessano ma posso garantire che in certi casi l’utile al dilettevole gratifica. Poco prima di andarmene chiesi un favore alla numero 7, un caffè americano (da quelle parti non conoscono il caffè italiano.) Il caffè americano e un brodo di acqua con un semiliquido scuro che non è propriamente caffè ma un qualcosa di simile. Lei mi lascia solo in stanza, salgo su di una sedia e recupero la valigetta, la rimetto sotto all’impermeabile. Mi allaccio i bottoni della camicia ed ecco arrivare il brodo di caffè, direi orribile ma dovevo stare nella parte teatrale. Faccio finta di bere, apro la finestra e butto l’orribile caffè giù. La 7 ride e pensa che sia un usanza delle mie parti buttare tutto giù dalla finestra, infatti gli dico “In Italy it is used when like it.” Gli ho detto che in Italia si usa quando piace. Pensavo tra me se la numero 7 verrà mai in Italia e inizierà a buttare giù dalla finestra liquidi di ogni tipo, sai che ridere. Il piano stava funzionando, rientro in auto e ci avviamo verso la Banca di Singapore. 10.05 entro in banca, cerco tra tutti i presenti colui che avesse una cravatta a pois. Trovato, serviva in uno sportello. Mi metto in fila, dopo una decina di minuti arriva il mio turno. Lo chiamo per nome e gli do il numero del protocollo 628Y9. Aprì la porta e lo seguì in un ufficio poco distante. Appoggiò la valigia su di un tavolino e iniziò a contare i soldi. Per contarli usò una macchinetta. Scrisse in un foglio già precompliato la cifra a penna e lo firmai. Non con il mio nome ma il numero 628Y9, quello del protocollo. Stretta di mano e me ne andai. Ora vi chiederete che fine hanno fatto quei soldi. Fate troppe domande ma voglio spiegarvi il trucco di spostamento di grossi capitali, da uno Stato all’altro da un conto bancario ad un altro. Per prima cosa viene preso un prestanome. Nelle periferie di Pechino ce ne sono molti, ovviamente nulla e gratis, c’è la fila di coloro che sono disposti a dare il proprio nome per questi trucchi. Paghi il prestanome che darà il suo nome anagrafico per l’apertura di un conto veloce. Quei pochi dollari che dai al prestanome è capace che ci mantiene la propria famiglia per un anno e più. Questo conto corrente si apre e si chiude nel giro di 24 ore. Il tempo necessario che da questo conto fantasma il denaro si trasferisca velocemente in un altro conto fantasma, esempio in Azerbaijan. Anche lì si apre immediatamente il conto corrente di un prestanome, il giusto per fare due firmette e il denaro parte per l’Europa centrale, esempio il Vaticano. Il Vaticano è l’unico paese al mondo che ha nella sua Banca dei codici di conti correnti sconosciuti. Un conto corrente nella Banca Vaticana non ha un nome anagrafico ma dei numeri codificati, come fossero dei codici. Non esistono ricevute di operazioni, non esistono libretti d’assegno. I passaggi di denaro tra la Banca Vaticana e qualsiasi altra banca straniera avviene solo tramite bonifici di cui non vengono rilasciate ricevute. Non esiste la carta che canta, come si dice in gergo. Un sistema informatico altamente segreto elabora il codice d’identificazione da dare a un proprietario di un ipotetico conto corrente. E letteralmente impossibile sapere di chi è quel codice. Senza conoscere il codice non puoi sapere il conto corrente. Come il Pin di un telefono cellulare. Il bonifico normale ha una base identificativa comune in ogni paese del mondo, ma nella Banca Vaticana viene segnato con un altro tipo di codice e sigla. Anche il denaro che esce dalla Banca Vaticana a qualsiasi altra banca rimane segreto. Sia in entrata che in uscita. Volendo potresti lasciarlo anche lì depositato il denaro. Gli interessi attivi arrivano al 12% se ciò che è depositato e molto ingente. Per fare un conto alla Banca Vaticana non è semplice dovresti sostenere anche gli Enti Religiosi di cui ne fa parte. Opere di Bene si dice anche. In quel caso la Banca Vaticana rende disponibile uno dei suoi codici codificati. Per concludere non potrai mai sapere in nessun caso chi sia il proprietario di quel numero codificato. Nessuna rogatoria al mondo lo permette, viene respinta. Non puoi cambiare la storia di 2000 anni. Torniamo a quel giorno, esco dalla banca ma per tornarmene a Milano ma manca l’ultimo tassello da completare, l’eliminazione delle tracce. Il Pc portatile dove al suo interno sono conservate dei residui del software che vale migliaia di dollari. La memoria di un Pc non puoi eliminarla così, formattando e basta. Con sistemi molto sofisticati puoi risalire all’uso anche minimo che si è fatto di quel portatile, anche dopo averlo formattato. L’unico modo per eliminare le tracce e distruggere il Pc. Come? Tramite il ragazzo che mi fa da autista e interprete gli chiedo di sapere tutti i cantieri edili aperti a Pechino. Pechino città in continua espansione. Giriamo la città e ne vedo parecchi di cantieri. Noto a sud della città un grande cantiere di abitazioni residenziali, palazzi di oltre 20 piani ad uso abitativo. Perfetto luogo ideale per il secondo atto teatrale. Dico al ragazzo di parcheggiare. Apro il baule e tiro fuori casco e giubbetto di quelli che si usano nei cantieri, precedentemente comprati al mio arrivo con lo stupore del ragazzo. Consiglio al ragazzo di tenere tra le mani un block notes e una penna e scrivere sempre, anche a far finta di scrivere, di fare assolutamente ciò che gli dico.  Prendo la scatola del Pc portatile. Entriamo nel cantiere in abiti idonei, casco giallo e giubbotto giallo. Fermiamo alcuni operai criticando che ci sono troppi rifiuti sparsi per il cantiere. Di iniziare immediatamente una sistemata perchè nel giro di poche ore sarebbe arrivato dall’Italia il nuovo proprietario dell’area e quindi deve essere tutto perfetto. Vedo lo stupore degli operai che come una molla scattano sull’attenti. Sempre grazie all’interprete riesco a parlare con il capo cantiere e gli spiego che sono il dirigente della società italiana che ha appena acquisito l’area e che a breve sarebbe arrivato il grande capo, e dovevo vedere se tutto procedeva al meglio. Nel frattempo viene acceso un gran bel falò. Dovete sapere che nei cantieri a volte si accendono dei falò per bruciare degli scarti. Questa era una delle scuse che avevo attuato, giusto per mettere all’interno di quel gran bel falò il Pc portatile con tutta la scatola. Ovviamente dovevo controllare che il falò continuasse la sua opera di eliminazione tracce, per questo decido di farmi un giro nei piani, prendo un solo palazzo come visita da fare. Sempre l’interprete al mio seguito che non so come facesse a trattenersi dalle risate, credo che si stava esaltando. Non avrebbe mai immaginato di dover fare anche l’attore oltre che l’autista e l’interprete. Ad ogni piano con voce dura e da tipico capo attuavo cambiamenti buffi e grotteschi alle opere. Non lo nego mi stavo divertendo. Avvertivo chiunque, che stava per giungere a breve il nuovo proprietario dell’area. C’era un ragazzo che aveva i pantaloni bucati, grazie all’interprete gli ordinai di mettere dei pantaloni adeguati se non voleva essere licenziato. Poi ordinai ad una squadra di imbianchini di pitturare non più di bianco le pareti degli appartamenti ma di giallo e grigio a strisce tutti i piani dispari e i piani pari a strisce arancioni e azzurro e di immediatamente. Controllavo dalle finestre che il falò proseguisse la sua opera, quella di bruciare. Poi per finta mi incazzai con un idraulico perchè non vedevo i bidet nei bagni. Cazzo!!! Ordinai immediatamente tramite l’interprete di dire agli idraulici di predisporre i bidet in tutti i bagni degli appartamenti. “I nuovi proprietari dell’area sono italiani e gli italiani si lavano il culetto nel bidet, secondo voi dove se lo lavano se vengono qui in Cina, nel lavabo?” L’idraulico con tutti i suoi uomini era daccordo in effetti se si usa in Italia e giusto che gli italiani lo possano trovare anche qui in Cina. Il falò stava finendo il suo bruciare, era ora di calare il sipario e andarsene. Subito in auto, e via all’aeroporto. Il ragazzo non finiva più di ridere. Lo lasciavo ridere, stavo controllando dal finestrino dell’auto l’ultima cosa che dovevo fare, ecco trovato. Faccio fermare l’auto, prendo i due giubbotti e i due caschi e li dono ad un uomo, un senza tetto. Mi guarda il tipo e senza dire nulla se li imbosca tra le sue cianfrusaglie. Arrivo in aeroporto saluto il ragazzo che ha gli occhi lucidi. “Sei stato un ottimo collaboratore, hai visto, mai avere paura, si sempre deciso e non avere esitazioni.” Prendo l’aereo e parto per casa ma prima però l’aereo fa scalo a Mosca. Ne approfitto nelle tre ore che passano alla nuova partenza per Milano di fare un salto ad un club dove si gioca a scacchi. Un club dove per giocare devi mettere sul tavolo 10 dollari a partita,formata da 3 minuti. Chi vince si porta via i 10 dollari, la vittoria si basa sullo scacco matto o chi fa arrivare per primo l’avversario allo scoccare dei 3 minuti. Partite velocissime dove la mano e la mente sono tutt’uno. La velocità di pensiero è un ‘arma a doppio taglio, ti fa sbagliare e quindi da forza all’avversario ma se perdi tempo il tuo orologio corre. Gli scacchi è come la vita, il tempo scorre e rischi di non accorgetene che stai perdendo. Il club e frequentato solo da chi lo conosce, tra quei piccoli tavolini tra pedine Re e Regine trovi di tutto. Merce da vendere e a volte anche segreti da comprare. Avrei potuto venderlo lì il software per i fatti miei, fare il doppio gioco e scappare con la valigetta o magari due valigette. Puttana Eva se lo avessi saputo prima che i cinesi pagavano in contanti mi sarei preparato a Milano. Saperlo a Pechino e diverso che saperlo a Milano. Pechino non ti da i tempi necessari per prepararti alla grande fuga. Attendo il momento per fare la scarpetta. C’è chi la scarpetta la fa sul piatto quando con il pane si pulisce il piatto dal sugo. Chi invece fa la scarpetta quando fa un qualcosa per poi entrare nella leggenda di chi di dovere. Ai piani alti sanno della mia fedeltà al servizio, infatti mi hanno affidato una valigetta con al suo interno migliaia di dollari che solo a contarli ci voleva una macchinetta del cazzo. Con tutti questi blocchi di banconote che profumavano di patata, sapete quel tipo di patata che sta tra le cosce di una donzella, ci si poteva perdersi. Qui nasce il dubbio, si e dubbiosi e non si sa dove sta la realtà con la fantasia. Mettiamo caso che sapevo della valigetta con i dollari in contanti. E se poi a Milano quel giorno della riunione mi avrebbero detto che c’era il rischio dei contanti. Cosa avrei fatto? Avrei continuato con il dovere ligio di soldatino o magari avrei usato per me stesso lo stesso consiglio che diedi al ragazzo “Si deciso e non avere esitazioni.” E poi sai che goduria, vendere ai cinesi una micro scheda con il video di cappuccetto rosso e il software recapitarlo nel sobborgo di Mosca al club degli scacchisti per una seconda valigetta piena di altri dollari. Preparare il tutto a Milano ci voleva un tempo necessario di venti giorni, tra telefonate varie. Mettersi daccordo con i russi tramite un contatto al consolato, avrei venduto il brevetto a loro. Lo scambio da fare a Mosca nelle tre ore di scalo, al club degli scacchisti. Andare a Pechino con due Nokia, il primo Nokia con la micro scheda con il video di capuccetto rosso e il secondo Nokia con il software da vendere. Alla presentazione dai cinesi dalla tasca tirare fuori il Nokia con una tacchetta laterale che indicava a me che all’interno c’era il software. Alla fine della presentazione avrei fatto una piccola inscenata per lamentarmi dei soldi in contanti e avrei detto ai cinesi che chiamavo Milano per le eventuali  disposizioni. Quindi avrei riposto la micro scheda all’interno del cellulare. Avrei si telefonato ma non a Milano ma alla Banca di Singapore per preparasi all’indomani alla transazione del contante. Sarei tornato dai cinesi e avrei tirato fuori dalla tasca l’altro Nokia senza la tacchetta laterale con la micro scheda con il video di cappuccetto rosso. Un file con la visualizzazione dopo 12 ore dall’apertura, il tempo necessario per sparire da Pechino. Arrivare a Mosca scambiare un’altra valigetta per il Nokia con la tacchetta contente il software. Da Mosca (grazie ai 20 giorni avuti a Milano di preparazione) tramite l’amico Vladimir avrei ottenuto la possibilità di un prestanome per il passaggio del denaro ad un altro codice alla Banca Vaticana e una nuova identità. Avrei preferito il nome Giovanni Caravaggiovic. Si sarebbe stato il mio nuovo nome in onore al grande Caravaggio. Un biglietto aereo per Montevideo e poi aspettare che i soldi cinesi e russi dalla Banca Vaticana arrivavano in Uruguay. Sono tre i luoghi dove e facile nascondersi, Patagonia, Uruguay e Vietnam. Uruguay luogo ottimo per scomparire. Ovviamente avrei dovuto eliminare i capelli, rasato a zero. Avrei fatto crescere la barba da sembrare Gesù Cristo, mi sarei fatto un taglio sulla guancia destra, una cicatrice. Voi mi domanderete perchè il software ai russi e non ai cinesi. Ai russi se gli fai un bluff ti cercano fino alla morte, i cinesi tutto sommato si incazzerebbero e finirebbe lì, i russi sono vendicativi. Invece a Milano ai piani alti dell’azienda mi darebbero la caccia, su quello e certo. Mentre guardavo il cielo dal finestrino dell’aereo pensavo che un giorno forse la scarpetta la farò, dovranno dirmelo almeno venti giorni prima, in quel caso giocherò la mia partita. Come una partita di scacchi, hai poco tempo per pensare e riflettere per cambiare la tua vita, o fai scacco matto oppure perdi. Quel giorno decisi di pareggiare.

P.S. Dipinto di Han Wun Shen, specializzato in ritratti ad olio.

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