Quella sera a Milano…

Buonasera, avete cenato? Io più tardi, andrò a fare una specie di cena di lavoro. Al solito posto di Viale Monza ordinerò il solito piatto. Sta volando questo maggio e con lui questo stupido 2018 e con il 19 che si avvicina. Nei giorni scorsi ho tirato fuori alcuni scatoloni messi sopra un armadio. C’era di tutto messo lì alla rinfusa, fotografie, documenti, accendini, una pipa. Già, quando fumavo. Sono anni che ho smesso di fumare. Andavo in Svizzera a far la scorta delle mie sigarette le “Black Death.” In Svizzera recuperavo anche del tabacco di importazione che vendevano solo in Svizzera, in Italia era introvabile. Ho trovato anche le mie pagelle scolastiche, azz! Ne scrivevano di cose i miei insegnanti sul mio conto. Rileggendo sorrido, non immaginavo che da ragazzo i professori avevano un giudizio sulla mia persona così particolareggiato. E poi le pagelle da ragazzo non le leggevo. Le leggeva mia madre che ogni qualvolta che arrivava quel giorno della pagella si faceva il segno della croce. Ora capisco il perché, ai tempi quando si è ragazzi non si capisce un cazzo. Un professore addirittura non scrisse nulla, me lo ricordo il tipo. Vi è mai capitato che un vostro professore di scienza e tecnica scrivesse “Nulla da dichiarare su questo soggetto” Mitico, mi mancava la definizione “Soggetto” nel corso della mia vita mi hanno affibbiato molti nomignoli. Poi arrivò l’etichetta di “Reazionario” forse perchè ero discepolo dell’ideologia di Nicolas Gomez Davila. Un’altro nomignolo affibbiatomi fu “Machiavellico.”  Per la presentazione ad un esame la storia del filosofo Georges Eugene Sorel con allegato il più bel libro mai scritto al mondo “Il Principe.“ di Niccolò Machiavelli.” L’ultimo nomignolo che mi è stato assegnato “Massone” forse perchè dal 1999 faccio parte di una loggia massonica. Si ma cosa mi ha portato a raccontarvi la storia di questa sera? Quello di aver trovato un fogliettino con la ricevuta di un prete, per aver pagato 100.000 delle vecchie lire per un noleggio del campo di calcio di una parrocchia nel quartiere milanese del gallaratese/lampugnano alcuni anni fa. Porca la miseria come posso dimenticare quella sera. Se uno mi chiedesse come titolerei questa storia, la definirei “Quella sera a Milano.” Dai su, ve la racconto, mettetevi comodi con il vostro smartphone, tablet, pc e santi e madonne annesse. Pronti, 3…2…1…Via! Quel giorno a Milano vennero dei clienti inglesi. Sapete che nel commercio il cliente va accontentato, soprattutto dei clienti particolari. Clienti che spostano ingenti quantità di denaro tra un’azienda e un’altra. Voi forse siete abituati a spostare i mobili di casa vostra, i carrelli della spesa del supermarket. Ci sono altre persone che spostano il grano, non quello dei campi agricoli. Il grano, inteso come il pane in linea metaforica. Quindi di solito chi sposta i piccioli da una parte all’altra bisognerebbe accontentarlo. Mi fu assegnato quest’onere dai piani alti dell’azienda. Nei due giorni che sarebbero stati a Milano bisognava far si che tutti i 7 inglesi si divertissero come si deve. Far si che questi signori continuassero in futuro a venire in Italia. Uno di questi divertimenti fu una richiesta insolita. Nella documentazione era specificato con il trattino rosso “Una partita di calcio da giocare contro degli italiani.” Mi venne da ridere, più facile portarli al negozio di Armani, Prada, Gucci, per fargli spendere un po’ di quattrini, una partita di calcio mi mancava, oltretutto dovevo raccattare una piccola squadra di italiani per giocare a pallone con questi facoltosi inglesi. Decisi di chiamare Ignazio e i suoi amici. Frequentavano il bar a Porta Genova di fronte alla stazione, dove ci sono i treni che vanno a sud. Non fu difficile l’accordo con Ignazio. Una ricompensa di 20 mila lire a testa e una stecca di sigarette Ms Blu a testa. Sigarette italiane perché costavano molto meno di quelle straniere. Era il periodo dove l’autarchia in Italia valeva qualcosa. I giocatori erano 7, quindi un totale di 140 mila lire in contanti e 160 mila in sigarette per un totale di 300 mila lire. Il pagamento sarebbe stato a fine partita ovvio. Trovata giorni prima anche la parrocchia giusta dove c’era un campo da calcio, spogliatoi perfetti, docce calde e pure l’accordo con il parroco di preparare un buon te caldo a fine partita. Quando devi organizzare, devi curare anche i dettagli e i particolari. I 7 inglesi giungono a Milano, mattinata e pomeriggio che si conclude nel migliore dei modi. Come da accordi alla sera partita di pallone, poi cena in uno dei migliori ristoranti e la notte al night club con spogliarelliste audaci e consenzienti, ovvio dopo lauto pagamento. Il giorno seguente dopo vari acquisti di cose costose per le rispettive famiglie, riaccompagnamento a Linate in pulmino per tornare a Londra. Tutto perfettamente organizzato ma a volte accadono gli imprevisti. Si era giunti alle 20.00 al campo della parrocchia sito in zona gallaratese/lampugnano periferia ad ovest di Milano. L’accordo con Ignazio era per le 20.00 al campo. Si fanno le 20.15 e non si vede nessuno. Gli inglesi sono nello spogliatoio che si cambiano, chiedo l’ora sempre al mio collega, del resto io non porto l’orologio. 20.30, porca paletta non si vede nessuno, siamo nella cacca. Chiedo al parroco di poter usare il telefono. Chiamo casa di Ignazio, mi risponde la compagna. Puttana Eva, mi dice che Ignazio e i suoi amici sono finiti a San Vittore. Alla mattina stavano assaltando un porta valori sulla Paullese. E adesso che facevo? Pensai e pensai, poi come sempre trovai la soluzione. Tornai dal collega e gli dissi di perdere tempo, far visitare la chiesa agli inglesi, raccontargli qualche stronzata, di perdere tempo. Esco dalla parrocchia mi guardo intorno, c’è un caseggiato di case popolari. Ci vado, c’è un bamboccio che gioca con le biglie. “Senti piccolo chiama tuo padre.” Il bambino incomincia a rompermi i maroni, non avevo tempo da perdere. “Ma tu cosa vuoi dal mio papà.” Pensavo ma vaffanculo cazzo!!! Chiama sto papà invece di menarla. Poi una voce giunge dall’alto dei cieli, era uno che parlava da un balconcino. Voleva sapere chi fossi. Lo feci scendere, gli dissi che avrei dato a 7 persone 20 mila lire più una stecca di Ms Blu a testa se si sarebbero presentati sul campo da calcio della parrocchia e fare una partita di calcio di un’ora con degli inglesi ospiti qui a Milano. Porca la miseria nel giro di qualche minuto girò la voce in tutto il caseggiato di quelle case popolari. Chi lo avrebbe mai detto, nel giro di pochi minuti si presentarono in 7 e con loro pure un certo Don Alfonso così lo chiamavano il tipo che voleva fare l’arbitro. Avete mai visto un arbitro in mocassini giacca e cravatta? Che ridere. Non avrei mai immaginato in vita di mia una cosa del genere. Al campo della parrocchia vennero pure i tifosi. Gli abitanti di quelle fottute case popolari. Era difficile contarli, pure una nonnina con il bastone e un cappello di quelli che si usavano nel 800. Una marea di bambini urlanti, donne che si portavano la sdraio e l’uncinetto. Gli stessi inglesi rimasero sorpresi, sinceramente neanch’io avrei pensato di aver creato un momento ideale per un set cinematografico che avrebbe spiazzato anche il Fellini o il Monicelli. Raccomandai ai popolani italiani di non azzoppare gli inglesi. Don Alfonso (così lo chiamavano) doveva essere una specie di boss del caseggiato faceva l’arbitro in mocassini giacca e cravatta e un fischietto che sembrava quello dei neonati. Era buffo da come si sforzava nel fischiare. Si esaltava, era felice pure lui, lo avrebbe raccontato un giorno ai nipotini. Incredibile cosa puoi fare con quattro spiccioli e un pacchetto di sigarette e un pallone da gioco. Italia Inghilterra fini in parità 6-6. A fine partita il te caldo del parroco per tutti i 14 giocatori. Il te del mio collega lo diedi all’arbitro mentre il mio lo diedi ad una donzella popolana del caseggiato. In quell’ora della partita feci amicizia con una che assisteva la partita. Poco prima di andarmene gli domandai “Facciamo una sera a cena?” Lei mi rispose “Si, perché no” E quella donna diventò poi la mia compagna per un paio di anni. Il destino e strano, ci fa incontrare persone che poi faranno parte per un po’ della tua vita in circostanze strane e grottesche. E poi nella vita se non c’è un po’ d’anima grottesca che vita sarebbe?

 

2 pensieri su “Quella sera a Milano…

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