La Gabbia…(2°Parte)

Dal giorno seguente iniziai ad accontentare il cliente, progettai il piano di esecuzione nei minimi particolari. Iniziai dal mondo circense. Esatto un circo che avesse bisogno di un leone vivo e vero. Voi pensate che il sig. Schuster Mallover cercava un leone? No, il suo desiderio era altro. Preferisco spiegarvi come si è potuto accontentare l’olandese con le giuste dosi. Quando si prepara un piatto va fatto con estrema cura per poi gustarselo ed avere un orgasmo culinario. Anche se io preferisco altri amplessi, come tra le cosce di una donzella. Avevo accettato il lavoro, più che altro era un gioco di illusioni, una magia, del tipo c’è non c’è ma c’è ma dove, chi lo sa. Perché voi umili individui potreste non capire come si fa il gioco delle illusioni in un mondo diventato una totale jungla. Più il mondo è una jungla più personaggi come me sguazzano in questo mondo dove tutti corrono, senza poi sapere dove andare. Per fortuna ci sono almeno il 2% di individui che si muovono nel sistema creando semplici illusioni. E come se accanto a voi un giorno mentre andate al vostro lavoro vi passa un individuo e vi fa una veloce linguaccia, non ve ne accorgete. Perché siete presi dal vostro smartphone, dai vostri cazzi per la testa, dal tempo che non vi basta mai, dai vostri stupidi impegni. Non potete accorgervene, perché il mondo gira cosi veloce che voi già ne siete divorati. Nell’illusione sta il piano per accontentare l’olandese. Riesco a trovare un circo che ha proprio bisogno di un leone, da come sono generoso lo do a prezzo di saldo. Il leone tramite alcuni contatti in Angola riesco a trovarlo, compreso chi è disposto a vendermi il grande felino. Trovai una sottospecie di leone Masai. A sud dell’Angola sul confine c’è lo Stato della Namibia. In quel punto sorge il Parco Etosha dove da secoli vive questa specie di leone. Etosha significa “Luogo Bianco” infatti e una gigantesca vastità di terra bianca, come fosse ricoperta dal sale. Se provate a mettervi un po’ di questa terra in bocca e come avere il sale tra le labbra, vi cuoce la lingua. In questo luogo c’è un’antica leggenda, dice che molti secoli fa in una sanguinosa guerra furono uccisi tutti gli abitanti, meno una donna, l’unica superstite. Da quel giorno per sopperire alla solitudine questa donna dai capelli così lunghi da essere obbligata a trascinarli lungo terre ormai desolate. Pianse per giorni e giorni, per mesi e mesi, per anni, fino a creare un lago salato, che poi asciugandosi fece diventare la terra bianca come il sale. Un parco naturale, dove vivono i San e gli Ovambo, dei popoli strambi, dove e meglio non averci a che fare, ti intortano e ti rivoltano come un calzino. Da quelle parti vive William, un inglese che da decenni ha una capanna in mezzo al deserto. Lasciò l’Inghilterra perché voleva fare il missionario, diceva che aveva la vocazione. Poi dopo aver visto che si sudava ha deciso di cambiare la sua vita, da missionario si trasformò in un solitario eremita. Fa ridere vederlo su di una sedia a dondolo in mezzo al deserto con un ombrellino raccattato al mercato di Windhoek, in una giornata dove le zanzare fecero ingordigia di sangue umano. Nel momento che tutti scapparono, lui da ominide dal sangue cattivo non attirava le zanzare, questo lo indusse a portare via un ombrellino di quelli rosa con tanti fiorellini bianchi, che pirla. Fa strano vederlo nel parco di Etosha che si dondola con quel cazzo di ombrellino da gay. Quando lo chiami per aiutarti per qualche lavorettino accetta sempre, Si gratta le mani, gli fanno comodo un po’ di soldini. Il mondo è fatto di pazzi. Quest’uomo ha facilità di parlare con questi San e Ovambo. Doveva mettersi d’accordo con loro per uno scambio, un leone per una fornitura di whisky per anni. Fino a quando ogni abitante non riusciva ad andare dall’aldilà. Fu questa la motivazione che consigliai a William di dire ai capi tribù, liquido magico per un semplice leone. Certi popoli del terzo mondo devi farli sognare, devi dargli un senso a dover continuare a vivere, gli racconti una favola o li fai volare, volare quanto il vento, semmai più forte ancora del maledetto vento. Quindi ho trovato il circo, ho trovato dove prendere il leone, mi toccava far costruire la gabbia personalizzata. Ecco che mi presento in alcune officine di fabbri. Porto un disegno già fatto di una gabbia che possa contenere un leone, abbastanza larga, abbastanza alta, volevo la massima comodità per la bestiolina pelosa. Sono un animalista cari signori, amo gli animali soprattutto quando servono a qualcosa. Come quando amo gli individui, anche loro a volte servono a qualcosa. La grandezza della gabbia va preparata sul presunto peso finale. La gabbia deve essere in acciaio e avere delle sbarre tubolari, affrancate a viti, sia in testa che alla base. I tubolari, all’interno devono essere vuoti e dovranno avere un diametro di 3 cm. Avevo trovato il fabbro giusto. Poi cerco un veterinario. Trovo uno disponibile a venire in Africa cercandolo tra le cliniche, fondamentale per addormentare la bella bestiola pelosa, soprattutto anche come testimone in casi di estrema necessità. Procuro una fornitura enorme di bottiglie di whisky da portare ai San e agli Ovambo, da farli strafogare nell’alcol. Era tutto pronto, e siccome sono sempre generoso, faccio caricare nel’aereo merci, pure un bancale di penne bic e uno di carta da scrivere per i bambini dell’Angola, quelli dove è stata costruita la scuola. (Ve ne avevo parlato) Preparo tutta la documentazione, compreso per la dogana. Faccio preparare dei documenti da far invidia ai migliori falsari del mondo. I timbri giusti, tutto nella più maniacale preparazione. Faccio accordi con il capitano Duarte dell’esercito dell’Angola, grazie ad un piccolo dono per lui e la sua bella mogliettina. Un po’ di dollari namibiani per William. L’ultimo accordo e con alcune persone del Botswana, già avvertite dall’Olanda. Dovranno anche loro farsi trovare in Namibia. L’aereo cargo si fermerà in Angola, lascerà tutti i souvenir dei bambini alla scuola. Spero che i bambini si ricorderanno di me, di Babbo Natale dai grandi scarponi, dal cappello nero e dagli occhiali da spavento. Poi la gabbia vuota e il whisky saliranno su di un camion e scortato dagli uomini di Duarte raggiungerà la vicina Namibia. Dove ci sarà il grande ritrovo, degli amici di merende. L’unico ostacolo e al confine tra Angola e Namibia c’è un check point del governo Namibiano, gestito da piccole bande locali. Qui ci vuole qualche bottiglia di whisky, una risatina, un sorriso, e una bustarella che distrattamente finisce in tasca del capetto. Si riconosce subito il capetto in quei posti, di solito porta un grande cappello, da fargli pure da pisciatoio. Non dovrebbe esserci poi nessun problema. Si arriva alla capanna di William, dove ci sarà il leone e gli amici del Botswana, loro si che sono gli amici di merende più importanti.

P.S. Dipinto del russo Nikolay Bogdanov Belsky dal titolo “Il ragazzo con il violino.” Quest’opera è in possesso di un oligarca Uzbeko, almeno si sostiene, bisogna vedere se è vera la copia in suo possesso.

Il brano musicale e sempre per gli intenditori e non è per tutti.

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