Il Finto Prete…(1°Parte)

A volte si fanno cose per sopravvivere, anche perché si è obbligati, a ripensarci oggi ti viene da ridere.  La storia che sto per raccontarvi oggi e grottesca ma anche particolare. Stavo partendo per il Gibuti. Gibuti? Alcuni di voi sanno dove si trova e cosa e. Il Gibuti è una delle nazioni più singolari al mondo. Si trova nell’Africa orientale. Piazzata nel “Corno D’Africa” L’Italia forma uno stivale? Il corno d’Africa forma un corno. Bagnato dall’Oceano Indiano. Gibuti è una piccola nazione piazzata sulla costa, fino a qualche anno fa nessuno sapeva dove e cosa fosse. Oggi e in mano ai cinesi. La Cina e proprietaria del Gibuti, ha una base militare e un porto dove partono e arrivano merci di ogni tipo. Il Gibuti e il quartier generale di Pechino. Porca paletta sto divagando, ho perso il filo, ah già! Il Gibuti. Il Gibuti fino a qualche anno fa prima che venissero a comprarsela i cinesi era un paese diverso dagli altri, tipo Principato di Andorra o come il Lussemburgo, quindi perfetto per alcuni tipi di scambi o trattative. Mi arriva sulla solita scrivania una comunicazione che dovrò andare a Gibuti con biglietto aereo incluso andata e ritorno e una breve nota, comunque ero già a conoscenza di tutto. Settimane prima ci fu una riunione con il cliente e l’acquirente, uno di fronte all’altro e l’azienda in mezzo che fa da tramite. Trova il cliente e gli porta in braccio l’acquirente. Di solito e chi paga di più. Non sempre le trattative portano vittorie. L’esempio di un castello gigantesco nel Veneto, si cercò che andasse ad un cliente ucraino. Saltò il tutto, il castello fu assegnato ad un italiano, che aveva oltretutto offerto la metà. Motivazione? La provenienza dei soldi ucraini, dicevano che non erano puliti. Decisero di non accettare i soldi ucraini, e pensare che l’oligarca ucraino aveva presentato anche un progetto immenso che avrebbe creato migliaia di posti di lavoro nell’area. Poi ci si chiede perché l’Italia va in malora. Bada alle ciance, torniamo alla storia. Consegnare un brevetto in nanotecnologia di una multinazionale svizzera nel Gibuti a un contatto italiano di nome Gameiro, da anni residente in quello strano luogo. Successivamente via Oceano Indiano consegnata a Nuova Delhi. Nel 2000 il mondo aveva registrato circa 1400 brevetti di nanotecnologia. Ogni brevetto valeva milioni di dollari. In questi brevetti c’è la vostra vita, il vostro orologio supertecnologico, la vostra gamba elettronica, il vostro smartphone parlante, la vostra micro carta elettronica, il vostro ferro da stiro che balla e canta, il vostro preservativo con le lucette di natale e magari vi canta la ninna nanna, quando esce la vostra cremina. L’umanità si stava evolvendo, sapete cosa vuol dire 1400 brevetti? Di questi 1400 uno doveva andare a Gibuti. Siccome sono componenti particolari, bisogna aver cura nei minimi dettagli, attenzione ai tentativi di furto. Un brevetto fa gola a tanti. Non basta un deposito legale in una banca svizzera. Rischi di instaurare una causa legale infinita di chi sia il vero inventore.Preparo borsone con il poco e il necessario, non porto quasi nulla. Non amo caricarmi di roba inutile, ho già la mia vita da trascinare in questo mondo inutile. Nel borsone non deve mancare il mio diario di viaggio dove scrivo di tutto.Il brevetto lo incollo appena dentro l’orecchio, con una colla speciale, che provocherà un piccolo staccamento della pelle quando lo si staccherà. Poi con il tempo la mia pelle tornerà come nuova. Mi sono sempre ritenuto immortale, per questo dimostro 12/15 anni in meno. Chi mi conosce sostiene che ho venduto l’anima al Demonio, può essere, anche perché Dio mi ha detto che costavo troppo. Il brevetto è talmente piccolo che difficilmente a occhio nudo lo vedi, e poi non da fastidio al mio udito, si ci sento un pelino meno ma e l’unico posto sicuro. Vado all’aeroporto, Malpensa. Passo nel metal detector, un’ora prima però ingurgito un pezzo di carta con del filo metallico. Sapete quelle bustine con dentro le salviette che puliscono gli occhiali. Il metal detector suona, mi libero di tutto, cintura, scarpe, portafoglio il teschio al collo, tutto. Ripasso suona. La guardia mi controlla le mani, pure le dita dei piedi, sono scalzo e senza calze. Ripasso, suona ancora. Dico alla guardia; “Senta scusi, sono un uomo cibernetico, potremo anche andare fino l’eternità ma suonerà sempre. A me no che non mi stacca la pelle dal corpo, così diventerò un uomo scuoiato? Non mi risponde, chiama il collega, la fila si allunga, tutte le guardie si perdono nel perché un semplice ominide in carne ossa fa suonare il metal detector. Arriva lo scienziato di turno, dice che bisogna controllare i miei capelli. Mi trattengo dal ridere, sono un ottimo attore, faccio l’espressione del pirla di turno. Mi accarezzano i capelli, incredibilmente passano vicino alle orecchie ma non sentono il brevetto, ben attaccato all’interno, irremovibile. Fanno pure il test antidroga. Sono pulito come un pulcino appena uscito dalla cacchina della gallina. Gli dico che non uso droghe, qualche sigaretta, un whisky, un brandy qualche volta. Dico che semmai come droga ho la patata come vizio, non quella da terra ma quella di altra specie. Risulto pulito, sono mezzo nudo, hanno voluto controllare pure le etichette dei miei vestiti. Peccato che io taglio tutto dai vestiti, etichette, marchi. Li lascio candidi e immacolati. In tipo stile maniacale. Alla fine desistono, come per dire “ma vaffanculo.” Passo dopo aver perso una ventina di minuti. Il brevetto è ancora al suo posto, incollato con la colla. Salgo in aereo, prima scalo Il Cairo, attendere un ora l’altro aereo, destinazione finale Gibuti. Al Il Cairo faccio due telefonate da un telefono pubblico, prima in azienda per dire che è andato tutto bene. Poi alla mia donzella per dirgli che non so quando torno. Lei molta sorpresa mi dice “In che senso non sai quando torni.” “Mi dispiace cara non lo so, può darsi che non torni più, dipende se su Nettuno c’è posto per me.” Tutto sembrava filare liscio, e qui nascono i problemi quando pensi che va tutto bene. Nel Gibuti stava cambiando il governo, in quei posti quando si cambiava regime quelli che prima erano amici sarebbero diventati nemici e viceversa. Ero Il Cairo, non potevo sapere cosa stesse succedendo a Gibuti. Lo capì dopo, quando un mio collega poco prima di mettere giù il telefono mi disse “Attento che la minestra servita non e sempre calda a volte e fredda, portati da accendere un fornellino.” Era venuto a scoprire qualcosa e non ha potuto dirmelo al telefono. Aspetto l’aereo, nel frattempo scrivo sul mio diario, tutto. Scrivo sempre durante i viaggi, ogni cosa, dei pensieri, dei fatti. Scrivo e guardo i tabelloni degli arrivi e partenze, ecco che viene fuori il mio aereo per Gibuti. Si parte, in perfetto orario atterra al’aeroporto Ambouli. Noto qualcosa di strano da subito, cerco di rallentare, lascio passare il resto dei passeggeri. Cerco di guardarmi intorno per capire cosa stesse succedendo. Troppi militari. Entro alla toilette. Dal borsone che porto appresso, tiro fuori il solito capello nero mi copro alla meglio cercando di passare inosservato, mischiandomi anche ad un gruppo di persone con l’aria da cretini, sapete i turisti attrezzati con macchine fotografiche. Esco dall’aeroporto e mi accorgo che si c’era qualcosa di strano. Chiamo da una cabina telefonica Gameiro, il contatto di queste parti. Non risponde. Vado a casa sua, dall’aeroporto distava un chilometro. Arrivo, sul caseggiato, abitava al primo piano. Salgo e mi trovo un bimbo che piange e il Gameiro in terra con una bella pallottola in fronte. Cazzo!!! Bel guaio e mo adesso dove cavolo lo porto sto brevetto, a chi dovevo darlo. A Gibuti ore prima c’era stato un cambio di regime, Gameiro italiano di Campobasso da decenni era residente in quella nazione, si era sposato una sudafricana e aveva due figli, una scappata con un ghanese a Miami, l’altro era il moccioso che piangeva. Gameiro era una specie di faccendiere da quelle parti, aveva contatti con il governo in modo legale e in quello illegale. Il problema e che quando gli amici diventano nemici, i nemici diventano amici. Cerco in casa qualcosa che mi indicasse a chi dovevo consegnare il brevetto. Sinceramente non è facile con un bambino che frigna. Mi tirava la camicia il moccioso. Avete mai visto un bambino che piange a dirotto con il naso che colava schifezze? “Votre Mere?” chiesi al bambino, dove fosse la madre. Presi in braccio il bambino e andai dalla madre, ricordavo che gestiva un bar al porto. Situazione del cazzo, il contatto morto, un bambino che piange in braccio, le orecchie che iniziavano a crearmi prurito, il coprifuoco appena instaurato a Gibuti e a Nuova Delhi aspettavano….(continua)

P.S. Dipinto straordinario di Alexander Shilov

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.