La Scommessa…

Buonasera signori e signore, come volevasi dimostrare tra le due parti del “Il Finto Prete” c’è stata la “Favola del Castello.” La vera storia del Castello tra i più grandi d’Europa e la sua asta per l’acquisizione, vinta da un italiano divenuto miliardario dopo aver venduto il suo brevetto industriale, contro un ucraino che aveva inserito all’interno della busta il doppio di miliardi per acquisire l’incredibile dimora, costruita ed appartenuta a dei mercenari francesi cinquecento anni fa. Volete sapere dove sta questo Castello? Vi do un piccolo aiutino, è nei Colli Euganei tra Padova e Vicenza. Sedetevi perché stasera leggerete qualcosa di incredibile, che volendo potete copiarlo, basta avere in mezzo alle gambe due belle nocciole grandi. Stasera ci sarà la storia della “Scommessa.” Come nascono le scommesse? Avete mai scommesso in vita vostra? Le scommesse possono essere di tanti tipi, alcune sono sfide pericolose, altre molto difficili, altre grottesche, altre per portartele dentro per tutta la tua vita. In vita mia ho fatto parecchie scommesse, alcune le ho perse altre le ho vinte. Tutto nasce nella cena tra il sottoscritto, Vladimir, l’Iraniano, lo Svizzero e il Marcio. Cena in cui non sono consentite presenze al tavolo di donzelle. Solo uomini anche perché alcune volte accadono tra i presenti delle risse. Per fortuna che io evito, anche perchè mi ritengo molto pericoloso, molto pericoloso, conoscendomi evito. Mi alzo, mi allontano e guardo lo spettacolo e rido. Non mi lascio coinvolgere. Solo una volta fui coinvolto, il malcapitato finì con la testa dentro un portaombrelli, il problema che non ci entrava. Fui fermato in tempo, perché dopo avergli inserito la testa nel portaombrelli a gambe all’aria, poi lo avrei buttato giù dal sesto piano. La discesa sarebbe stata bellissima. Quindi evito. In certe cene con certi personaggi, un bicchiere di troppo fa scatenare vecchi rancori e vendette, uno gli scappa una parola, l’altro reagisce e scatta la rissa. Come diceva il professor Kruge “Il cuore con il tempo dimentica, sa ricucire le sue ferite, invece l’orgoglio logora, non ricuce mai, tende ad allargare la ferita.” Una volta si era pure distrutto un ristorante. Ci mancava poco che prendesse fuoco. Il proprietario fu ripagato con gli interessi. Dicevamo? Ah si. In una di queste cene, lo svizzero mi provocò con una scommessa. Gli avevo raccontato quella volta del finto prete. Ecco che parte e mette sul tavolo un assegno da 5 milioni, firmato, pronto all’incasso se avrei fatto un qualcosa di finto a richiesta. Cosa? Un matrimonio finto. C’erano delle regole, 500 invitati, un prete finto, un’orchestra di 4 violinisti, una chiesa e una fuga finale degli sposi. Un vero finto matrimonio si risolve con la scomparsa dei due sposi. Avrei fatto il finto prete. No! lo svizzero mi voleva sull’altare, troppo facile fare ancora il prete. Cinque milioni erano tanti, stavo pensando se ero in grado di riuscirci. La cosa interessante era che lo svizzero non voleva niente se perdevo la scommessa. Voleva solo mettermi alla prova. Testimoni in quella cena che garantivano sulle regole c’erano. Vladimir prese in custodia l’assegno, fece da custode all’assegno e avrebbe anche contato gli invitati, dovevano essere 500, neanche uno di meno, se no avrei perso la scommessa.  L’iraniano avrebbe fatto il filmino come prova. Avevo tempo tre mesi per organizzare, la data era per sabato 14 Maggio.  Dal giorno seguente mi misi all’opera, chiamai la Giada, quando gli raccontai che doveva farmi da finta sposa scoppiò dal ridere e ne fu entusiasta di partecipare ad un film indipendente. In effetti era un film, un documentario. Avevo pensato a Piro il nazista come finto prete. Quel mio amico che ha la svastica sul dietro della testa. Ha anche il vizio di portarsi sempre appresso i wurstel in tasca. C’è gente che in tasca ha le caramelline, chi le cicche, chi una sigaretta, lui confezioni di wurstel. Si trova sul’autobus, mette la mano in tasca e tira fuori un wurstel e mangia. Si trova in banca, mette la mano in tasca, si prende un wurstel e se lo mangia. Guida in auto con un wurstel tra le labbra per poi mangiarselo. Un fottuto fanatico del wurstel. La sua donna dice che una volta ha trovato una confezione pacco famiglia sotto al cuscino del letto. Si e fatta il segno della croce dalla disperazione. Era lui il mio finto prete. Avevo trovato anche i testimoni, il marcio e la cuginetta della Giada, una pazza, meglio lasciarla perdere che trovarla ma era perfetta per la scenetta del testimone. Ora mancava la Chiesa, gli invitati, rigorosamente minimo 500. Per la Chiesa chiesi aiuto alle mie fonti. Ho fatto parecchi lavori per il Vaticano e quando qualcuno è in debito con te, un favore te lo fa prima o poi. Ricordatevi, cercate di non avere mai debiti con qualcuno, semmai il contrario, perché avete sempre da guadagnarci. Una Chiesa a Milano, possibilmente non parrocchiale, quindi libera da vincoli, qualcosa di particolare e misterioso. Eccola trovata! Santa Maria della Vittoria, Chiesa di origine medievale a forma quadrata, molto piccola, da renderla quasi unica nel suo genere. Si trova a due passi dalle colonne di San Lorenzo. Chiesa sempre chiusa, aperta solo 2 ore alla sera per i rosari delle suore domenicane. La diocesi di Milano la ritiene un museo più che una Chiesa. Completamente dorata, con una lanterna gigantesca in mezzo. Faccio la parte di un regista cinematografico e convinco l’allora prete della parrocchia di Sant’Eustorgio di affittarmela. Sant’Eustorgio ne aveva le chiavi e la responsabilità. Grazie a chi sta in alto che aveva un debito con il sottoscritto mi fu concessa per due ore la Chiesa per il sabato del 14 maggio. Ora bisognava trovare gli invitati, era corsa contro il tempo. Avevo incaricato alcuni miei colleghi di raccattare tutti i turisti in centro a Milano e nei paraggi della stazione, con dei volantini in tutti gli alberghi. Nei volantini in inglese, in francese e in tedesco c’era scritto che finalmente era stata aperta una delle chiese dove Leonardo Da Vinci aveva deciso di lasciare una copia dell’Ultima Cena al Contrario, dipinta completamente al contrario. Ingresso gratuito dalle 11.00, presentarsi alla Chiesa Santa Maria della Vittoria, in Via Edmondo De Amicis. Sul dietro del volantino c’era la mappa per raggiungerla a piedi dal Duomo e in metropolitana dalla stazione. Questi volantini di fonte anonima furono messi alle hall di tutti gli alberghi attorno al centro e attorno alla stazione centrale. Il mio abito pe rl’occasione era identico all’abito di John Steed con bombetta e ombrello. Mentre la mia socia aveva una tuta viola che sembrava un aliena del pianeta Ostrogatus. Eravamo inguardabili, mamma mia che orrore. Sta il fatto che fu un successo, più di 800 persone. Vladimir si fermò a 510 a contarle, dice che ce n’erano troppe. Tutti in fila indiana questi stranieri, non tutti potevano entrare alla Santa Maria della Vittoria. Tutti che chiedevano dell’ultima cena al contrario. Pensavo che l’ultima cena l’avevano avuta in fronte. Una ressa fuori alla Chiesa, arrivarono pure i vigili a dirigere il traffico. La bellezza di tutto sono state le Fake news che si diramavano in giro per via de Amicis. C’è chi sosteneva che stavano girando un film, chi diceva che c’era un matrimonio, chi aveva addirittura ipotizzato un probabile tesoro ritrovato all’interno di una Chiesa che stava chiusa da decenni. Quante cazzate sparavano tra i bar e i negozi nei dintorni. Tutti curiosi di cosa stesse succedendo in Via De Amicis. Dal casino che c’era in pochi videro l’interno di quella Chiesa tutta dorata all’interno. L’orchestrina di 4 ragazzi che suonavano il violino. Che bordello. Il prete nazista e stato uno spettacolo, ogni tanto mentre recitava la cerimonia tirava fuori un wurstel e se lo mangiava. Doveva solo leggere il foglio precompilato all’interno di una finta bibbia. Il coglione si interrompeva per tirar fuori sti cazzo di wurstel dalla tasca. Dall’innumerevole e grazioso pubblico ospite, qualcuno urlò pure “Voglio anchio un wurstel, era quel pirla del Vladimir.” Finita la cerimonia, direi 15 minuti, velocissima, di quelli che non si potranno mai dimenticare, che qualcuno racconterà ai nipotini. Ci fu anche la firma dei testimoni, il marcio che sputava sempre, perché aveva il catarro 365 giorni l’anno. Poi la cuginetta stramba che aveva deciso di stare scalza. Consegnai le chiavi della chiesa alla suora domenicana che non finiva più di farsi il segno della croce. Poi da una porta secondaria siamo fuggiti, dileguati, gli sposi sono totalmente scomparsi. Poi penso che saltò fuori la burla, non c’era nessun’ultima cena al contrario, nessuna lotteria, i violinisti scomparsi. Il marcio che scompare con la cuginetta in braccio perché la scema non trovava più le scarpe. Qualche coglione si era portato via le scarpe. Vladimir e l’iraniano dileguati. Fu un capolavoro da 5 milioni di lire vinti. Tra cui 500 mila lire in spese, quattro soldi ai violinisti, ai volantini stampati, ad un uomo che urlava in via de Amicis, doveva fare il pazzo, per creare più casino. La mancia alla Chiesa di Sant’Eustorgio, alle bevute offerte ai colleghi, alle scarpe nuove alla cuginetta scema della Giada. A parte, di tasca mia un pacco famiglia di wurstel per Piro il nazista, era la bustarella che mi aveva chiesto per fare il finto prete. Spero che quando andrò al purgatorio, Gesù Cristo mi perdoni facendosi un paio di risate, del resto sto accumulando i punti premi, per quando mi rifaranno tornare giù sulla Terra per un altro giro di giostra.

P.S. Dipinto straordinario di Francois Boucher “Leda e il Cigno.”

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