Quella Volta a Saint Vincent (5°Parte)…

Giorni ad aspettare e il tempo non passava mai in quella Val D’Aosta fredda e noiosa. Per fortuna avevo trovato un passatempo con i bigliettini misteriosi. Il cameriere come un ottimo soldatino stava eseguendo gli ordini impartiti. Poi una mattina giunge in albergo una telefonata da Milano. La notizia che finalmente si attendeva, l’avvocato al giorno seguente sarebbe partito per andare a ritirare la cassetta di sicurezza a Saint Vincent e portarla ad uno studio notarile di Ginevra. Bisognava sottrarre il contenuto di quella cassetta, dove al suo interno c’era il famoso testamento che la nostra cliente francese voleva in suo possesso, quello della sorella. Parte la fase finale del lavoro, la parte più difficile e più impegnativa anche perché era tutto sui tempi di esecuzione. L’unico problema poteva verificarsi se c’era nello stesso punto della strada dove avremo fermato la mercedes dell’avvocato, un’auto in corsia di emergenza ferma per un guasto. Saremo stati obbligati a imbavagliare pure dei testimoni. Bisognava evitarlo perché avremo perso del tempo. La mattina dell’operazione lo svizzero e l’iraniano avrebbero già individuato due Tir da prendere in prestito, sfortunatamente al’insaputa dei proprietari, bè capita cari signori. Un Tir da sud verso nord e l’altro Tir da nord verso sud da bloccare l’intero tratto stradale. Dal garage dell’hotel dove stava il Marco il Cagone facemmo uscire dal furgone la moto di grossa cilindrata, gli fu cambiata la targa. Anche il furgone sarebbe uscito dal garage con una targa nuova di zecca. Tiriamo fuori dei loghi pubblicitari autoadesivi a calamita da appiccicare sui fianchi del furgone, da cambiargli anche il colore dello stesso, rendendolo un bi colore, blu e bianco. Logo che parlava di auto a noleggio, proprietà di un’azienda sconosciuta di Losanna. Sono molto carini, questi belli e grandi coloratissimi loghi con la calamita che si appiccicano. Così che i curiosi o chi dovesse guardare legga molto bene e tenga presente anche il colore da sembrare un gioco di illusione, un mix di vari colori da confondere. Molti lo possono definire un reato perfetto, aggiungerei Io “Un capolavoro perfetto.” Come lo definì il nostro grande capo “Se funziona, e un capolavoro.” Il furgone lo guida il Cagone, in moto siamo io e Vladimir. Alla guida della moto Vladimir, preferisco stare seduto dietro, con due bei caschi che ci coprono il viso, partiamo. Destinazione banca di Saint Vincent dove sta la famosa cassetta di sicurezza. Il Cagone con il furgone si farà trovare a circa 500 metri dal punto della strada dove sarà fermata la mercedes dell’avvocato, destinazione Ginevra, da sud verso nord. Tra noi siamo collegati con delle ricetrasmittenti di fabbricazione militare. Con la moto Io e Vladimir aspettiamo l’arrivo dell’avvocato a un centinaio di metri dalla banca, ci fermiamo davanti ad una vetrina di dolciumi. Azzarola c’erano le gomme da masticare haribo. Una leccornia che non posso farne a meno. Entro e mi compro una scatola intera. La metto dentro al portaoggetti della moto. Ne metto una di queste gomme a spirale di liquirizia in bocca, me la gusto. Ecco giungere la mercedes, tutto secondo i piani previsti. L’autista alla guida si ferma dinanzi alla banca, con l’avvocato che entra nel’istituto bancario. Mastico la gomma haribo, mmmh che buona. Dopo 10 minuti ecco giungere l’avvocato con al polso legata una valigetta. Una prerogativa di questo strano avvocato era che si legava la valigetta al polso tramite delle manette, per evitare scippi. Noi lo sapevamo e per questo avevamo portato un’accetta, di quelle che usano in macelleria, sapete nella vita non si sa mai. Parte l’auto dell’avvocato, noi in moto subito dietro, stiamo distanti quel giusto da non dare all’occhio. Nel frattempo lo svizzero e l’iraniano hanno preso in possesso di due Tir. Sono fermi sulla corsia d’emergenza in senso opposto, distanza tra loro di un circa 6 km, aspettano il segnale. Segnalo via radio a i due di partire con i Tir. Calcolando il percorso la mercedes, dalla banca di Saint Vincent ci avrebbe messo 15 minuti ad arrivare sul’autostrada e giungere nel punto dove avremo fermato l’auto dell’avvocato. La mercedes supera il Tir dell’iraniano, che da sud va a nord, passiamo anche noi in moto. Subito dopo il Tir facendo un continuo zig zag occupa entrambe le corsie. Come se il guidatore fosse ubriaco, subito dietro al Tir si forma una coda pazzesca di auto. Il Tir nel suo zig zagare fa in modo con una manovra, che l’iraniano e lo svizzero sapevano fare, un bel testa coda. Entrambe le autostrade, pure quella da nord verso sud i Tir vengono fermati di sbiego, occupando entrambe le corsie. Era impossibile per le auto passare. Si formò un ingorgo pazzesco. Lo svizzero e l’iraniano scesi dal tir con due skateboard molto velocemente si precipitarono sul punto dove avremo fermato la mercedes. Difatti eravamo appena dietro l’auto dell’avvocato, affianchiamo la mercedes, tiro fuori dalla tasca una pistola e faccio partire un colpo verso prima la ruota posteriore. L’autista per non perdere il controllo dell’auto si ferma. Se ciò non fosse accaduto avrei sparato un secondo colpo sulla ruota anteriore. L’autista non fa in tempo a capire cosa stesse succedendo. Scendiamo dalla moto ed Io con la pistola rivolta verso l’autista gli impongo di non muoversi. Vladimir gli lega entrambi le mani con le manette sul volante del auto. Copriamo il suo viso con un sacchetto di iuta. Vladimir gli parla in un italiano sporcato da un evidente accento russo, del resto e un russo puro sangue. Gli consiglia di stare quieto e tranquillo che verranno a liberarlo. La gran cavalleria sarebbe arrivata dopo circa trenta minuti. Poi si rivolge al’avvocato in maniera soft; “Sarebbe gentile e cordiale da lasciarci in prestito la sua bella valigetta, in caso contrario useremo questa graziosa accetta e come i macellai, amputeremo la sua preziosa mano.” L’avvocato senza farselo dire due volte, dalla tasca tirò fuori una piccola chiave e aprì la porta magica della valigetta. La presi e senza guardare l’interno la misi dentro un sacchetto di plastica ben chiuso con del nastro. Poi legato entrambe le mani dell’avvocato alla maniglia interna dell’auto con le sue stesse manette, e un sacchetto di iuta a coprire viso ed occhi. Giusto da non vedere cosa avremo fatto noi successivamente. Poco dopo in retromarcia arrivò il furgone. Nessuno di noi parlava, o diceva qualcosa. Il solo Vladimir continuava nel suo russo a dire frasi senza senso. Giunti come era previsto con gli skateboard, lo svizzero e l’iraniano. Da dove alcuni chilometri indietro avevano lasciato i Tir e il traffico di automobilisti increduli del perché un Tir avesse fatto un testa coda. Non funzionavano neanche i telefoni cellulari, avevamo bloccato in un raggio di vari chilometri le comunicazioni, in poche parole quella piccola zona era isolata dal mondo, il tempo necessario che il furgone si sarebbe allontanato. Senza perdere tempo prendemmo la corda e giù dal viadotto. In fretta in furia ci cambiammo di abito. Tenuta marinara da nuotatori, canoa, Io, Vladimir, l’Iraniano e lo Svizzero saremo andati giù dal viadotto. Via come avevamo passato mesi di allenamenti al’idroscalo di Milano, questa volta non era un allenamento, era un’azione reale. Andavamo come il vento, fulminei, trasportati dalle correnti. Il Cagone doveva ripulire tutto, riprendere la corda, la valigetta, la moto, gli skateboard, i vestiti che ci togliemmo, il tutto dentro il furgone. Tolse la sigla dell’azienda attaccata al furgone riportandolo al suo colore originale di bianco. Bianco come il 90% dei furgoni in circolazione nelle strade italiane, rimise la targa originale e partì destinazione Chatillon, nel punto concordato da dove saremo risaliti dal viadotto. Arrivati nel punto giusto aspettammo dieci minuti, con un ritardo di soli tre minuti arrivo il Cagone con il furgone. Riprese la corda e ce la mandò giù e uno alla volta risalimmo. Uno alla volta ci cambiammo all’interno del furgone, ognuno con i suoi vestiti. Su quel tratto di autostrada rimase solo la mercedes con una gomma bucata, l’autista e l’avvocato incappucciati e legati. Dovevano sono aspettare. Li avrebbero salvati, non rischiavano nulla. Il sacchetto di iuta garantisce la respirazione. E poi appena liberati cosa potevano dire? Due su di una moto nera li avevano rapinati di una valigetta. Qui nasce il dilemma, cosa c’era per gli inquirenti dentro quella valigetta. Portare via una valigetta con dentro molte cose diverse tra loro ti lascia il dubbio di sapere per cosa e stata rubata quella valigetta. Difatti dentro quella valigetta non c’era solo il testamento della sorella della nostra cliente francese. C’era altro. Ognuno di noi ritornò nel proprio albergo, solo il Cagone con il furgone e tutta l’attrezzatura prese il viaggio per Milano. Tornato in albergo mi sedetti sul balcone sotto una bella montagna che guardava dall’alto verso il basso, e con una bella black death fumante tra le labbra, un bicchiere di armagnac apri la valigetta. Per prima cosa cercai subito il testamento della sorella della cliente francese. Poi curiosai dentro a vari documenti, capitati così per puro caso nell’operazione. C’erano altri documenti che dovevano andare a Ginevra. Mai dico, mai fare un’operazione singola, devi mischiare le carte da gioco, più carte butti sul tavolo più chi deve leggerle va in grave difficoltà di comprendonio. Era fondamentale portare via tutta la valigetta con molti più segreti custoditi, che uno solo. Più segreti e più enigmi. Cosa c’era in quella valigetta? Diciamo che il testamento della sorella della francese c’era. Poi fu trovata della documentazione interessante, che doveva finire anche a lei a Ginevra quel giorno, in quello studio notarile. Dalle mie parti si dice che di fronte al’utile il dilettevole si divertirebbe. A Milano quei extra documenti dovevano rimanere ancora segreti. Giusto per coloro che quel giorno in quella sala d’attesa, in quello studio notarile si guardassero tra loro. Tutti quelli che non sapevano cosa nascondesse colui che sedeva di fronte. Quando avevo organizzato l’operazione speravo di non prendere solo quel fottuto testamento, mi interessava altro. Amo i pacchi a sorpresa, poi decido Io dove e quando aprire il pacchettino.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.