Quella Volta a Saint Vincent (7°Parte)…

Dopo aver risolto l’imprevisto del bambino capriccioso portammo i soldi in sede. Era completamente finita l’operazione di Saint Vincent, durata circa un’anno. Alla sera con la mia squadra festeggiamo al solito ristorante di Viale Monza. Solito posto riservato, in fondo al’angolo, senza che nessuno disturbasse la nostra convivialità. Sempre da decenni, quando finiamo un’operazione andiamo al solito ristorante. Il proprietario ci conosce e ci lascia il solito posto quasi come se fosse tutto nostro. Il ristorante in tutti questi decenni ha cambiato alcune volte gestione e ogni qual volta subentrava un nuovo proprietario veniva avvertito “Vedi che quel posto e per certi signori.” Come un qualcosa tramandato da uno al’altro. Con il tempo poi chi gestisce il ristorante sa che non serve neanche più cosa devi ordinargli, capisce subito. Il mio solito piatto è una ciotola in terracotta con dentro linguine allo scoglio con un coperchio fatto in pasta di pizza a coprire il ben di Dio. Accompagnato dal solito mio vino Est!Est!Est! La ricetta sarebbe che le linguine con il pesce successivamente alla cottura normale, vengono scaldate nel forno a legna con sopra la pasta di pizza, che poi formerebbe un coperchio. Quando arriva questa ciotola sul tavolo, prendo il coltello e taglio la pasta, facendo uscire un vento di mare e quella nebbiolina che poi si trasforma in un orgasmo. La cosa assurda che chi subentra a questo ristorante sa che non deve assolutamente cambiare il menu personalizzato tutto per noi. Compreso il dolce “La crema catalana.” Non deve mai mancare, se no sarebbe uno spiacevole inconveniente. Ma non finiva lì “L’operazione Saint Vincent.” Volevo l’aumento dai miei capi e poi avevo un qualcosa che mi stava prendendo, più che altro dal punto di vista personale. Quando mi fisso su qualcosa non mi si leva dalla testa. Tra i documenti trovati nella valigetta dell’avvocato trovai un qualcosa di molto ma molto interessante. Dentro ad una cartelletta c’era un indirizzo e il recapito della persona da interpellare per un’asta segreta di opere d’arte. Sapevo l’esistenza di alcune aste di sottobanco di opere d’arte ma non ebbi mai l’onore di farne parte e quella fu l’input che mi introdusse in quello strano mondo dove l’anima la puoi toccare. Avete mai toccato l’anima della bellezza? Si, cari signori la bellezza ha un’anima, c’è eccome, solo chi può vedere oltre può capire. Dovevo andare in quella asta, chissà se riuscivo ad entrare in possesso di un’anima. Non potevo presentarmi cosi come il primo venuto, in giro e soprattutto a Ginevra, propriamente in quello studio notarile qualcuno doveva avere quella cartelletta perché doveva partecipare a questa fantomatica asta. Quindi se mi fossi presentato cosi sarei stato sospettato di quel furto. Quindi bisogna fare in modo che io entri in contatto con questo interlocutore in modo casuale e in altre vie. Qui entra in gioco la mia collega Giada. Ve ne avevo parlato tante volte di questa donzella che lavora nella stessa azienda che presto servizio anchio. La feci assumere ma e una storia che un giorno vi racconterò, non oggi. Lei si occupa di far cascare gli ingenui in qualche trappola. Cerco di spiegarmi, la Giada deve portarsi a letto l’interlocutore facendo così il modo di presentarmelo. Del resto è stata assunta per questo, oltretutto ben retribuita. Il grande capo non voleva prenderla, diceva che non era un posto per donne, poi gli feci capire che una donna serve in certi casi particolari. Si convinse e quindi fu presa. Comunque chiesi un incontro privato con il grande capo, qualche giorno dopo precisamente un sabato mattina mi presentai alla mega villa di Losanna. Per prima cosa volevo un aumento di retribuzione, dopo anni e anni meritavo un aumento di stipendio. Ammetto il grande ringraziamento al grande capo per avermi dato un lavoro e un’ottima paga da quel famoso giorno del finire della scuola. Nel mio ultimo viaggio in gita con la scuola. Allo scendere dal pullman il grande capo mi convinse a far parte della sua azienda. Non è da tutti che finisci la scuola e appena varchi l’uscita degli studi c’è un uomo che ti ferma e ti dice “Vuoi far parte di una giostra?” Sarà che ero definito l’uomo delle favole o lo spacciatore di sogni. Ero obbligato nelle gite scolastiche a raccontare una favola sul pullman, dalla storia di Cappuccetto Rosso che si mangia il lupo a Biancaneve che uccide i Sette Nani o a Cenerentola che avvelena le sue sorelle o la storia di Pollicino che per un dito della mano perso al mercato delle pulci decide di costruirsi una zattera e girovagare gli oceani. In quel viaggio sul pullman in gita alla Loira francese si aggregò in maniera alquanto misteriosa questo individuo. Voleva tastare dal vivo chi era l’uomo delle favole. Non aveva tutti i torti, non puoi basarti su delle voci, dovevi verificare di persona chi era quello strano ragazzo. Poi anni dopo scoprì che fu il preside a chiamare il grande capo. “Vieni, c’è un ragazzo che ti farebbe comodo, assomiglia un po’ troppo a Miguel Bosè ma e perfetto per la tua agenzia.”
Quel sabato a Losanna, non fu un incontro positivo. Il grande capo nel suo tergiversare mi fece capire che quella mattina potevamo parlare di tutto ma non di un aumento. Gli misi sul piatto la mia devozione al’azienda al ringraziamento di quando fui preso fin da ragazzo. Anche quando rifiutai le mire che mi fecero un paio di anni prima dell’Operazione Saint Vincent, gli israeliani e i siriani. Potevo andarmene e trasferirmi a Tel Aviv o a Damasco. Quella volta decisi che non volevo allontanarmi dal’Italia. Ad oggi cazzo! Feci la giusta scelta, metti caso accettavo la proposta dei siriani, sarei poi diventato disoccupato. La Siria con le primavere arabe si è disintegrata. Sarebbe stata si la mia una disoccupazione o magari mi sarei ritrovato arruolato nel’esercito dei lealisti di Assad pur di non stare a spasso. Sarebbe stato meglio con gli israeliani ma dovete sapere che sono gente particolare, hanno sempre la puzza sotto il naso. Uno straniero tra le loro fila, sicuramente non sarei stato accettato. Non sarebbe stato facile vivere a Tel Aviv. Fu scartato subito Tel Aviv, la retribuzione era buona ma non mi garbava. In un primo momento avevo scelto Damasco. Volevo andarmene da Milano ma poi una notte passata a pensare sul futuro mi fece riflettere quello che una volta mi disse il professor Kruge. “Cambiare nel corso della nostra vita la prospettiva non garantisce una buona visione di ciò che sta davanti ma solo una bella considerazione di quello che è stato dietro.” Quindi decisi di rimanere e fortunatamente non commisi l’errore di andarmene. Forse oggi sarei morto e sepolto in qualche fossa comune a Damasco. Che fine di emme che avrei fatto. Comunque tutto questo mio chiacchiericcio con il grande capo non servì a nulla. Era indaffarato aveva un aereo da prendere per gli Stati Uniti. Lui viaggiava molto in giro a cercare clienti, conosceva persone importanti, capi di governo. Per questo poteva permettersi di tutto, era amico di tutti e gli garantivano carta bianca. Qui sta l’essenza del potere mai farsi nemici ma solo amici. Come diceva il professor Kruge “La differenza tra gli amici e i nemici e che i primi servono per tenere lontani i secondi.” Niente da fare, niente aumento di stipendio, però mi diede il permesso di utilizzare tutto il tempo necessario e il finanziamento per andare a curiosare in questa Asta di Opere D’Arte di Zilina, città della Slovacchia, precisamente un’asta che ci sarebbe stata al Castello di Budatin. Successivamente l’operazione l’avrei chiamata “Il Capolavoro di Zilina.” Quello si fu un capolavoro. In poche parole, il grande capo mi diede una ricompensa per il lavoro svolto a Saint Vincent. Se ne andò, lasciandomi solo soletto nella sua gigantesca villa di Losanna. “In questo week end stai qui, fai come se fossi a casa tua, la servitù e ai tuoi ordini, pure le due donzelle che a breve arriveranno, le ho chiamate per tenerti compagnia.” Wow! Piscina coperta con cameriere che ti versa da bere. Pranzo e Cena su di un tavolo lungo venticinque metri. Che libidine. Peccato che le donzelle non capissero un fico secco di italiano, inglese, francese e neppure lo spagnolo, parlavano in ostrogoto. Per fortuna sapevano usare la lingua in un altro modo.

P.S. Dipinto realizzato da Franz Xaver Winterhalter, il pittore delle donne più belle e importanti di tutti i tempi. Dopo Madame Barbara Rimsky Korsakov ecco rappresentata Elisabeth Kaiserin Von Osterreich, ossia la Principessa Sissi. Il dipinto è ben conservato al Museo Di Vienna. Sarà l’originale quello esposto al Museo? Bella domanda che preferisco non rispondere. Una cosa è certa, nei secoli solo Franz Xaver Winterhalter ha avuto l’onore di colorate e dare l’immortalità ad un certo tipo di bellezza, creando della magia.

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