I Tre Giorni…

Cosa sono i tre giorni? O meglio dire cosa erano i tre giorni. Alcuni di voi sanno a cosa mi riferisco. Peccato che non esistano più i fatidici “Tre Giorni.” Bisognerebbe ripristinarli compreso il successivo servizio militare, con l’aggiunta anche delle femminucce e non solo dei maschietti. I giovani d’oggi hanno bisogno di capire cosa siano i valori, la gerarchia, l’ordine. I giovani di oggi sono un pò dei deficienti patentati. Non sanno neppure difendersi, sanno solo piangersi addosso. Non sanno cosa significa la sopravvivenza, la sofferenza, il sacrificio. La stessa esistenza non sanno neanche quantificarla, sempre attaccati al culetto di mammina e paparino. Preciso che non sto parlando di tutti “Una larga parte di giovani.” Se dobbiamo ringraziare qualcuno per l’abolizione del servizio militare ci sarebbe. L’attuale presidente della Repubblica “Mattarella” Fu l’uomo che anni fa abolì il servizio militare. Mattarella, colui che amo soprannominare “Lo zombie che cammina.” In effetti sembra uno zombie, non ha niente a che vedere con la figura del presidente di una nazione. Troppa retorica, troppa ipocrisia, nel suo linguaggio preimpostato. Comunque sto divagando come al solito. Accidentaccio a me, avvertitemi quando sto uscendo dai binari del discorso. Fermate il mio convoglio. Ora non ricordo su cosa stavo parlando. Già si! “I Tre Giorni” Ora vi racconto la storia dei miei tre giorni al servizio militare. E una storia particolare che solo la mia pazzia e follia poteva permettersi di fare. Sedetevi o magari sdraiatevi sul divano, copritevi i vostri piedini, sperando che li abbiate lavati. Avete almeno tagliato le unghiette dalle dita dei piedi. Io li fo sempre rigorosamente con un coltello. Voi non potete capire la libidine nel tagliarsi le unghie dei piedi con la lama di un coltello. Si tagliano che è una goduria. Mettetevi comodi. Siete pronti? Via! Tutto ebbe inizio alla fine dell’ultimo anno di scuola. Come già detto altre volte, nella propria vita ci sono delle scelte da fare, salire su di un treno che va in una direzione oppure salire su di un altro treno. Qui sta il destino che ci scegliamo. I miei due treni erano, dare retta a colui che mi diede un certo tipo di strada da percorrere, oppure proseguire con la normalità. Quando si è molto giovani si sceglie di pancia, differente a quando le rughe si impregnano nella nostra vita, prima che della nostra anima. Le rughe del vissuto s’amalgamano nelle viscere della nostra esistenza e ti fanno riflettere. Se oggi dovevo salire su di un treno avrei scelto la normalità. Invece quella volta salì sul treno che mi proposero appena scesi da quel pullman della gita scolastica. Arrivò la cartolina dal ministero della difesa, la chiamata ai famigerati “Tre Giorni.” Come a tutti coloro della classe della mia età. Il ministero della difesa mi scrisse solamente quattro righe in croce, di presentarmi ai fatidici “Tre Giorni.” Era obbligatorio a tutti coloro di sesso maschile. Qui non si parla di vaccini che i genitori devono fare al proprio figlio, autocertificazioni o cazzate varie. Quando chiamava il ministero della difesa dovevi obbedire, se non lo facevi diventavi un ricercato o finivi in galera. Un ragazzo che conoscevo pur di non fare i tre giorni scappò di casa e come un pazzoide viveva come un barbone in mezzo alla strada, era diventato ufficialmente un ricercato. Questo succedeva quando in Italia c’era la democrazia, siccome oggi i più intelligentoni sostengono che la società di oggi rispetto a quella di ieri e sotto un regime dittatoriale. A questi dementi devono dirgli cosa era fino a qualche anno fa l’Italia. Con i carabinieri che pattugliavano la casa dei genitori di quel ragazzo sperando di beccarlo prima o poi. Un giorno il coglione va dai genitori, con i militari che si presentano in casa, lui fugge sui tetti, scivola, casca e si ammazza. Che pirla! Lo Stato ai tempi poteva permettersi di pagare il pattugliamento per un singolo disgraziato per giorni, settimane, mesi e anni se era necessario. Io avevo scelto una tecnica differente, più sofisticata. Mi presento ai tre giorni come un bravo cittadino, ben confezionato, scarpe nuove, ben pettinato, in un ottimo stato di ometto, sono un grande, buono e onesto cittadino. Mi metto come tutti quanti ad aspettare che mi chiamano su di un gigantesco salone. I Tre Giorni sono tre giorni di visite mediche ad’ogni singolo individuo. Ti controllano i capelli se hai i pidocchi, ti controllano volendo pure il biscotto che porti in mezzo alle gambe, forse controllano se è in buono stato, ti mettono nudo come quando arrivi dall’altra parte dell’aldilà. Giravi con il bigolo fuori da una stanza all’altra che sembravi un rincoglionito. Tocca a me, mi chiamano, sento scandire il mio nome per ben tre volte. Saluto il ragazzo appena conosciuto che proveniva dalla Bovisa, poverino era terrorizzato, lo tranquillizzavo, gli avevo detto che delle voci mi avevano detto che c’erano belle infermierine a visitarci. Mi avvio per entrare in uno stanzino e a metà strada stramazzo in terra e inizio a dare i numeri. Crisi epilettica? Arrivano alcuni militari e mi prendono di peso e mi mettono su di un lettino. Tremo, avevo dato spettacolo, tipico del mio modo teatrale di inscenare uno show. Aiuta sempre essere stato un teatrante fin da piccolo. Fu anche per questo che fui scelto alla fine della scuola da chi di dovere. Alcuni medici militari decidono di farmi trasportare all’ospedale militare di Baggio. Se c’era il poveretto della Bovisa al mio posto che gli avrebbero detto che lo ricoveravano all’ospedale militare di Baggio minimo si sarebbe cagato addosso. Avevo fatto partire la fase due dello “Show.” Oltretutto all’ospedale di Baggio ero finito ai piani sotterranei, alle celle d’isolamento. “Reparto Neurologico” Non era bello finire in una piccola stanza buia seduto su di una panca che volendo ci si poteva anche sdraiare. Rimasi li dentro a guardare il soffitto fino la mattina seguente, avevo deciso pure di ballare un pezzo che mi tormentava il cervello, quello degli Imagination che faceva So Good, So Right, un pezzo che si doveva ballare. Se qualcuno mi vedeva sarei finito si in un ricovero per malati mentali. Non era normale mettersi a ballare e a canticchiare in una cella d’isolamento. Non si sapeva neanche che ore fossero in quel fottuto tugurio, non c’era neppure la luce del sole, solo piccoli bagliori di luce, striminziti luccichi di luce soffusa. La luce del sole lo vidi solo quando fui prelevato e portato in una stanza medica dove c’era schierato un plotone di medici militari. Era una commissione medica ad analizzare se stavo bene oppure fingevo. Fingere, non conoscevo questa parola. Potevo anche offendermi ma guarda un po’, per chi mi avevano preso per un fingitore seriale. Rimasi immobile seduto sulla sedia a guardare un muro bianco. Lor signori discutevano il mio caso. Ipotizzavano che soffrissi di una rara forma di crisi psichica dovuta all’arruolamento. Alcuni di questi signori sostenevano invece che ero un ottimo attore. C’era il più intelligente di tutti che si mise a guardarmi fisso negli occhi, con una lucina che faceva lampeggiare come se fossi un alieno di Plutone. Ero perso nel guardare a vuoto. La commissione decise per un altro giorno di cella. Potevo stare in quelle celle anche per settimane, ero in grado comunque di resistere, con sempre quel motivetto ballabile degli Imagination nella mia testa, mi frullava e ballavo. Ero un ragazzo capace di tutto per ottenere il suo scopo. Del resto avevo avvertito i miei genitori che i miei giorni alla visita militare dei “Tre Giorni“ potevano essere anche lunghi, di non stare in pensiero. Sapevo che il ministero della difesa si sarebbe infischiato di avvertire i genitori. L’Italia della democrazia di allora era così. Oggi minimo ti coccolano per paura che li porti in tribunale. Se a quei tempi aprivi bocca minimo ti arrestavano. E poi sento alcuni dementi che sostengono che oggi in Italia non c’è la democrazia. Penso che di “Democrazia ad oggi anno 2018 ce ne sia fin troppa.” Mio padre mi informò che la visita era suddivisa in tre giorni lavorativi, quindi ogni sera ti mandavano a casa per farti tornare il mattino seguente. Cosa che non capitò a me, lo avevo comunque preventivato e gli dissi” Che ne sai che mi sequestrano, non aspettatemi.” Infatti successe tutto come avevo previsto. Non mi diedero neanche il modo per telefonare, avvertire i familiari. L’ultimo giorno, vengo prelevato e accompagnato da due militari nella solita stanza medica con il solito plotone di medici, ne ho contati otto. Facevo finta di tremare, sapete quando avete dei brividi. Tremavo e farfugliavo cose senza senso. Ricordavo quando da piccolo raccontavo uno scioglilingua inventato da renderlo quasi incomprensibile. I medici parlarono tra loro senza farsi sentire dal sottoscritto. Poi si alzò uno e iniziò a farmi delle domande ma io non capivo nulla, ero un autentico matto. A dire la verità non feci caso a queste domande, avevo deciso di chiudere il mondo fuori. Mi fanno uscire dalla stanza e rimango seduto fuori per due ore. Nel frattempo vedo arrivare un altro pazzo, scortato da due militari. Piangeva il poveretto, aveva avuto una crisi di pianto. Anche lui finito dentro una cella d’isolamento. In quel sotterraneo del resto ce ne erano di celle disponibili. Dopo un po’ rientro nella stanza medica, la loro riunione per decidere il mio destino si concluse. Sono riformato, miracolo. Viene scritto il referto medico e quindi il magico timbro “Riformato” Posso tornare a casa, sono esentato dal servizio militare, secondo loro ho problemi psichiatrici. In quella commissione non tutti però erano d’accordo, li sentivo, c’era uno in particolare che continuava a insistere che ero un bravo attore. Mentre un altro diceva che non era sicuro dare un’arma in mano ad un mezzo pazzo. Non credevo ai miei occhi, quel timbro non mi sembrava vero. Questo mi permise di salire su di un altro treno, quello che avevo scelto appena scesi dal pullman della gita scolastica. Succede quando ti propongono due treni, però solo su di uno puoi salire. Era quindi meglio addestrarsi alla “Legione Straniera Francese.” Cosa cambia dal servizio militare dell’esercito italiano alla legione straniera? Sono due cose totalmente differenti. Dalla prima non prendevi una lira dalla seconda eri ben pagato. La legione straniera nata nel 1831 in Francia, per ordine del Re Luigi Filippo come supporto alla guerra in Algeria, composta solo da mercenari a libro paga, comprende volontari a pagamento provenienti da ogni parte del mondo. In 190 anni circa sono italiani e tedeschi il maggior numero di volontari. Gli statisti dicono che sono maggiori i cittadini Tedeschi e Italiani anche per via della fine della seconda guerra. Dopo aver perso la guerra Tedeschi e Italiani per non finire arrestati decisero di arruolarsi alla Legione Straniera. Essere un legionario garantisce molti privilegi e tutte le porte ti si aprono. Quindi ragazzi, se volete fare qualcosa di diverso, arruolatevi alla “Legione Straniera” Essere un legionario comunque non ti obbliga a proseguire una carriera militare. Dopo l’arruolamento ti propongono successivamente dei contratti di lavoro da 3 a 6 mesi, a chiamata. Luoghi prevalenti di lavoro sono in Africa, consistono in guardie del corpo o guardie al trasporto di prodotti petroliferi o commerciali a rischio di predoni del deserto. Come il trasporto di cibo in luoghi di guerre civili per i campi profughi dislocati in tutta l’Africa centrale. Il cibo fa gola a tutti, mentre voi andate al supermercato a farvi la vostra spesa del menga, ci sono zone del mondo in cui il cibo e come l’Oro quindi il suo trasporto va difeso con le buone o con le cattive. Come tutte del resto le infrastrutture in fase di costruzione di alcune multinazionali o Stati tra cui la Cina in Africa. Strade, pozzi, acquedotti vanno difesi, come protetti devono essere gli operai che lavorano per la costruzione di queste infrastrutture, che vengono attaccati dai cosiddetti “Signori della Guerra” quelli che pretendono il pagamento del cosiddetto “Pizzo.” I legionari fanno questo, quindi ragazzi staccatevi dal culo della vostra mammina e del vostro paparino e arruolatevi, poi vedrete il mondo in maniera diversa.

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