Mondiali…(1°Parte)

Che freddo che inizia a fare in queste serate di preinverno. Accidentaccio a coloro che mi vogliono sviare sugli argomenti. Volevo parlare finalmente del “Capolavoro di Zilina” ed ecco che mi arriva un messaggino con una domanda. “Te che hai parlato di tutto, compreso del niente, cosa mi sai dire dello sport? Non hai mai parlato di nessuno sport” E vero, in tutto questo fottuto tempo del menga non ho mai parlato di sport. Quindi ho deciso di accontentare un’opera pia bisognosa di sapere di “Sport” Appunto cosa è lo sport? Parola strana di un qualcosa che esiste da secoli, fin dai tempi dei Giochi nell’antica Grecia. Ma non voglio parlare delle Olimpiadi se no ci metterò un secolo. Preferisco parlare di qualcosa di più magico, dell’oppio dei popoli. L’oppio del popolo povero. “I Mondiali di Calcio.” Lo sport dei poveri, lo sport dei disgraziati, precisamente la competizione che copre i cinque continenti. Il calcio e sempre stato definito lo sport del ceto povero, perché basta un po’ di carta, un po di scotch e fai una palla, puoi giocarci a piedi scalzi, non servono le scarpe. Il calcio per praticarlo e sufficiente un pezzo di strada, due semplici sassi per fare le due porte. Per praticare il calcio non ci vuole nessuna laurea, volendo non serve neanche andare a scuola, puoi essere un analfabeta, non devi essere alto ne basso, neppure bello ne brutto. Puoi giocarlo con chiunque, femminucce e maschietti volendo, a livello amatoriale. Non devi essere principalmente bravo, puoi essere anche una schiappa, non ti giudica nessuno. Altri sport ci vuole un determinato fisico, ci vuole un campo adeguato, nel Tennis devi comprarti la racchetta, devi avere un campetto specifico. Nella Pallavolo idem, nel Nuoto devi avere una vasca, devi avere l’acqua anche se ci sono dei deficienti che nuotano facendo finta che ci fosse l’acqua. Anche per Sciare ci vuole una pista, la neve, degli sci belli costosi. Il Golf ci vuole l’equipaggiamento, potrei andare fino all’infinito. Il calcio si gioca anche in Kenya, fino alla Groenlandia in partitelle tra eschimesi e pinguini con l’uso di pinne e una pallettina di ghiaccio da far la palla. Come non puoi dire ad uno Zairese di giocare a Basket, ti dice che cosa e? Non puoi dire ad uno della Costa Rica che vive nei sobborghi senza neanche un tetto decente di giocare a Hockey su Ghiaccio. Gli dai una sgangherata palla è felice, più se dovessi dargli un tetto e quattro mura raffazzonate. Anche la Formula 1 o le gare di Moto sono tutti sport per gente con i soldi. Il calcio no, il calcio per alcuni sociologi e puro misticismo. I mondiali di calcio e un mix di magia e sociologia di popoli. Ora vi racconto la vera storia dei mondiali di calcio, il perché sono nati e tutti i suoi misteri. Tutto ebbe inizio da un uomo. Jules Rimet era un ragazzo normalissimo, alla mattina a scuola al pomeriggio a fare il garzone alla drogheria del padre. Poi nel fine settimana dalla mattina alla sera la passava per le strade del sobborgo di Parigi a giocare a calcio, grazie ad una palla creata con dello scotch, tipico modo di costruire una palla in uso in ogni parte del mondo. Passavano ore e ore i giovani tra le stradine di Montmatre a correre dietro a questa maledetta palla. Ogni volta che si frantumava, prendevano del’altra carta presa tra i rifiuti e dello scotch grazie alla generosità del cartolaio che ne aveva cosi tanto di scotch che lo donava ai ragazzotti di Montmatre. Negli anni a seguire Jules Rimet proseguì con gli studi, come ad aiutare il padre in drogheria. Diventa avvocato, e inizia a capire il benessere sociale che dava quel cavolo di gioco di calcio. Definì il calcio un’aggregazione di persone di vario genere, etnie e stato sociale, un povero e un ricco di fronte ad una palla che rotola sono di pari livello, non esiste nessuna distinzione. Scrive anche poesie Jules Rimet, tra una causa in tribunale e una partitina di pallone tra le aule del tribunale. Era un bel casino ogni volta che dal cestino si raccoglieva un pò di carta per poi legarla con dello scotch. A volte capitava che si frantumava un vetro del tribunale. Jules Rimet fonda la prima squadra di calcio francese, la “Red Star.” Poco dopo crea la Ligue Football Association francese, il primo campionato di calcio dilettantistico francese. Fonda la federazione calcistica francese e ne diventa presidente. Si batte nel voler trasformare il calcio da dilettantistico a professionistico per permettere alle classi povere di avvicinarsi al calcio. Entra a far parte della FIFA Federazione Internazionale Football Association. E inizia a ideare il “Primo Campionato Mondiale di Calcio” Ma non tutte le federazioni internazionali sono d’accordo, non è semplice in un mondo pieno di divisioni nazionalistiche, oltretutto dopo la fine della I Guerra Mondiale. Jules Rimet alla fine convince alcune nazioni a partecipare al primo mondiale di calcio da giocarsi ogni quattro anni. Viene assegnato il primo mondiale all’Uruguay dall’altra parte dell’Oceano. Un imprenditore uruguayano, si era detto disponibile a tirare fuori di tasca sua tutte le spese necessarie per lo svolgere del mondiale. Quali era queste spese? Il trasporto delle squadre. Per una squadra europea attraversare l’oceano era costoso. Non tutte le federazioni calcistiche volevano andare in Sudamerica, attraversare via nave l’oceano atlantico era alquanto costoso e non tutti i governi nazionali avevano soldi da buttare per un fottuto mondiale di 22 matti in mutande che corrono dietro ad un pallone. Ecco che ci fu il benefattore, mise tutto di tasca sua pur di far nascere il primo campionato del mondo. Per la nazionale di calcio rumena si interessò il futuro Re Carlo I che si mise daccordo con i datori di lavoro dei calciatori dilettanti rumeni. Perché si erano rifiutati di andare per paura di perdere il posto di lavoro. Ci fu in Romania un decreto legge ad hoc per impedire il licenziamento degli operai che dovevano andare a giocare a pallone dall’altra parte dell’oceano. Nella partita Romania-Peru ci fu la prima espulsione della storia. Un calciatore peruviano fu espulso perché ruppe una gamba ad un calciatore rumeno, lo rincorse per tutto il campo fino agli spogliatoi, e gli ruppe una gamba. I motivi nessuno li sa, sono passati oltre 80 anni e ancora e rimasto un segreto. Romania-Peru ha un altro record, risulta essere ancora oggi la partita in tutta la storia dei mondiali con il minimo di spettatori, solo 250 spettatori, dopo anni si venne a scoprire che erano dei senza tetto che furono pagati per fare gli spettatori. Successe pure un fatto anomalo nella semifinale Argentina-Stati Uniti, il medico della formazione americana per protestare contro una decisone arbitrale entrò in campo e inciampò finendo a terra scaraventandosi addosso una bottiglia di cloroformio, fu salvato successivamente dal medico degli argentini, finì il tutto a pizza e fichi tra l’ilarità, soprattutto dell’arbitro. Nell’Uruguay giocava un calciatore senza una mano, fu soprannominato dal radiocronista che trasmetteva le radiocronache “Il Monco” non fu mai chiamato con il suo vero nome. Guillermo Stabile fu il capocannoniere della competizione ma fu al mondiale per puro caso. Il vero titolare Roberto Cherro fu obbligato a concludere l’esame universitario, fu rinchiuso nella scuola dai genitori, sorvegliato a distanza, per questo Guillermo Stabile fu richiamato dal suo hobby di pescatore. Segnò una valanga di gol il pescatore Stabile. Per l’occasione del primo mondiale in Uruguay fu costruito il primo grande stadio al mondo. “Il centenario di Montevideo” di oltre 90.000 spettatori. Voi potete immaginare 90.000 spettatori nei primi anni 30. L’Italia non partecipò perché aveva litigato con la federazione uruguayana negli anni prima per via di molti calciatori uruguayani divenuto cittadini italiani per permettergli di giocare nella nazionale italiana. Si chiamavano questi “Oriundi.” Se un calciatore uruguayano aveva avuto un nonno italiano o magri un bis nonno di origine italiane veniva ingaggiato per la nazionale italiana. Quindi per bisticci vari l’Uruguay non voleva a casa propria la nazionale italiana. Viene ideata la Coppa che prende il nome proprio di Jules Rimet e viene creato anche il regolamento. La Coppa e una sola e viene tenuta per quattro anni in casa della nazione che vince il mondiale. Successivamente la Coppa viene riammessa alla sede successiva e messa ancora in palio. Coppa Rimet definita “La coppa dalle ali dorate” viene costruita dallo scultore Abel Lafleur. 30 cm di altezza, dal peso totale di 4 kg di cui 2 kg di oro puro. La coppa raffigurava la Dea mitologica Nike, rappresentante la Dea della vittoria dorata. Solo la nazione che la vinceva per tre volte aveva l’onore di tenersela per sempre. Nel 1970 il Brasile vincendola per tre volte se la portò a casa definitivamente. Fu sostituita da un’altra coppa. Ci fu un bando internazionale per scegliere la nuova coppa del mondo. Ecco che da Milano si mette all’opera un certo Silvio Gazzaniga che chiudendosi nel suo laboratorio per una settimana a pochi metri dal Castello Sforzesco crea l’attuale Coppa del mondo, raffigurante due atleti che sollevano il mondo. Alla Fifa vennero viste più di 1500 sculture provenienti da ogni parte del mondo. Viene scelta la scultura di Silvio Gazzaniga, un piccolo orafo artigiano, che faceva piccoli gioielli su ordinazione per gli aristocratici meneghini. Gazzaniga grazie a quel capolavoro diventò famoso in tutto il mondo, gli commissionano la maggior parte di coppe di ogni disciplina sportiva esistente al mondo. Era un cazzo di nessuno, ma chi gli ha detto di rinchiudersi nella sua fottuta bottega di 4 metri per 4 e creare una meraviglia come l’attuale Coppa del Mondo. Invece la Coppa Rimet portata via definitivamente dal Brasile venne poi rubata e non più ritrovata. Una leggenda metropolitana dice che l’oro fu sciolto in vari piccoli lingotti e ben conservati da qualche collezionista. L’attuale coppa del mondo solo nel 2038 sarà definitivamente data alla nazione che la vincerà più volte dal 1974 in poi. Fino ad allora dovrà girare ogni quattro anni da mani in mani, da nazioni a nazioni.

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