Mondiali…(2°Parte)

Tornando a quel 1930 l’Uruguay vince la prima edizione, in una finale leggendaria. Incredibile fu la disputa di chi portasse il pallone da gioco. L’Uruguay pretendeva di usare un suo pallone, mentre gli Argentini pretendevano di usare il proprio. Jules Rimet trovò un accordo, nel primo tempo si giocava con il pallone degli argentini, mentre il secondo tempo con il pallone degli uruguayani. Gli argentini protestarono a fine gara perché il pallone degli uruguagi era molto più pesante. Una leggenda metropolitana parla che poco prima di cucirlo a mano all’interno fu messo un sasso per renderlo pesante. I calciatori uruguagi si allenarono per mesi con dei palloni con all’interno dei sassi per abituarsi a calciarli più forte, questo rese difficoltoso il controllo di palla per gli avversari, alcuni si ritrovarono i piedi pieni di lividi. L’Uruguay vinse la finale contro l’Argentina per 4-2 e fu proclamata festa nazionale quel giorno in Uruguay. Mentre in Argentina a Buenos Aires fu distrutta l’ambasciata dell’Uruguay per via di cittadini argentini inferociti dalla sconfitta. E poi lo dice la storia, non corse mai buon sangue tra i cugini Uruguagi e Argentini. L’Uruguay per 4 anni conservò la Coppa Rimet. Nel 1932 a Zurigo la FIFA assegna il primo campionato del mondo in terra Europea, viene data l’organizzazione all’Italia Fascista. L’Uruguay per protesta declina l’invito essendo la squadra detentrice e lascia la Coppa Rimet a Zurigo, non la riporta neanche più a Montevideo. Tra Uruguay e Italia c’è odio. L’Italia avendo convocato calciatori detti “Oriundi” ossia uruguagi e argentini oltre a calciatori italiani vincerà poi il mondiale del 1934. L’Argentina per elevati costi di trasporto fece partecipare studenti di una scuola di universitari di cui uno cieco da un’occhio. Sti poveri studenti ci misero tre mesi ad arrivare in Italia. La finale fu Italia-Cecoslovacchia vinta dagli italiani 2-1. La Cecoslovacchia era oltretutto una delle nazionali più forti al mondo. I Ceki furono gli unici ad avere tra i convocati l’unico calciatore che giocava al di fuori del confine nazionale, era Josef Silny nel Nimes in Francia. Tutte le nazionali partecipanti avevano tutti i convocati che giocavano nella stessa nazione di origine a parte l’Italia fascista che era piena di “Oriundi” Solo Silny era il cosiddetto straniero a libro paga. Ci fu un Italia gigantesca per battere la Cecoslovacchia, La stessa nazionale Boema prese i premi dei singoli calciatori, vinse il titolo di capocannoniere, oltre ad aver il miglior portiere del torneo uno tra i più grandi di tutti i tempi il signor Frantisek Planicka, soprannominato “La Rondine Boema.” Nel 2006 Frantisek Planicka è stato inserito tra i 5 più forti portieri di tutti i tempi, nella classifica di statistica IFFS. Non faceva il solo calciatore, era un suo un hobby gratuito. Faceva l’impiegato alle poste di Praga, appassionato di lettura. I suoi compagni dissero che prima di ogni partita la notte precedente non prendeva sonno, rimaneva a leggere per tutta la notte. Incredibile, e stato il quinto più forte portiere di tutti i tempi e il suo non era una professione, faceva il portiere di calcio per “Hobby.”
Quattro anni dopo, nel 1938 il mondiale viene assegnato all’organizzazione della Francia. L’Italia viene definita da tutti i media europei “La squadra dei super uomini.” L’Italia non solo vinse il mondiale del 1934 ma anche le Olimpiadi del 1936 (unico successo nella sua storia) quindi era la super favorita nel mondiale del 1938 in casa degli odiati cugini francesi. Non correva buon sangue tra Italia Fascista e la Francia, infatti poi l’anno dopo la Francia fu invasa dall’esercito italiano con i tedeschi di Hitler. La Francia difatti poi durante l’invasione Italo/Tedesca fu divisa a metà, a nord con capitale Parigi era sotto il dominio tedesco, a sud della Francia con capitale Vicky sotto il nome di “Regime di Vicky” finì sotto il dominio italiano. Tornando al mondiale il governo italiano ci teneva a vincerlo quel mondiale e come accadde nel 1934 pure nel 1938 la nazionale fu affidata ad un giornalista, Vittorio Pozzo. Fu il governo a scegliere il commissario tecnico e imporre i calciatori, un misto tra Oriundi sudamericani e Italiani. L’Italia fu la prima nazionale al mondo a utilizzare gli stranieri. Il governo impose pure la maglia di gioco, totalmente nera e il saluto romano alla entrata in campo dei giocatori. Alla prima partita giocata a Marsiglia contro la Norvegia, l’Italia fu sommersa di fischi. L’Italia era così forte che al turno successivo rifilò un 3-1 ai Francesi padroni di casa e si ritrovò in semifinale contro un grande Brasile. Il Brasile si riteneva così forte che fece riposare il suo giocatore migliore “Leonidas” per la finale, e prenotò i biglietti aerei per la finale di Parigi. L’Italia sconfisse anche il Brasile con un gol decisivo di Meazza che giocò il finale di partita tenendosi i calzoncini con le mani, poveretto si era rotto l’elastico. Volendo non poteva giocare in mutande o magari sotto era senza mutande, quindi correva dietro ad un pallone in stile fantozziano. A fine gara il governo italiano tentò di convincere la federazione brasiliana a vendergli i biglietti aerei. I brasiliani permalosi per la sconfitta piuttosto che darli a chi vinse stracciarono i biglietti. L’Italia fu obbligata ad andare in treno per la finale di Parigi. Finale contro la grande Ungheria, che insieme alla Cecoslovacchia rappresentavano la Scuola Calcistica Magiara. Non era un caso che nel 1934 e nel 1938 in finale ci andarono oltre all’Italia due nazionali che praticavano una scuola calcio antica, come quella magiara. L’Italia vinse 4-2 tra gli applausi di francesi che rimasero incantati da come giocava l’Italia, partirono con i fischi per concludersi con le ovazioni dei cugini francesi. Fu l’ultima volta del mondiale, perché nel 1939 scoppiò la II Guerra Mondiale. La guerra non permise di disputare la quarta coppa del mondo che doveva svolgersi nel 1942 in Brasile. Fu rimandata al 1950 la quarta edizione proprio in Brasile. Mondiale che vide vincere ancora l’Uruguay, che vinse contro i padroni di casa del Brasile. Nelle prime quattro edizioni vinsero 2°volte Uruguay e 2°volte Italia, entrambe appartenenti alla “Scuola Calcistica Latina.” Voi vi domanderete cosa c’entra “La Scuola Calcistica” Perché è un DNA e da lì non si scappa. Durante i decenni sono nate nuove “Scuole Calcistiche.” Con calma vi spiegherò da come si fa a capirle. Negli occhi del mondo comparve dal 1938 per poi concludersi nel 1982 l’era della “Scuola Calcistica Ginga” che è rappresentato dal solo Brasile. Ginga è un ballo acrobatico in puro stile brasiliano in uso prima nella jungla e poi trasferito nel calcio. “Movimento come un ballo, come delle acrobazie.” La nazionale brasiliana usò una covata di calciatori presi dai villaggi nelle sperdute jungle, dove il pallone era utilizzato anche per danzare. Il Brasile calcistico conquistò il mondo tra il 1958 e il 1970 con la sua scuola “Ginga” dove Pelè era il suo capitano. La finale del 1970 tra Italia e Brasile finita in una sonora lezione di calcio era l’acrobatico modo di gioco dei brasiliani. Il gol di Pelè che si solleva da terra di 2 metri e il timbro della “Ginga.” Come il dribbling ubriacante di Garrincha nei mondiali indietro nel 1958 e 1962, era un qualcosa di magico. Garrincha l’uomo da una gamba più corta dell’altra. Juventus, Inter e Milan fecero un accordo per comprarlo insieme, Garrincha avrebbe giocato un anno a testa. Un anno alla Juventus, l’anno dopo all’Inter e l’anno seguente al Milan.
Il tentativo fallì, Garrincha non lasciò il Brasile. Secondo il popolo brasiliano Garrincha fu il più grande calciatore brasiliano di tutti i tempi. Ebbe 14 figli sparsi in tutto il mondo. Si bruciò la carriera con l’alcol e l’amore per una cantante brasiliana, Elsa Soares. La cantante che finì per vivere in Italia, precisamente a Roma portandosi dietro il suo amato Garrincha pluricampione del mondo, l’uomo che dribblava tutti gli avversari e poi dava a Pelè la possibilità di fare i gol. Garrincha visse in Italia gli ultimi anni da ex calciatori negli anni 70, giocava nelle squadre dilettantistiche laziali. Tutti vedevano questo matto che dribblava tutti tenendosi la palla attaccata al piede, con la sua andatura ondulante dovuta alla gamba più corta. Tutti si alzavano in piedi e dicevano “Garrincha.” L’uomo che fece vincere al Brasile titoli in giro per il mondo, colui che aveva nel suo DNA la Scuola Ginga, dove per portargli via la palla dovevi ammazzarlo o spaccargli una gamba. In Brasile la Ginga ebbe la sua morte nel 1982, quando il più forte Brasile di tutti i tempi fu battuto dall’Italia più forte di tutti i tempi. Il 1982 per il Brasile fu una tragedia immane, oltre 560 suicidi che fece cambiare il modo di vedere il calcio ai brasiliani. Cambiarono, “basta prendere calciatori dalla jungla.” Bisognava creare dei calciatori per la “Scuola Calcistica Latina” scuola da un secolo appartenente a Argentina, Uruguay e Italia. Il Brasile produsse calciatori diversi, creati anche in laboratorio come il Ronaldo brasiliano, dove gli furono pompati i muscoli per renderlo più potente, il Brasile fece anch’essa parte dagli anni 90 in poi del gruppo delle nazionali calcistiche di scuola latina.

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