Il Capolavoro di Zilina (1°Parte)…

La fissa di dover prendere ad ogni costo uno specifico dipinto di Vojtech Bartonek era diventato prioritario. L’aver curiosato in quei documenti dopo di Saint Vincent, aver visto il catalogo con i dipinti mi ha messo l’adrenalina. Capitano le fisse che diventano chiodi fissi. E ti frullano nel cervello e fino a quando non le porti a termine rimangono li impresse nella testa. Un fottuto tarlo che non vuole andarsene. Dovevo prendermi un dipinto.Chiesi al grande capo un mese di libertà per affari miei personali, con la collaborazione della Giada e del Marco il cagone. Il cagone dopo avergli fatto gustare il vuoto di Milano da una bella altezza di un palazzo, (ci mancava poco che si cagava addosso) mi vedeva come una specie di totem. Era la mia ombra, penso che voleva imparare, prendere un domani il mio posto, rubava i miei modi di parlare, il mio modo teatrale di esprimermi, gli atteggiamenti, il cinismo, l’altruismo camuffato in risorsa demoniaca. Mi faceva tante domande, perché quello, perché così,perché cosà. Non ho figli e non penso di averli, ci mancava che dal nulla spuntava sto ragazzotto che mi faceva da ombra. Mi chiedeva dei consigli su tutto. Mi ero affezionato a questo ragazzo, di solito agli schiavi ci si affeziona sempre. Avevo bisogno del caffè, lo chiamavo e come un soldatino mi portava il caffè. Credo che sia utile quando devi far capire ad una persona “Chi sei.” prenderlo dai piedi e fargli vedere da un centinaio di metri il vero asfalto stradale visto da molto lontano a testa in giù, sentire dentro se stessi di cosa sia la gravità terrestre. Si dice che lanciare un qualcosa da un palazzo più alto cadrebbe più veloce il malcapitato, schiantandosi. Azzarola ricordo quando molti anni fa in Via Biondi, angolo Corso Sempione a pochi metri dalla Rai. Al 10° piano di un palazzo, camminavo insieme ad altri miei due colleghi sul colmo del tetto, dalla tasca mi cadde un fottuto accendino. Rimasi immobile,nel vederlo rotolare lentamente giù, la pendenza era molto forte. Inutile era intervenire, avrei rischiato di cadere anchio correndo sulle tegole, nel tentativo di acciuffare quel maledetto accendino, in quei casi sangue freddo e lucidità di mente. L’accendino rimbalza “Toc Toc” sulle tegole e poi sulla gronda e scompare dalla nostra vista e va giù. Eravamo in tre in fila indiana sul colmo centrale, (la parte in alto tra i due tetti che scendono, a destra e a sinistra.) Stavamo andando nel palazzo di fianco, perché la notte precedente qualche demente ha tentato di intrufolarsi all’interno dell’attico di un cliente. In quella zona di Milano ci sono attici anche da 500 mq super lussuosi con tanto ben di Dio. A Milano ci sono cose che gli occhi umani non hanno mai visto, gli occhi alieni sì. Un ex calciatore dell’Inter, un certo Samuel Etoo,per esempio in Via Turati a pochi metri dalla Stazione Centrale aveva un attico da 2000 mq. Nei mesi scorsi è stato venduto in forma anonima ad uno sceicco del Qatar. Il Qatar è ufficialmente sanzionato dalla comunità internazionale per finanziamento ai gruppi terroristici. La conoscete la regola ”Pagare moneta e vedere Cammello.” In Italia soprattutto a Milano fino a quando risiedono sceicchi e petrolieri Qatarioti e Sauditi non ci sarà nessun attentato terroristico in Italia. Ve l’ho sempre detto, state tranquilli, dormite sonni sereni. Voi italiani dovete avere paura degli stessi italiani che hanno demolito la nazione, con il disastro idrogeologico in atto su tutto il territorio nazionale. Gli sceicchi e petrolieri mettono soldi, anche per questo Milano sta cambiando pelle e in meglio, ci stanno mettendo mano i Qatarioti e i Sauditi. Roma invece e del terzo mondo perchè, non ci sono i Qatarioti e i Sauditi, la differenza e tutta qui. Comunque sono tutti capaci di ricostruire una città con i soldi dei Qatarioti e Sauditi. Lo sceicco senza fare troppi fronzoli si è comprato in petroldollari 2000 mq di attico. Sto divagando “Cazzus” Dov’ero rimasto? Eh già, Via Biondi e l’accendino. Questo accendino scende e va giù in strada. Il mio compare dietro di me esclama “Puttana Eva, abbiamo ammazzato qualcuno.” Con molta calma scendo verso il cornicione per andare a controllare dove cazzo sia finito l’accendino.Mi affaccio verso il vuoto, e vedo un vecchietto che urla come un pazzo, cazzo!Gli era passato a pochi centimetri dalla testa. L’accendino si era fermato all’interno di un’auto dopo aver frantumato un parabrezza, parcheggiata sul marciapiede. L’ho lasciato sbraitare il vecchietto, era giusto che si sfogasse, poteva essere la sua di testa invece di un parabrezza, con l’accendino che si conficcava tra le sue meningi del cazzo. Tra me dicevo “Ma stai zitto, che ti urli, piuttosto ringrazia il tuo Dio del cazzo se sei ancora vivo.” Il mio compare nel frattempo era sceso per le formalità, in questi casi entra in gioco l’assicurazione per pagare i danni all’auto. Ci fu un piccolo trambusto in strada, vennero i vigili,carabinieri. Poi si risolse con tarallucci e vino. Peccato che non c’ero giù a parlare con il caro vecchietto, fu scelta migliore stare all’attico del cliente.Non amo i casini. Quindi, immaginatevi invece dell’accendino, il povero marchino detto il cagone, appeso a testa in giù. Quel giorno si prese uno di quei spaventi che lo racconterà ai suoi nipoti. Quindi al Marco il cagone avevo deciso di portarmelo dietro a Zilina. Come avevo bisogno di Giada. Prima della partenza bisognava preparare il tutto. Per prima cosa si doveva mettere al lavoro un autentico asso della scopiazzatura dei dipinti. Un piccolo genio. Un tipo che ai tempi stava in Via Gluck a Milano, la famosa via della canzone del Celentano. Lo andai a trovare l’Ernesto, che nome da bigolo che aveva. Un tipo sempre a modo, gentile e soprattutto collaborativo quando c’era da guadagnare dei soldi.. Aveva un brutto vizio l’Ernesto, quello di offrirti schifezze, grande pittore di cose fatte da altri ma uno chef orribilante. All’Ernesto mai rifiutare ciò che ti offre. Un giorno il pirla mi fece mangiare le lumache. Mi ero presentato a casa sua all’ora di cena, sapevo di trovarlo, se no era difficile pescarlo in giro per Milano, non sempre sta al solito posto. A volte lo trovavi al Pupa Club, locale notturno di Milano, situato in Corso Buenos Aires, locale riservato a soli adulti. Capitava a volte che lo dovevano accompagnare a casa perchè era totalmente ubriaco. Altre volte in Via Cadore ad un locale che frequentavo anch’io da giovane dove c’era una bisca nel sotterraneo. Da un lato i giocatori di poker, dall’altra parte giocatori di ramino, e poi c’ero io con i miei compari a biliardo. Stavamo a volte nel fine settimana fino all’alba. Porca la miseria in quel sotterraneo dopo ore e ore di fumo di sigarette arrivava la nebbia assassina.Non si vedevano più le bocce. Ogni tanto arrivava la polizia in borghese in grandi forze. Sempre con il solito commissario della questura, tirava fuori il distintivo e diceva “Tirate fuori tutti i documenti.” Tutti interrompevano tutto ciò che stavano facendo, i giocatori di poker, quelli del ramino e noi al biliardo. Consegnavamo i nostri documenti e se li portavano via. Dopo un paio d’ore ricompariva il commissario e ci riconsegnava i documenti. Quindi se in quel lasso di tempo decidevi di tornare a casa eri obbligato ad aspettare il ritorno del sig. commissario. Quel locale in Via Cadore oggi e chiuso, e diventato qualcos’altro. Quindi l’Ernesto lo trovavi solo in orario di cena o magari all’orario del Te, come un lord inglese. Che cazzo di personaggio. Quella sera suonai il campanello, aprì la porta ed esce una puzza pazzesca, pensavo stesse mangiando un cadavere, erano le lumache al pomodoro mezze bruciate. Che sfiga malefica mi tirò fuori un piatto “Don Antonio assaggi.” Mamma mia che schifezza, erano bruciate, non osai contraddirlo. “Ernesto sono fantastici.” Voleva farmi fare il bis, lo fermai subito. “No grazie, ti ringrazio infinitamente ma stamattina ho preso l’olio di ricino, non vorrei che mi facesse uno strano effetto.” Se gli parlavi dell’olio di ricino si spaventava.” Gli portai una stampa del dipinto che volevo, gli chiesi due copie, una subito e l’altra dopo. Stesse e identiche misure dell’originale. Bastava la sola tela, poi effettuavamo sul posto la sostituzione all’interno della cornice. Una la volevo urgentemente, perché dovevo portarla a Zilina, l’altra al mio ritorno dalla Slovacchia. Dopo l’aver commissionato il dipinto c’era da preparare il tutto. Il viaggio era da fare in automobile. Su due auto e non dovevano dare nell’occhio, entrambe colorate sul grigio scuro. In magazzino scelsi due golf. Una in ottimo stato mentre l’altra era ferma da molto. La seconda golf con una bella ripristinata, con poi l’aggiunta di un taglio sulla copertura in stoffa sotto al tetto dell’auto, con la cucitura di una cerniera. Li all’interno nel viaggio di andata ci sarebbe stato nascosto il dipinto copia di Bartonek. Nel viaggio di ritorno verso Milano quello vero.  

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