Il Capolavoro di Zilina (2°Parte)…

Eh già! Comprendo la vostra curiosità nel sapere quale di Vojtech Bartonek mi sarei portato via da Zilina. Comunque li state osservando i quadri di Bartonek? Ce n’e uno in ogni puntata. Uno solo mi ha rapito, visto nel catalogo sottratto al notaio a Saint Vincent, quasi che ogni sua immagine impressa mi catturasse. Realismo allo stato puro. Non vi dirò mai qual è. Si ma basta preamboli, dov’ero rimasto con la storia? Già! La preparazione e la partenza. Prima bisognava preparare la strada per arrivare all’asta del Castello di Butatin. C’era una persona che si occupava dell’asta. Il fautore e l’organizzatore. Viveva a Lugano, il suo nome era in quei fantomatici documenti presi a Saint Vincent. Ad avvicinarlo ci avrebbe pensato la Giada. Il tipo faceva la stessa strada ogni giorno dall’ufficio alla sua abitazione, alle porte di Lugano, sposato con tre figli abbastanza grandi,mogliettina casalinga. Al mattino si fermava sempre allo stesso bar, succo di frutta e brioscina vegana, il caffè macchiato, un tipo molto salutare, il tipico modo modaiolo di vedere il mondo. Poi sempre elegante, giacca e cravatta da sembrare una statuina del presepe delle Antille. Sapevamo tutto del signorino. Bisognava avvicinarlo. Chi se no la Giada, specializzata in far cadere gli uomini ai suoi piedi, del resto è stata addestrata per questo. Le tecniche di avvicinamento sono tante. In quel caso doveva accadere al mattino al bar, con la semplice scusa del telefono che non va. “Senta, scusi mi farebbe fare una telefonata il mio è scarico.” Il fascino della Giada avrebbe bisogno del porto d’armi. Perché ammazzerebbe chiunque, la tipica donna che te la fa annusare. Il signorino molto volentieri le cede per un momento il suo telefono. Io sono dall’altra parte della strada, seduto a bere il mio cappuccino e guardo il procedere dell’aggancio.In incognita, sempre con il mio capello del cazzo e i miei occhiali da sole che solo in Groenlandia non hanno bisogno del passaporto. E proprio brava la Giada è un’attrice nata. E pensare che quando la conobbi era uno straccio. Ora se la vedi e una stella che brilla. Il tipo cadde nel trappolone con tutte le sue belle scarpe da 500 franchi, prese nel negozietto più in di Lugano. Invitò la Giada ad un aperitivo e lei ovviamente accettò, doveva accettare le sue avance. Da cosa nasce cosa. Ecco che viene invitata a seguirlo in Slovacchia a Zilina per un’asta.Lui sarebbe stato il grande capo. Ecco che la Giada con i suoi modi deliziosi,zuccherosi come sa fare, convince il tipo a far venire con lei la sua amica.Ossia il sottoscritto vestito da donna. Come poteva dire di no alla bella Giada. “Ok tesoro porta la tua amica.” La scelta dell’amica era più semplice,era troppo sospettoso portare un uomo. Per questo dopo aver fatto il prete finto, il messicano, il matto, lo Zorro mascherato eccomi nella più incredibile trasformazione in una donna finta. Fu un capolavoro della Giada che si occupò lei stessa del trucco, il vestiario. Fui costretto alla sistemazione delle sopracciglia, la barba obbligatoriamente da rasare ogni giorno nel periodo in cui si stava a Zilina. Ufficialmente ero Angelica. Eh già! Avevo si l’aria di un’angelica scesa dal pianeta angelo ignoto. Non fu un caso la scelta del nome. Davanti allo specchio, dissi alla Giada” Dai spara che nome deve avere questa splendida e magnifica donna che vedi?” Lei con voce sensuale “Angelica.” “Oh tesoro così mi emozioni.” Gli risposi con voce da donnina. Preparammo i documenti d’identità,ovviamente falsi. Due telefoni con scheda svizzera anti intercettazione, per comunicare tra noi e Marco il cagone. Ora le auto. La prima golf in ottime condizioni, l’avrebbe presa Marco il cagone direzione un’alberghetto in periferia di Zilina. Sarebbe stata la base logistica dell’intera operazione.Mentre Io vestito da donna e la Giada con la seconda golf dovevamo andare in centro a Zilina, le due amiche avevano un albergo. Nella seconda golf ci sarebbe stato il dipinto falso all’andata e il dipinto vero al ritorno. Identici da far fatica a capirne la differenza. Ad’Ernesto gli avevo detto di contrassegnare sul retro un qualcosa che potevo poi riconoscere quando avrei fatto lo scambio.Ci eravamo messi d’accordo con due lettere V e B. Che per i più ingenui significava Vojtech Bartonek. Invece per i geni aveva un altro significato. Infatti per pura scaramanzia (perché sono un fottuto scaramantico) gli diedi ad’Ernesto un foglietto con la scritta in aramaico “Vita Balorda.” Chi cazzo volete che sappia in questo mondo di ignoranti l’aramaico? Ho un tatuaggio sulla spalla sinistra con una scritta in aramaico. Ci fosse stato un povero cristo che mi avesse detto “E scritto in aramaico?” Dico un povero cristo. Sotto sotto penso che neanche quello vero, residente da secoli in croce non lo avrebbe saputo il significato di “Vita Balorda.” che ne volete che ne sappia Gesù Cristo di cosa sia una vita balorda. Ha già i suoi problemi quell’uomo. Vita balorda, la vita reale dei personaggi impressi da Bartonek nei suoi dipinti. La “Vita” volendo neanche la madonna saprebbe il vero significato. Sapete quante madonne ho mandato in giro per il mondo nella mia vita, nel gergo linguistico madonna e un’esclamazione. Poche volte però l’ho detta tra le lenzuola “Oh Madonna.” Che strano, dire madonne a destra e a sinistra e un uso frequente, e poi troppo poche le madonne tra le cosce di una donzella. Mi viene in mente proprio di Zilina. Li usai l’esclamazione “Oh Madonna.” Più avanti ve la racconto. Se ci fosse in vita il mio vecchio professor Kruge mi avrebbe scritto sulla lavagna “Oh Ma-Donna” con il detto “Oh Ma che Donna.” Il Che non è come certi fanatici che si riferiscono al Che Ghevara. Il che è la linietta. Quindi “Oh Ma-Donna.” Porca paletta come al solito mi perdo nel discorso e vago in argomentazioni non attinenti. Capita sempre. Dov’ero rimasto? Ah già! Si le due lettere V.B. con scritto sotto in aramaico Vita Balorda. Era il solo modo per riconoscere dal retro il vero dal falso. Il dipinto sarebbe stato portato sulla seconda golf, nascosto sotto al tetto dell’auto, all’interno del rivestimento in stoffa cucita con una cerniera fatta mettere su misura, dalla parte del lunotto posteriore. Una cerniera difficile da individuare. L’aprivi e inserivi il dipinto al suo interno. Le dogane per la Slovacchia controllavano i mezzi.  Il viaggio comunque non fu complicato, controllarono il mezzo ma non fecero caso al colpo di magia sotto al tetto. Guardarono baule, sotto al sedile, il vano motore, ma sotto al tettuccio no. Ditemi voi cosa ci starebbe li sotto? Solo una tela ben distesa di un dipinto, penso che neanche Gesù Cristo avrebbe capito che sotto al tetto dell’auto ben disteso e ottimamente nascosto c’era un dipinto.

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