Cartoline dall’Aldilà…

A Norimberga pensavo. Si pensa quando si ha quel lasso di tempo in cui il tuo cervello connette con i pensieri. Ogni mattina e sera nel tragitto in taxi da Piazza Plarrer a Schweinau e viceversa pensavo a quando andavo a Minsk in Bielorussia a soli 400 km circa da Chernobyl. E stato quell’omino seduto su di una sedia, con una scatola accanto ai suoi piedi piena di cartoline. Li vendeva, voleva vendermene una. Ridevo, gli ho dato due euri ma senza la cartolina. Gli dissi che la “Postkarte aus der Hölle.” In italiano; “La cartolina dall’inferno.” Lui mi ha fatto venire in mente in modo chiaro quel breve periodo bielorusso. A Minsk, essere ospite nei villaggi, il fumo delle sigarette negli alberghi, le cimici nella moquette degli alberghi, la vodka, le signorine che bussavano nelle stanze degli alberghi con la frase “Vy khotite kompaniyu?” in italiano “Vuoi Compagnia?”
Tempi passati tra la Bielorussia, l’Ucraina, la Moldavia, la Lituania e tutti quegli staterelli che facevano parte dell’Impero Russo, posti dimenticato da Dio oggi. Come del resto non si può dimenticare quegli anni che scoppiò la centrale nucleare di Chernobyl, se ricordo bene era il 1986. Trentasei ore dopo quel 26 aprile 1986 tutte le persone venivano avvertite da una voce che usciva da un altoparlante.
Gli abitanti furono obbligati ad abbandonare in fretta e in furia tutte le case e allontanarsi immediatamente dalla città. Lasciarono tutto lì, la loro vita e le loro speranze. Molti si salvarono, altri invece con il tempo morirono con improvvisi tumori. Senza dimenticare che le condizioni atmosferiche fecero in modo di portare le radiazioni in tutta Europa, compreso l’Italia. Qualche giorno dopo di quel 26 aprile in Italia iniziò a piovere portando con se le radiazioni sul terreno. L’agricoltura del bel paese fu colpita dalle radiazioni, come gli individui che vennero a contatto con la pioggia. Non è un caso se nei prossimi anni aumenteranno in Italia i tumori alla tiroide. Chi aveva tra gli 0 e i 18 anni nel 1986 oggi rischierebbe seriamente un tumore alla tiroide o allo stomaco o alla pelle. Molto frequenti saranno i melanomi alla pelle. In Ucraina come in Bielorussia che erano l’epicentro del disastro, molti furono i decessi, morti che ancora oggi continuano.
L’importante è non esporsi alle radiazioni per lungo tempo, non deve essere superiore ai dieci minuti, al massimo quindici minuti il contatto con un’area colpita da radiazioni. Chernobyl è ancora una città fantasma come tutte le zone limitrofe. La coltivazione ancora oggi è pericolosa, anche in aree che sembra non ci siano più radiazioni. In quelle zone è severamente vietato mangiare i funghi, perché il fungo attira mille volte di più le radiazioni. La cosa che mi ha sempre lasciato sbalordito quando attraversavo l’autostrada che passa tra i due confini Ucraina e Bielorussia era l’atmosfera fantasma e il rumore del silenzio, assordante da sentirtelo dentro.
Due Stati che hanno due macchie nelle loro anime, da una parte la Bielorussia e dall’altra l’Ucraina.
Chernobyl si trovava su di un territorio di confine tra queste due nazioni, in una lunga e immensa autostrada che divide l’Ucraina e la Bielorussia. Molte volte ho fatto quel tragitto, farla da passeggero per lunghi 400 km ti fa guardare l’inferno dal finestrino con tutti gli scheletri impressi sui cartelli che ti osservano. Se fate questa autostrada da un lato vedete dei cartelli con un teschio che raffigura la morte, l’inferno, da far quasi felice il teschio che porto al collo. Invece dall’altra parte della carreggiata il mondo. Se ti capita poi di tornare indietro vedrete il senso opposto, i cartelli con la morte da un lato e il mondo dall’altro lato. Potresti andare nella zona contaminata ma solo per brevi periodi di tempo, le radiazioni per l’uomo sono nocive se sta esposto per troppo tempo. In quelle zone l’uomo e qualsiasi essere vivente non può più tornare a viverci per altri duecento anni come minimo. Ci sono scheletri di palazzi, città disabitate, villaggi desolati, un silenzio infernale che neanche il vento ha il coraggio di presentarsi al suo cospetto. Qualche anno fa in quell’inferno per il recupero di una valigia ci sono stato, per soli dieci, dodici minuti circa, entrando dall’alto del cielo con un elicottero militare. Fu una visita veloce e rapida su di un appartamento dell’ottavo piano del quartiere popolare a nord di Chernobyl, chi mi accompagnò era terrorizzato, continuava a ripetermi via radio ” Poydem, poydem!” In italiano “Andiamo Andiamo!!” Era da recuperare una valigia messa dentro una porta a muro, un’insenatura perfetta per nascondere qualcosa di importante. Nella valigia c’era qualcosa di molto importante. Il tizio che doveva conservarla era morto con un tumore che gli aveva portato via prima la gola e poi qualche mese dopo l’intestino, portandolo successivamente a defecare con un tubicino, per poi finire ad essere imboccato con un tubo dalla bocca in poche parole non poteva più mangiare. Voleva che qualcuno gli sparasse in testa, desiderava farla finita, lui non aveva il coraggio ne la forza di farlo. Soffriva parecchio, sdraiato su di un letto, gli occhi che chiedevano pietà per la sua anima. Ogni santo giorno andavo all’ospedale a trovarlo, mi avvicinavo e gli domandavo se sapesse dove fosse la nostra amica valigia, non potevo perquisire tutta Chernobyl, 10 minuti alla volta ogni giorno, per tutti quei palazzi suddivisi in centinaia di appartamenti ci avrei messi 30 anni. Sarei diventato anchio un uomo che viveva con i tubi e incatenato in un letto come quel povero disgraziato. La moglie e il figlio lo accudivano ogni santo giorno al povero Kyrill Era un ex ufficiale russo Kyrill Yanchuk, uno dei gloriosi ufficiali che parteciparono all’invasione in Afghanistan, ancora oggi ricordo quando Kyrill mi raccontava di quel dicembre del 1979 quando l’armata russa entrò a Kabul. Ha saputo fronteggiare i Mujaheddin, camminava su bombe nascoste nella terra, un autentico highlander. Che strano e fottuto questo mondo, ti rende immortale la vita stessa e poi finisci in quel modo. Lo vedevi marcire lì, legato in un letto, annientato non da una bomba, una pistola o un coltello o da un acerrimo nemico in carne e ossa. Lo aveva eliminato dalla faccia della terra un nemico invisibile, colui che compare quando non te lo aspetti, nascosto dietro ad un angolo di una vita, che poi alla fine questa stupida vita non vale un cazzo, quel nemico era il signor tumore. Andavo a trovarlo ogni giorno, mi mettevo sempre lì ai piedi del letto su di una sedia del cazzo, ad aspettare la fatidica frase che mi avrebbe dato gioia, “Il nascondiglio della valigia.”
Prima che arrivasse la moglie dovevo sapere dove minchia era quella fantomatica valigia. Mi arrivò in testa un sospetto che non esisteva questa valigia o magari fu presa da qualcun altro. Non parlava mai Kyrill, muto come un pesce, non sapevo neanche se mi conosceva. Poi quella mattina al decimo giorno quando gli usciva la merda da ogni parte del corpo, con dei versi senza senso mi fece capire di avvicinarmi. Mi avvicino e in un orecchio mi dice finalmente dove stava quella fottuta valigia ma in cambio voleva farla finita. Non voleva più soffrire e mi aveva chiesto l’ultimo gesto di pietà, quello di trasportarlo direttamente all’inferno, senza passare dal purgatorio.
Non ero proprio convinto di farlo, glielo feci notare.
“Kyrill!! mi deludi, una roccia come te, decidi di arrenderti, di non lottare più.”
Non volevo dargli la morte non mi aveva fatto niente di male, non era un mio nemico, di solito si eliminano i nemici, la cosa mi diede parecchio fastidio e me ne andai.
Incrociai al piano inferiore dell’ospedale la moglie mi fermò chiedendomi come lo avessi trovato quella mattina. Non gli dissi che mi aveva chiesto di togliergli la vita, sorrisi e gli risposi
“L’ho trovato meglio di ieri.”
Dalle mie parti si dice che poco prima di andarsene nell’altro mondo, l’uomo trova la sua luce e la sua strada verso l’olimpo. Tutte stronzate, stava peggio. Dissi questo alla moglie per prepararla alla morte, avevo deciso di dargli l’estrema unzione. A quel signore che sta in croce, gli avrei portato un’altra anima da salvare. In poche parole, stavo preparando la moglie alla probabile morte del marito, l’avrei chiamata liberazione dalle pene del mondo in terra, sempre se in terra come in cielo ci siano due mondi ben distinti, come si dice “Le Cose della Vita.”
State tranquilli che quando capiterà a me il giorno che dovrò lasciare questo mondo, manderò a fanculo i due fratelli bastardi, quello del piano di sopra e l’altro del piano di sotto.
Era molto presto la mattina seguente, oramai sapevo dove fosse la valigia. mi presentai all’ospedale da Kyrill, avevo un compito da ultimare, accompagnare il vecchio amico all’inferno. Entrai nella stanza, dormiva, controllai prima di non essere disturbato misi la sedia davanti alla porta, presi il cuscino molto lentamente per evitare di svegliarlo e subito dopo lo soffocai. Non fece resistenza se ne andò da eroe come in un campo di battaglia, non respirava più aveva finito la sua vita sul quel letto del cazzo in un ospedale del cazzo. Gli accompagnai le palpebre in un lungo sonno, gli rimisi il cuscino sotto la testa, presi la sedia e la rimisi al suo posto, tutto doveva essere in ordine, doveva sembrare il solito giorno di sempre. Aprì la porta con molta cautela, nessuno nei paraggi e me andai.
Con chi di dovere riuscì ad avere un elicottero, un autista e un accompagnatore, coi soldi si ottiene tutto. Fu il tutto molto rapido, palazzo 12, scala 4, ottavo piano, primo appartamento a destra. Dopo l’ingresso contare due stanze sulla sinistra, poi entrare alla terza stanza a fianco della finestra una porta muro, buttarla giù e dentro avrei trovato la famigerata valigia e in più un borsone con varie armi. Per buttare giù quella parete in cartongesso usai il piedistallo di una lampada, quelle che stanno in piedi alte due metri. Le armi non mi interessavano, volevo la valigia, cazzo!!! Eccola che mi sorrideva. Presa, via di corsa, l’elicottero era pronto, salgo e via verso l’alto per scomparire, quel giorno avevo preso sul mio corpo una quantità di radiazioni di uno che aveva fatto una doppia o tripla risonanza magnetica. Cosa c’era nella valigia? documenti fondamentali, documenti da vendere al migliore offerente, vecchie storie afghane.
Storie afghane, bei tempi, quando il mondo era diviso in due ed’ era più sicuro.
Kyrill se ne andò in un viaggio nuovo, in un mondo ancora più diverso da questo. Chissà se un giorno mi arriverà una cartolina da quel mondo. Attendo sempre cartoline dall’aldilà, ognuno vive insieme ai suoi fantasmi, ai suoi compari spettri, di varie forme e colori. So già che mi arriveranno cartoline di odio dall’aldilà. Con molto piacere attenderò invece quella di Kyrill, con scritto un semplice “Grazie.”

Annunci

2 pensieri su “Cartoline dall’Aldilà…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.