La Neve di Praga…

Penso a quel famoso lavoro di qualche tempo fa a Praga. Si aspettava solo il famoso segnale di approvazione. Nel mio lavoro il segnale di approvazione e particolare, sulla busta è sempre segnato con un sigillo rotondo raffigurante un teschio rosso di cera lacca. Come il teschio in osso che porto attorno al collo. Iniziare un lunedì mattina e trovarsi di fronte sulla scrivania totalmente vuota due buste mi ha fatto subito pensare a Praga. Al venerdì amo lasciare la scrivania piena del niente, sgombra di tutto. Vuota a parte i meravigliosi dipinti che la mia anima ama assaporare ogni qual volta che rimango fisso e immobile ad osservare quelle pareti grigie. Ecco ora mi tocca sedermi e aprire le buste, prima quella gialla, al suo interno una breve storia di colui che non dovrà più vedere l’alba, delle fotografie di vita che sarà sicuramente vissuta, un indirizzo, tutto ben elencato in maniera dettagliata nei minimi particolari. Al giorno d’oggi ogni individuo di una società civile e moderna è schedato. Abitudini, le speranze e pure i sogni. Sono stato incaricato di spegnere i sogni e le speranze di quest’individuo. Non so mai la ragione del perchè si deve spegnere un cuore che batte, o un pensiero di pensare, non mi sono mai interessato e sinceramente la cosa non mi interessa. Vuol dire che avrà rotto le scatole a qualcuno o magari è un ostacolo per alcuni affari di altri, avrà rubato segreti industriali, brevetti, in un mondo sommerso molte cose potrebbero risultare incomprensibili per chi non può capire. Che strana la mia vita, passare da essere l’uomo delle lettere a colui che le lettere fa in modo di non farle più scrivere. Oggi non serve più l’uomo delle lettere, anche perché le lettere non si spediscono più, oggi ci sono le email, gli sms i vari social del cazzo. Oggi controllano email e sms in modo diverso di allora. Ci pensa un computer ad analizzare il tutto, dividendo quelle anomale da quelle normali, catalogando in vari gruppi che successivamente si sceglie chi controllare e chi no. Il computer e molto più rapido. Una volta era l’uomo e la cosa mi divertiva, perché leggevo i segreti di milioni di persone attraverso le loro lettere che si scambiavano e se mi andava gli cambiavo gli eventi senza che loro se ne accorgessero. I tempi sono cambiati. Ora mi tocca andare Praga. Nella busta bianca ci sono il biglietto aereo di sola andata e il biglietto di ritorno in treno da Praga a Bratislava, e successivamente un biglietto aereo da Bratislava a Zurigo e per concludere un biglietto di treno da Zurigo a Milano. Loro calcolano tutto nei minimi dettagli, lasciare Praga in treno crea meno problemi. Questo si chiama lo spostamento in stile scatola cinese, fatto di proposito per perdere le tracce. Nella busta bianca c’erano anche banconote di corona ceca, cinque banconote da 2000 Kc e due da 1000 Kc equivalenti a 500 euri circa. In Repubblica Ceka con 12000 corone campi un mese. Pure un indirizzo dove poter stare in quei tre giorni a Praga. Dovevo solo preparare la valigia e l’equipaggiamento. Di solito porto il necessario ma nella valigia dovevo mettere anche il travestimento adeguato. Non puoi presentarti così come sei, in questo mondo dove tutti sanno tutto di ognuno devi fare anche l’illusionista soprattutto per un lavoro del genere. Avevo trovato la giusta rappresentazione. Scendo in magazzino giù nel sotterraneo, presento la mia tessera d’identificazione e il mio cartellino. E inizio a girare per quel luogo pieno di misteri. Prendo una parrucca con capelli molto lunghi, una barba lunga, la pomata da spalmare sul viso prima della barba finta. Occhiali affumicati grandi, un tatuaggio finto di quelli che si incollano e la cremina da spalmare prima del finto disegno perfetto da mettere sul collo, sotto al mento accanto alla mia collana del mio teschio. Un orecchino sarebbe perfetto. Ecco trovato l’orecchino rappresentato da una manina così piccolina che solo avvicinandoti riesci a notare. Quel magazzino ha tutto, e ben rifornito. Una volta avevo una maglia marroncina presa dal magazzino, ero in dolce compagnia con una donzella in gonnella attillata da far perdere i contro sensi. Tra due labbra che si sfioravano la tipa distrattamente versa un po’ del suo vino su quella maglia che indossavo. Lei faceva la sconvolta, mi aveva triturato le palle per scusarsi ed io che insistevo di lasciar perdere, le maglie sono state inventate per sostituirle. Lei continuava a menarla, le solite stronzate del tipo chissà quanto l’avrai pagata, alla fine ho dovuto dirgli la prima frase che mi venne in mente;
“Magazzini Moreno dove tutto costa meno, mentre dai cugini, Magazzini Persichetti vendono solo i letti, tesoro. Un magazzino chiuso in un sotterraneo, dove il commesso gira in mutande con un buco davanti e una macchia scura sul retro, e una canottiera unta da far scendere il sudore a chi la guarda ed ora non rompermi più i coglioni con sta cazzo di maglia e baciami, tesoro” 
Al magazzino c’è tutto, per Praga era perfetto anche un cappotto di quelli lunghi con bottoni grandi, avevo la possibilità di scegliere su tre colori, beige, nero o grigio, andai sul grigio scuro. Pantaloni marroni scuri, belli pesanti e un maglione a vita dolce. Fu passata la mercanzia dal guardiano, con il mio Pass. e l’operazione di Praga catalogata nel nome in codice “Neve a Praga” Ritornai nel mio ufficio, dall’armadio che tengo sulla destra tiro fuori la mia valigia d’ordinanza, con le quattro ruotine sotto, apro il tutto, inserisco all’interno dei pantaloni la parrucca, nel cappotto all’interno delle maniche la barba lunga finta, all’interno del maglione il finto tatuaggio sistemato nel miglior modo possibile per non rovinarsi.
All’arrivo a Praga non dovrò portare il telefono, nessuna carta di credito, niente di tecnologico, difatti e la cosa che amo di più non essere rintracciato. Nessuno sa come poterti contattare, diventi l’uomo invisibile. Cazzo che bello non rendere conto a nessuno. All’aeroporto di Ruzyne c’è un auto con autista che aspetta, mi porterà alla casa precedentemente affittata “Alla città vecchia” nel quartiere ebraico Josefov, c’è il solito appartamento al ultimo piano di una palazzina di tre piani a pochi passi dal orologio astronomico, mai usare alberghi, perché c’è l’obbligo di consegnare i documenti. Praga è senz’altro la più bella città d’Europa anche perchè è rimasta tale e quale a quella dei primi anni del 900. Da sempre definita la piccola Parigi, anche se la Parigi di oggi e uno schifo, non rimane che Praga di oggi è l’unica e vera Parigi dei primi anni del 900. L’appartamento e piccolissimo, una cucina totalmente bianca, una camera da letto piccolissima con un letto che sembra di essere di qualche villaggio giapponese, dove dormire per terra e identico. Il bagno il minimo indispensabile. Di solito dentro una finta lampada da pavimento, quella con i piedistalli di forma rotonda o quadrata c’è sempre l’occorrente per il lavoro da eseguire. Svito le quattro viti che girano in senso antiorario e sufficiente usare un coltello, ecco c’è tutto, pure la chiave che apre il mobiletto del bagno, controllo, si dentro al mobiletto ci sono le fiale ben confezionate da far ingerire a colui che per l’ultima volta vedrà la neve di Praga. Questo è il periodo dove Praga si illumina di quel bianco come la purezza, quei fiocchi bellissimi e soffici che scendono creando la giusta atmosfera. Un silenzio tombale in quella palazzina, dove l’ingresso che porta al terzo piano e privato quindi impossibili da essere visti. La preparazione sarà fatta la seconda sera, per la prima sera e giusto farsi vedere in giro, un ristorantino, cercare di sorridere a chiunque, farsi notare, possibilmente invitare una dolce donzella per una bevuta nel solito locale notturno, accanto al museo delle torture.
Non fare mai troppo tardi, nel buio della notte sotto una cadente neve bianca e soffice ritornare a piedi con dei lampioni che fanno fatica a stare accesi, lampeggiano dalla loro sofferenza. Salire su quell’ultimo piano, sdraiarsi su quel minuscolo lettino e dormire, possibilmente lasciando la tenda appena aperta per scrutare quella piccola e soffice neve che scende, con quei pezzi di ghiaccio che si fanno strada su bordi di un legno ormai andato. Alla mattina mi alzo con il mal di schiena? invece no, vi rendete conto che dormire su quei fottuti letti e da pura goduria. Vanno bene solo per dormire, sconsiglio di fare la ginnastica tra le lenzuola con un’altra figura con due monti sibillini nel petto, (penso che mi avete capito) c’è rischio che si rompa il lettino. Meglio in terra come le formiche, il kamasutra rende al meglio, difatti ama gli scarafaggi o simili.
Scende la mattina seguente, un po’ gelida ma ci fai l’abitudine, vado al bar a prendete un te caldo, devo comportarmi da turista come se niente fosse.
La seconda sera bisogna prepararsi. Attaccare il finto tatuaggio sotto il mento, un disegno che raffiguri una ragnatela che arrivi sotto al labbro inferiore, la spalmatura della crema speciale che hanno al fottuto magazzino, far assorbire alla pelle, all’inizio brucia un po’ ma poi va via, parrucca con capelli lunghi, da coprire bene un po’ il volto, spalmatura dell’incollatura per la barba abbastanza lunga e finta, l’orecchino, occhiali affumicati. Il cappotto, i guanti di pelle per tenere le mani ben coperte dalle impronte e un ombrello. Prendo il telefono dell’ingresso, lo alzo e sotto c’è un numero, quello del autista. Colui che mi porterà sul luogo dove troverò l’individuo a cui tirare via i sogni.
Bisogna sapere tutto dell’individuo che si dovrà colpire, qui inizia la fase due, fare conoscenza con la persona, un incontro casuale ovviamente provocato da voi, sarà casuale solo per lui. Basterà un legame con una persona che lui conoscerà per il primo contatto, non saprà non resistere dal chiedere chi sono? E in quel momento che è nelle mie mani, bisogna ricordarsi tutto. Lui sarà sempre più sorpreso e quasi ammaliato. Farò di tutto per raccontargli una storia di una persona che lui conosce, mi inviterà a bere qualcosa. Gli racconterò ciò che lui vorrà sentire, la magia dell’illusionista di cosa insegnano all’agenzia. Come per magia aprirò una fiala che dovrò tenere tra le mani, e immettere l’intero liquido sul bicchiere dell’uomo che vedrà per l’ultima volta la neve di Praga. Incomincerà ad avere strani giramenti di testa, lo accompagnerò a casa, poveretto non si regge in piedi, inizierà a farfugliare strane parole, chiederà se sono Gesù, gli risponderò di si, gli spiegherò che ci sono coloro che danno la vita e coloro che la tolgono. Lui inizierà a non capire. So dove abita, so tutto di quell’uomo che il destino ha deciso di togliere dal mondo. Lo porterò a casa sua, lo distendo sul letto, continuerà a farfugliare parole senza senso. Preparo un bicchiere pieno di vodka e la seconda fiala che l’agenzia mi aveva fatto trovare già pronta, svuoto il tutto e la faccio bere in modo garbato al tipo che non so neanche chi cazzo sia. Il mio scopo non e sapere ma concludere per ciò che mi è stato incaricato. Attendo l’uomo che parti in un lungo viaggio verso l’eternità, un viaggio senza ritorno. Guardo dalla finestra, la neve scende e mi perdo ad osservare due tipi che litigano in strada, giro per quella casa a me sconosciuta, guardo se c’è qualcosa da portarmi via come souvenir, di solito lo faccio sempre. Rimango colpito da un ditalo che usano le cucitrici di vestiti, bellissimo, fatto in metallo, lo provo nel mio dito coperto dal guanto, decido di portarmelo via. Apro il frigorifero, vedo del latte, non male come idea, prendo la bottiglia l’apro e controllo se odora di vecchio. Che buono sa di latte fresco, ne bevo un sorso senza mai appoggiare le labbra, una goccia su goccia nella mia bella boccuccia, buono. Giro e giro per la casa, accarezzo i mobili in quel buio illuminato solo da un cielo così bianco e pieno di neve da lasciar senza fiato. Controllo il cuore del poveretto, si, e andato, finalmente è partito verso un luogo sconosciuto. Gli rimbocco le coperte, faccio sembrare un bel suicidio per una forte dose di barbiturici mischiati all’alcol, dalla tasca tiro fuori gli scontrini della farmacia, le scatole di barbiturici messe sul tavolo. Che tenerezza che faceva il poveretto, chissà perchè ha lasciato l’Italia per rifugiarsi in questo luogo disperso dal mondo, pensava che nessuno lo avrebbe scovato, al giorno d’oggi tutto sanno di tutti, e volendo possono farti sparire in qualsiasi momento facendoti fare un viaggio nell’infinito, etichettandoti come un povero depresso che si è suicidato. Torno in strada e giusto farmi vedere, tutti notano un uomo con cappotto, capelli lunghi, una barba lunga con degli occhiali affumicati e un vistoso tatuaggio sotto al mento. Devono vedermi e giusto che mi veda il mondo, per poter spiegare per bene chi c’era quella sera quando un individuo si tolse la vita, testimoniare di aver visto uno che assomigliasse a Gesù Cristo 2.0. Tornato nel mio appartamento via tutto, parrucca, barba e tatuaggio basta dell’acqua bollente. Preparare la valigia e partenza per Bratislava in treno. Giunti a Bratislava gettarli nei rifiuti. E anche questo lavoro era finito.
Comunque si stava meglio quando si stava peggio, almeno in quel periodo spiavo le lettere, e a volte capitava di modificare gli eventi di un individuo a sua insaputa, invece al giorno d’oggi non va eliminato chi scrive delle lettere su di un foglio di carta ma chi le scrive nell’anima.

P.S. Dipinto del pittore ungherese István Sándorfi

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