La Miniera di Cobalto

Pioveva quella mattina, sveglia presto, l’orologio segnava le 7.05. Pisciatina quotidiana mattiniera. Mentre il biscotto fa il suo dovere di scaricare le impurità in forma liquida, guardo il soffitto e faccio un riordino mentale di ciò che dovrò fare nell’arco di quella importante giornata. Come prima cosa eliminazione di qualsiasi peluria dal viso. Schiuma da barba, rasoio, compreso le micro basette, ogni errore potrebbe costare caro, potrebbe andare tutta storta la giornata. Quando si è scaramantici e una tortura, non ve lo consiglio questo mio disturbo mentale, quindi devo adeguarmi di conseguenza. Doccia e asciugatura naturale, vagare per casa nudi e aspettare di asciugarsi, lo trovo molto efficiente per l’asciugatura rapida. Ricollegare il cervello e riflettere su tutto. Aprire la cartelletta con dentro tutto ciò che si deve sapere, preparata come sempre alla grande da chi di dovere, niente è lasciato al caso. Il corpo si asciuga in modo naturale, si sente quella piccola sensazione di pelle d’oca che trovo deliziosa, circola nel migliore dei modi il sangue lungo le vene. I capelli bisogna farli asciugare al naturale soprattutto quando sono corti. Mi vesto con un pantalone nero, una maglietta nera a maniche corte, sopra una camicia bordeaux con delle piccolissime righe grigio scuro, una giacca nera con nel taschino un fazzolettino. Pronti per andare a Malpensa a prendere il bel funzionario proveniente da Pechino per la conclusione definitiva di un affare riguardanti le miniere di Cobalto del Congo. Cosa consiste l’accordo, niente di strano. Il funzionario deve firmare dei documenti sulla concessione per altri tre anni sull’estrazione del Cobalto nel territorio del Congo. Il Cobalto è usato dall’azienda di Stato cinese per la costruzione delle batterie dei cellulari cinesi. Fa parte in modo marginale del gruppo delle “Terre Rare” Cosa sono le “Terre Rare” sono i pozzi petroliferi del futuro. Non contengono petrolio, contengono i materiali per costruire le nuove tecnologia. Le “Terre Rare.” sparse in tutto il mondo sono in mano ai cinesi. Nelle “Terre Rare.” ci sono cose che voi umani non potete capire, a breve ci sarà in atto la più grande rivoluzione tecnologica che abbiate mai visto. Ora torniamo alla miniera, per essere precisi, si chiama la “Miniera di Tenke” se la possono permettere loro. Si trova nel sud del Congo, ed è stata concessa al governo cinese tramite l’accurata e scrupolosa intermediazione di chi tratta per il governo congolese sotto la guida di Joseph Kabila. Qui entra in gioco l’azienda che si presenta per la cosiddetta mediazione o come alcuni definiscono la consulenza. Bisognava far concludere l’accordo, a me ha insegnato il professor Kruge che in un tavolo di trattative di due entità, gli affari devono farli entrambi, cercando poi la terza parte, colei che fa da mediazione, di guadagnare anch’essa. C’è chi sta sulla destra del tavolo e chi sulla sinistra, poi c’è colui che sta in mezzo, che deve assolutamente conoscere i pregi e i difetti delle altre due entità e giocare su esse, smussando gli spigoli. Solo l’azienda aveva un dettagliato dossier sul presidente del Congo, colui che doveva dire si a cedere la miniera di Tenke al governo cinese. Joseph Kabila un personaggio volendo anche divertente, noto da ragazzo come guerrigliero, poi all’età di 29 anni nel 2001 diventa presidente della Repubblica del Congo. Quando vai a fargli visita devi sempre portargli una scatola di sigari cubani e una scatola di baci perugina. I baci non sono per lui, le regala alle sue concubine. Che ne vanno pazze. Ultimamente apprezza anche il vino rosso possibilmente toscano, per questo gli porti del Chianti e lo fai felice. Quando sa che stai per arrivare ti viene ad accogliere lui all’aeroporto N’Djli di Kinshasa. Quando vai a trovarlo ti chiede sempre dell’Italia e di come sta il vecchio stivale. Basta raccontargli qualche favoletta, del tipo che gli italiani sono i bravi e buoni fratelli bianchi dei Congolesi e di non preoccuparsi che gli emigranti che sbarcano in Italia hanno sempre un piatto di minestra. L’Italia è il paese dei balocchi, lui una volta ha chiesto cosa volesse dire “Balocco.” Gli spiegai che balocco significa giocattolo, che l’Italia è un enorme paese di giocattoli. Per questo a volte gli racconti la favola di Pinocchio e altre volte quella di cappuccetto rosso. Lui se le impara a memoria perchè poi le racconta ai suoi pargoletti. La cosa assurda che a me piace scherzare e prendere per i fondelli per questo gli racconto che Pinocchio era uno stronzo, era un pirata dei mari a caccia di balene da mangiare. Cappuccetto Rosso invece si era fatto arrosto il lupo. Tra Kabila e il governo Cinese non c’è solo la miniera di Cobalto ma anche la costruzione di una delle più grande Dighe del mondo. Il governo cinese coprirebbe tutti i costi. L’acqua fonte di vita, servirà all’agricoltura e a vendere energia elettrica al ‘Egitto. Grande e strategico progetto che Joseph Kabila tra un Chianti e un sigaro cubano pensava da anni. Del resto la Cina nel suo modo di conquistare il mondo si basa sul libro “L’Arte della Guerra.” di un teologo cinese vissuto molti secoli fa dal nome Sun Tzu. Libro meraviglioso che ti descrive alcune regole principali di conquista del potere anche senza l’uso di armi. Solo con la pazienza, strategia, accortezza e soprattutto un territorio che devi conquistare non devi distruggerlo ma costruirlo, solo in quel caso la popolazione vedendo i benefici e disposta a consegnarti il potere e diventare suddito. Sinceramente all’azienda non glie ne poteva fregar di meno che il governo cinese si prendesse tutte le “Terre Rare.” L’importante è sempre il profitto, come diceva il professor Kruge. “Mai guardare il pezzo di pane solo ma le briciole tutte attorno.”
Porca la miseria sto divagando, dov’ero rimasto? Ahh la concessione del 70% della miniera di Tenke, dove c’è il nuovo petrolio, il “Cobalto” Comunque Kabila deve stare in guardia, gli americani con la scusa dell’esportazione della democrazia vuole fargli la pelle per far saltare gli accordi Congo&Cina. Gli americani ed europei preferiscono Moise Katumbi il miliardario, per ora è in esilio a Londra e sta ingaggiando vari mercenari, grazie anche all’aiuto di Stati Uniti ed Europa. Katumbi al posto di Kabila darebbe le miniere di Cobalto alle multinazionali Usa ed Europee. Per questo l’aria non è buona da quelle parti. Lasciare il Cobalto alle sole mani cinesi e come lasciare tutto il petrolio ai russi. Kabila fino a quando fa accordi con il governo cinese e protetto. La Cina si incazzerebbe se succedesse qualcosa al povero Joseph. Per questo americani ed europei non lo possono toccare a me no che non pagano qualcun altro, appunto Katumbi. Con il Dio denaro tutto puoi ottenere. Il Cobalto è una fortissima materia prima. Dov’ero rimasto? Ah si! Il funzionario cinese ha le sue debolezze, come del resto ogni essere umano. Prima di uscire di casa cambio la scheda telefonica del mio cellulare e inserisco la scheda svizzera. Scheda non tracciabile in caso di intercettazione, non si sa mai ci sono anche coloro che amano sabotare accordi industriali o magari conoscere le cifre della trattativa per poi offrire anche 10 dollari in più. In questo mondo bisogna stare come si dice “In Campana” Come diceva una canzone di alcuni anni fa “Le campane di San Martino suonano, eccome se suonano ma a volte non si sa per chi suonano.” Faccio qualche telefonata prima di uscire, l’albergo dove sarà ospite il cinese. L’albergo di lusso, Palazzo Parigi di Milano, uno dei migliori alberghi di Milano, situato a pochi metri dalla questura e a pochi metri da via Montenapoleone. Il ristorante sempre da quelle parti, per l’occasione dovrà essere per un giorno il locale chiuso. Chiamo il night club per la serata per farmi riservare un posto molto riservato. Chiamo Greta e Sara le due donzelle che dovranno intrattenere il funzionario, ovviamente dovranno fargliela annusare fino all’accordo. Vado all’aeroporto a ritirare il funzionario, la foto è quella della cartelletta, si è lui. Porta una sola valigia, l’osservo da distante è un po’ spaesato. Rimango in disparte, faccio finta di nulla, per finta leggo un giornale. Teniamolo un pochetto sulle spine, per vedere che tipo di reazione ha. Poverino gli farò vedere il paradiso e l’inferno in 24 ore. Ecco lo chiamo, cambia il suo stato d’animo, sembra più tranquillo ora. Dopo una visita al hotel, una scappata in Via Montenapoleone. Il funzionario doveva portare un regalino alla mogliettina a Pechino. Lo accompagno e gli faccio o meglio gli consiglio abito e borse, il tutto di Prada. Nel primo pomeriggio al ristorante, un pranzo misto di vari assaggini con un accompagnamento di vino, per l’occasione quello di Montefiascone Est!Est!Est! Quel tipico vino che più lo bevi e più ne devi bere ancora. Il funzionario gli piace e senza rendersene conto gli riempio il bicchiere ogni volta che lo vedevo vuoto, come le palle degli angeli, che sono totalmente vuote. Alcune volte andavo in cucina, con la scusa per la richiesta dei piatti, svuotavo il mio bicchiere nel lavandino e lo riempivo di acqua. Dovevo fargli fare sempre un brindisi, io acqua e lui vino. Un brindisi al partito, un brindisi a Pechino, un brindisi al imperatore, un brindisi a Nanchino, un brindisi alla buon anima di Mao Tze Tung. Avrò bevuto più acqua che vino, mai bere troppo quando si lavora, bisogna essere sempre lucidi. Arriva il buio della sera, il funzionario e un pochetto brillo al punto giusto. Mai insistere nelle firme dei documenti, bisogna scaldare bene il fuoco. Per dare una nuova miccia arrivano Greta e Sara come concordato. Vedere la Greta che appena ti vede ti alza il dito medio, vale più di un biglietto per l’inferno di sola andata. Ci sono persone che quando ti vedono ti salutano, ti dicono come stai, ti danno il bacino per una semplice cortesia. Poi ci sono coloro che ti alzano il dito medio per salutarti, senza neanche dirti una parola. Quando me lo fa la Greta vado in brodo di giuggiole come quando mi faccio una fetta di pane con il burro di arachidi. Andiamo tutti e quattro al Night Club in centro. Rimango divertito per come le due rivoltano sul sedile posteriore il funzionario che pare un bambino nel paradiso dei giochi. Una notte al night sotto le cure della Greta e della Sara il funzionario alla fine sembra un pugile suonato. Parla da solo, un po’ troppo spettinato che sembra un rincoglionito, parecchio brillo. Meglio che l’accompagni all’albergo prima che lo arrestino. Non sta in piedi, canticchia canzoni del suo paese. Lo metto sulla sedia e tiro fuori i documenti pronti per essere autografati. Dal suo paese dei sogni chiama Greta e la Sara in un italiano stonato. Rido e gli dico vuoi la patata, tu firma. Il cretino ride poi prende la penna e firma tutti i quindici fogli. Lui pensava di firmare i fogli visti al ristorante ma il mago Zurlì ha sostituito i fogli cambiando la cifra. Difficilmente se ne accorgerà l’indomani con un bel mal di testa e la consapevolezza gioiosa di aver assaporato la patata delle due sirene. Del resto il rapporto dettagliato descriveva i punti deboli della vittima sacrificale. E poi chissà cosa c’era scritto in quei fogli, pure un viaggio di sola andata all’inferno, anche perchè il paradiso lo aveva vissuto un giorno intero. Che cazzo, poteva firmare qualsiasi cosa, pure la sua condanna a morte. Direi che è bello essere un angelo guida che ti accompagna nella lussuria e poi il 7 come i sette vizi capitali e anche il mio numero preferito. Do i documenti firmati alla Greta per portarli il giorno dopo a chi di dovere, il suo saluto silenzioso con il dito medio era come una buona notte. Sublime! Aspetto l’alba seduto sulla sedia a bere del Jack Daniels, questa volta non acqua ma vero alcol giusto per addormentarmi quelle poche ore ad arrivare alla luce del giorno. Al risveglio mi sgranchisco le ossa, non è facile dormire su di una sedia con un occhio aperto e uno chiuso ma a volte bisogna farlo, oltretutto sono anche abituato. Il funzionario deve tornare sano e vegeto a Pechino. Lo sveglio e gli dico che è ora di partire per tornare a casa. Lo riaccompagno a Malpensa con la copia dei documenti firmati. Noto dallo specchietto dell’auto che ha sorriso tutto il tempo fino all’arrivo dell’aeroporto, forse a pensare a quale tipo di paradiso abbia vissuto. Lo saluto mentre se ne va, mentalmente lo mando in un certo tal paese che non tutti sanno dove sia ma chi ti ci manda lo sa. Sono stanco ho bisogno di riposare, torno a casa mi spoglio e mi butto sul letto.

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