La Febbre dell’Oro…

Fa caldo stasera, sono qui sul terrazzo all’ultimo piano a gustarmi il mondo sotto, poi alzo lo sguardo e vedo il cielo con le stelle pronte a splendere, sperando che sia limpida la notte questa sera. Ho il bicchiere di Jack Daniels e sono pronto a raccontarvi una storia. Oggi una telefonata di un mio compare mi ha fatto venire in mente che è passato troppo tempo dall’ultimo viaggio in Vietnam. Raccontarvi del Vietnam e come raccontarvi dei miei sogni. Da alcuni anni che non sono più ritornato in Vietnam per via che ci stavo lasciando le penne. Ve l’ho racconterò quando ho avuto un infezione alla caviglia, per via di un virus che porta alla morte in breve tempo a seconda dove colpisce, se non viene curata subito. Al pronto soccorso non avevano capito cosa fosse. Fu il medico della mutua appena vide la caviglia a capire, mi salvò la vita. L’avevo preso in Vietnam l’infezione, il mio solito vizio di camminare scalzo. Da allora non ci sono più tornato, sapete la paura di aver visto la morte in faccia, il dolore avuto in quel periodo per la cura dell’infezione. Oggi il mio compare mi dice “Allora ti vuoi decidere che andiamo, abbiamo pagato un’altro anno il deposito.” Voi sarete curiosi di sapere del perché devo andare in Vietnam. Non saprei dove partire, dal mio sogno? Non parlo di un sogno, di chi dorme e sogna. Parlo del sogno ad occhi aperti. Avete mai sognato voi, avrete in vita vostra un sogno o magari siete cosi catalogati nella società moderna che i vostri sogni sono rinchiusi in un contenitore d’alluminio, oltretutto pressato. La vita per poterla viverla intensamente ha bisogno di camminare in una linea ben definita del proprio destino, quella di fermarsi in varie tappe e pensare ad un sogno. Io ho quello dell’Oro. Si avete capito bene l’Oro. Poterlo trovare e immergermi, nel suo nettare giallo, colorarmi d’oro, sciacquarmi il viso di oro, per farmi luccicare le guance, le labbra e poter avere un orgasmo. Avete mai avuto un orgasmo particolare, ci sono vari orgasmi, quello sessuale, identico e ritmato in un onda di lunghezza che varia a seconda del momento, che un po’ tutti hanno provato. Poi c’è l’orgasmo mentale, quello di aver raggiunto una meta che per molti non sanno neanche cosa sia. Andare in Vietnam, significa anche stare lontano da casa un mese, senza cellulare, senza le abitudini quotidiane, senza il sesso, senza niente. L’unica cosa che rimane è la terra, la foresta, la jungla appiccicata addosso, isolarsi dal mondo, stare molte delle volte in silenzio, ascoltare il rumore della natura e poi sudare di fatica, di sofferenza per raggiungere quel sogno, trovare l’oro. Mi sto dilungando in cose che non potete capire, fino a quando non ci siete dentro. Perché cercare l’Oro? Partiamo dal principio, del perché. Un’idea che ebbi alcuni anni fa, tramite un vietnamita originario di Saigon, che conobbi a Marsiglia in un autogrill del cazzo. Si, incredibile, feci questa conoscenza nell’ultima stazione di servizio, nell’autostrada che porta da Marsiglia a Ventimiglia, facevo quella tratta molte volte perché raggiungevo l’oceano a San Sebastian in Spagna, nel golfo di Biscaglia, dove si pescano le migliori acciughe del mondo. Un giorno vi racconterò la leggenda del Mar di Cantabrico che è in quell’insenatura. Sta il fatto che in questo autogrill dove passa l’intero mondo, credo che sia la stazione di servizio più multi etnica che ci sia, con migliaia di persone accampate durante la notte. Quella sera conobbi un bresciano con un furgone pieno di damigiane di vino che doveva portarle a Bilbao, un olandese che voleva suicidarsi, e poi questo cazzo di viernamita che continuava a dire Alemagna. A Milano, Alemagna sarebbe il leggendario panettone milanese, quello con la scatola dove c’era stampato il Duomo di Milano, era il panettone più venduto al mondo, fino a qualche anno fa, poi l’azienda fu presa dalla Motta. Alemagna nacque da un certo Gioacchino di Melegnano, prima come un negozio nel centro di Milano di caffetteria e dolciumi nel 1921. Poi divenuta fabbrica individuale nel 1937 con la creazione del vero e originale panettone milanese. Difatti al vietnamita gli dicevo “Alemagna in Milan.” E lui rispondeva sempre “No no Milan, Alemagna.” Questa tiritera e durata un po’ fino a quando l’ho mandato a fanculo, lui, l’Alemagna, Milano e il suo paese del cazzo. Nel frattempo che il bresciano che parlava quanto uno scassa nocciole, (Dio santo quanto parlava) mi fece assaggiare il suo vino bianco, e nel mentre che mi raccontava della sua vita mi venne un illuminazione. Puttana Eva, Alemagna non è solo la fabbrica di panettoni (che non esiste più) ma anche la denominazione di Germania. Cazzo! Il vietnamita doveva andare in Germania, allora lo aiutai a cercare un tedesco che andava in Germania per portarlo via dai miei occhi. Questo vietnamita lo vedevi che barcollava per tutta la grande stazione di servizio di Marsiglia. Siccome passavano cani e porci da quel posto, ecco che trovai uno di Francoforte sul Meno, che si prese la buona grazia di portarselo il vietnamita. Il vietnamita non seppe come ringraziare che nell’istante che entrò in auto mi diede un paio di fogli scritti in lingua vietcong. Lo scoprì dopo, quando tornando a Milano fece tradurre questi fogli. Parlavano di questo posto Lao Cai, a nord del Vietnam. Parlava di presenza di Oro. Convinsi i miei due compari a seguirmi in questa follia. Come funziona, il dopo, che cerchi e trovi l’Oro? Vendi la scoperta a qualche multinazionale che si occupa di questo minerale, si trovano ad Amsterdam e Londra le principali. E so che sono disposti a pagare profumatamente i ricercatori d’oro se lo trovassero, il famigerato oro. Queste società se ne stanno tranquille e aspettano che qualche ricercatore lo trovi, pagano e senza fare un cazzo, si ritrovano l’oro. Se lo trovi, ti presenti con un legale che si occupi di diritto internazionale, con un po’ d’oro dentro una scatola di cioccolattini, all’interno di quelle palline di plastica degli ovetti kinder, non basta molto, giusto da farlo analizzare che sia vero Oro. E poi se ci sono accordi che vanno bene a entrambi, tra chi trova e chi compra, ci si mette d’accordo, il legale serve per questo. Poi passiamo a spiegare il come lo si cerca. Si parte con la strumentazione e l’occorrente, si portano direttamente ad Hanoi all’interno di un container in una nave merci, partenza dal porto di Genova. La strumentazione va lasciata fissa li, non sarà più portata a Milano, fino a quando non si trova l’oro oppure non lo trovi e decidi di non ritornarci più. Si trova un deposito in periferia di Hanoi, sono dei box utilizzati come depositi. Paghi l’affitto in dollari, (loro vogliono dagli stranieri solo dollari.) L’affitto di questi box si paga non mensile ma annuale. Devi trovare poi la manodopera, possibilmente a buon mercato, come? Nel mercato centrale di Hanoi, ci sono disoccupati che stazionano lungo chioschi posizionati sulla strada principale. Ad Hanoi e importante avere un interprete e fortunatamente colui che tradusse quei fogli riuscì a coinvolgerlo in questa follia. Sono sufficienti due lavoratori, più noi tre e l’interprete, totale siamo in 6. Prendiamo in noleggio due Toyota pickup per un mese, li carichiamo dell’attrezzatura. La prima volta furono necessari tre viaggi da Hanoi a Lao Cao, perché era da portare e costruire le baracche in lamiera. La stagione giusta va da settembre e ottobre, ci sono poche piogge e non fa caldo. Quante volte siamo stati a Lao Cao? Due volte, la seconda volta mi presi l’infezione. Mentre la prima volta fu dura, perché costruimmo le capanne, più delle cisterne che raccogliessero l’acqua piovana per le volte successive ma la prima volta dovemmo portare noi l’acqua. La seconda volta non fu necessaria, perché le cisterne avevano raccolto l’acqua di un anno di pioggia, ne avevamo in quantità gigantesca. Anche alla seconda volta volevamo gli stessi due operai, era giusto, si era formato un feeling particolare, con uno quasi ogni sera gli davo lezioni di italiano, fu uno spettacolo, sapeva a memoria le parolacce. Divertente fu il primo incontro con uno degli operai, ci invitò a casa sua, perché gli accordi erano che una parte del mese di lavoro subito, l’altra a fine lavori, cioè a fine mese. Questi dong, moneta del luogo, li diede alla moglie per continuare a mantenere la famiglia numerosa, aveva 5 figli maschi, di cui uno stronzetto che voleva le mie scarpe, un bimbetto di circa 5 anni che si era messo seduto in terra intento a slacciarmi le scarpe, ed io che spostavo il piede e il birbante che strisciava a cercare la stringa da voler slacciare. Fu faticosa la prima volta in Vietnam, bellissima la seconda volta. Avevamo tutto il necessario per vivere, scatolette di fagioli, tonno, piselli, ceci, tanti ceci, ne avevo la nausea. Favolosi i fagioli neri e rossi. Birra molta e quando mancava si andava ad Hanoi a recuperarla, sapete che quando manca un po’ di nettare e grave. Il vino era imbevibile. Eravamo immersi nella natura, tra la vegetazione selvaggia. Si scavava, si rastrellava anche sulle rive del Mekong, il fiume. Alla sera si stava con la luce azionata da un generatore a petrolio, giusto per guardarsi negli occhi. Accendevo una candela per scrivere nel cuore della notte, mentre tutti dormivano e nel più totale silenzio, scrivevo a mano. Cellulari non funzionavano, avevamo un telefono satellitare in caso di emergenza. La sera sul tardi si doveva chiudere la luce, non dovevi perdere lo spettacolo delle stelle in un buio che non potete neanche immaginare, si parlava al buio, si parlava di tutto con i miei tre compari, mentre i due operai ascoltavano il nostro linguaggio, il nostro modo di esprimerci, con il traduttore che traduceva nella loro lingua o viceversa. Molte volte mi addormentavo come un coglione, pure nel mentre che parlavo, crollavo come un deficiente. Anche per questo sono abituato a dormire su ogni cosa, su di una sedia, su di una poltrona, sul pavimento. Trovo scomodo il letto, continuo a sostenere che nel letto si fa l’amore, si cerca l’orgasmo mentale e poi fisico. Il letto non è fatto per dormire, e fatto per due sguardi che si cercano, quattro occhi che si guardano, quattro mani che si toccano, due corpi che si immergono in un lago di brividi, di sudore, di empatia, di pura libidine. Questo è il letto. Quando sento Vietnam mi si illuminano gli occhi, anche dopo aver visto la Baia di Halong. Cos’è la Baia di Halong? Si dice che gli Dei la costruirono per farci le vacanze, un luogo fatto di micro isolette, moltissime, centinaia, migliaia. Per navigare quella Baia si dice che devi andare cosi piano, da poter sentir udire i sussurri degli Dei. Settembre e Ottobre penso si parte. La paura e passata, l’infezione e guarita e questa volta non camminerò scalzo.
Se nelle due volte fu trovato l’oro? E un segreto, i segreti non vanno mai raccontati, si racconta il dettaglio non l’orgasmo.

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