La Mossa del Cavallo…

In certi momenti della vita bisogna trovare un cavallo. Si un cavallo, non capite il senso? Nella metafora di un certo ambiente il termine cavallo e colui che ti aiuta a saltare gli ostacoli. Succede in alcuni casi che ne hai bisogno. Negli scacchi il cavallo fa ciò che le altre pedine non possono fare, salta. Una volta ebbi bisogno di un cavallo, non un vero cavallo ma una persona che mi facesse inconsapevolmente da cavallo. Come negli scacchi, fargli saltare tutte le altre pedine, per un eventuale scacco matto. Andare in Messico da Milano attraversando l’oceano non era agevole, l’unico modo più veloce era un aereo. Avevo bisogno di un cavallo, soprattutto se dovevi fare scalo a Miami. Qualcuno invisibile agli occhi del mondo, che incosapevolmente avrebbe fatto la mossa del cavallo. Una sera, meglio dire alcune sere, vado a fare vita mondana tra i locali milanesi. Dalle parti di Corso Como e pieno. Vicino alla Stazione di Porta Garibaldi, dove ci sono i treni che collegano con Varese e la Svizzera. Chi sarà il mio cavallo? Una persona che sia semplice. Che sappia passare i controlli all’aeroporto e che non desti sospetti. Una donna sarebbe stata perfetta. In questi locali c’erano donzelle un pò troppi appariscenti. Troppo vistose, non va bene. Cercavo una figura femminile semplice. Cambio locale, mi guardo intorno. Cambiano l’aspetto, il colore dei capelli, le movenze, i gesti, alla fine tutte uguali. Ecco spuntare da lontano tre amiche sedute su di un tavolino, notai che due avevano un cocktail, l’altra aveva un te. Chi cazzo si beve un te alle 23.30 di un venerdì sera. Forse avevo trovato la persona giusta per fare la mossa del cavallo negli scacchi. Qui ci vuole un approccio per entrare nel gruppettino delle tre Charlie’s Angels. Per chi non sapesse le Charlie’s Angels erano tre poliziotte. Mi avvicino al tavolo e le interrompo chiedendo di cosa ci fosse nella teiera. Mi guardano con sorpresa, pensando questo idiota che cavolo vuole.  Non avevano tutti i torti le avevo disturbate, erano prese in qualche discorsetto tipicamente femminile. Dentro alla teiera c’era un te inglese. Prendo in mano la situazione raccontando la storia di un te indiano, più che storia un’antica favola.  Questo mi permise di sedermi allo stesso tavolo e ordinarmi anch’io un te, chiedendo prima un te nero, con la sorpresa del cameriera che fece avanti e indietro un paio di volte. Poi chiesi un te color argento delle Antille. Il cameriere sembrava uno uscito da un incontro di boxe. Alla fine chiesi un te normale, allora il cameriera si mise a ridere dalla felicità, contento per non fare avanti e indietro. Presi il te quella sera, del resto stavo lavorando e quando si lavora si cerca di ottenere gli obbiettivi. Feci compagnia all’unica bevitrice di te in tutto il locale. Questo mi permise di fare amicizia con chi avevo scelto per la mossa del cavallo. Era la giusta donzella da mandare in Messico, precisamente Acapulco. Era la persona giusta, un pò particolare ma semplice.  Capelli lunghi scuri, occhiali, niente trucco, mani ben curate, unghie di color rosso, sguardo sempre perso, bevitrice accanita di te e pure vegetariana. Una sera, dopo un paio di mesi di frequentazione decisi di azionare il piano Acapulco. La invito al ristorante, il mio solito posto dove mangio le linguine allo scoglio serviti in una pentola di terracotta, coperta da un coperchio di pasta di pizza, da creare un elisir magico all’interno. Tagli con il coltello il coperchio fatto di pasta di pizza e vedi un invasione di profumi, da gustare facendosi accompagnare da un buon vino bianco fresco. Lei mangia dei ravioli di ricotta, poi dei pomodori e una mozzarella, da far chiedere l’eutanasia al Dio del buon cibo.  Dalla tasca tiro fuori una busta chiusa, le dico di aprirla. La apre e trova al suo interno un biglietto aereo e un invito di un soggiorno per una settimana ad una villa a pochi metri dal oceano ad Acapulco in Messico. In poche parole le avevo fatto un invito a fare una vacanza insieme, ma in sua insaputa non sarei partito insieme a lei allo stesso giorno.  Avrei trovato una scusa per partire due giorni dopo. Perchè? Perchè avevo bisogno di lei come cavallo.  Un’insospettabile donna, dai modi semplici che prende un aereo per Acapulco, nessuno potrebbe pensare che all’interno dei suoi bagagli ci sia un brevetto industriale. Ben depositato in un file all’interno di una micro sd. La micro sd nascosta dentro un pacchetto di chewing um, dove c’è stampato il ponte di Brooklyn. Sono le mie cicche preferite, quelle dal gusto “Spearmint” Ti mangi la cicca e inserisci dentro alla cartina argentata la micro sd, ben attaccata. Un gioco da ragazzi.  Sarebbe stata affidabile la donzella, ovvio, se la lasci all’oscuro di ciò che avrebbe trasportato. Una donna deve comportarsi com’è sempre abituata, raccontargli di ciò che c’era nel pacchettino di chewing um, avrebbe commesso degli errori, l’ansia, la paura, avrebbe combinato dei guai. Il giorno della partenza, avevo messo il pacchettino di cicche dentro un suo beauty case, dicendogli di portarle lei le Brooklyn e di mettermele nel frigorifero, così le avrei trovate fresche. Non mi domandò del perché. Aveva compreso che ero un tipo strano. Ci sono persone intelligenti in questo mondo, le riconosci da come capiscono che è meglio non fare domande. Io queste persone le ammiro. Le avevo chiesto di avvertirmi quando sarebbe arrivata alla “Villa Arabesque” un posto incantevole, si sarebbe divertita molto. La villa era posizionata a pochi metri dall’oceano. La camera dava sul ‘oceano, la sera al tramonto era uno spettacolo di proporzioni orgasmiche. Le candele accese lungo un vialetto, musica di Mozart sottofondo, profumi che arrivavano da ogni. Frutta fresca posta in ogni angolo della camera, da sembrare finta. Dio santo non avrei immaginato uno spettacolo cosi sublime da sembrare irreale. Le chiesi appena arrivata di telefonarmi, usando la linea telefonica della villa. Doveva chiamarmi al mio numero con scheda svizzera, impossibile da essere intercettata. Arriva la chiamata.  Domande di rito sul viaggio se era andato tutto bene, le dico se per favore mi mette il pacchetto di chewing um nel frigorifero. Poi aggiungo alla nostra conversazione telefonica una novità, gli dico che sarebbe arrivato un certo Angelo, un mio grande amico, appena arriva di telefonarmi.  Dopo un paio d’ore ecco giungere Angelo, vorrebbe parlare con me al telefono, non avendo più lui un recapito. Per via telefono questo Angelo si fa riconoscere che è lui, dopo varie domande e risposte, su famiglia, cani e gatti. Si era proprio Angelo, ero sicuro.  Gli dico dove sarebbe messa la micro sd, aggiungendo pure il codice di criptazione per aprire i file al suo interno, dove ci sarebbe stato il brevetto industriale. Angelo passa il telefono alla donzella, che le dico di dare il pacchetto di chewing um all’amico Angelo. Sinceramente, questo Angelo non l’ho mai visto in vita mia.  Ecco che il brevetto è in mani sicure, pronto per la strada verso il Texas, Stato Uniti. Più facile il trasferimento dal Messico agli Usa che direttamente da Milano agli Usa. Tutto andò a buon fine, ora si che posso andare in vacanza. Le annuncio che in tarda serata sarei partito anch’io per raggiungerla. Parto da Malpensa direzione Acapulco, con scalo Miami. Il problema non fu alla partenza da Milano ma all’arrivo a Miami. Sembra che ci fosse una festa di accoglienza nei mie riguardi. Non avevo nulla di così importante al seguito, a parte la mia solita e piccolissima valigia, che poi e un piccolo zainetto. Dentro avevo delle bermuda, un paio di pantaloni, un paio di magliette e un paio di camicie.  Chissà che cavolo credevano di trovare. Dovetti spogliarmi nudo in uno stanzino, ricevetti pure un controllo antidroga. Mi controllarono pure i capelli, che bello sentire che ti accarezzano i capelli. Sotto le ascelle, ho tolto le mutande stando con il biscotto ai quattro venti. Niente da fare, nisba, non trovarono nulla. Ero un semplice turista che voleva farsi una vacanza sull’oceano.  Rimasi sempre sorridente come mi aveva insegnato il professor Kruge, essere sempre gentile e cordiale. Rimasero delusi, pazienza. Rischiai di perdere l’aereo per Acapulco. Cazzo!! Finalmente arrivai alla Villa Arabesque, bel posto, acqua limpida, dove sguazzare e nuotare come i bambini che vedono la prima volta il mare. Fu una bella scelta, la donzella era sempre più sciolta e accogliente tra le sue braccia, e devo ammettere anche nel resto. Come finì con la tipa? Niente di importante, cercai lentamente di allontanarla prima che si attaccasse, e prima che anch’io mi attaccassi. Se devi mollare qualcuno fallo in fretta. Per un periodo, fu inconsapevolmente il cavallo degli scacchi, colui che fa la mossa che gli altri non possono fare. Oltretutto una mossa invisibile. Non potevo raccontargli che nelle Chewing Um c’era un brevetto industriale, non potevo dirglielo, non volevo che perdesse la semplicità della vita, la sua gioiosità sarebbe naufragata nella jungla di questo strano mondo. E poi diciamocelo chiaramente, il bello della vita delle persone sono i ricordi, anche con un filo di nostalgia o come la chiamano i giusti un pizzico di malinconia. Al viaggio di ritorno gli domandai come e stato il soggiorno alla villa Arabesque. Mi disse; “Non è stato reale, sembrava un sogno.” Appunto, alla fine ha vissuto un sogno senza neanche rendersene conto.

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