Quella Volta, C’era una volta…

Ogni volta che bevo una birra mi viene in mente quella volta di quei pomeriggi, sempre alla stessa e fottuta ora. C’era una volta… porca paletta basta poco per farti ricordare cose che avevi finito per dimenticare, com’è strano il mondo. Sorrido perché nella mia vita ne ho combinate così tante che non immaginavo di ricordarmi di quella volta. Appunto quella volta. Ora vi racconto una storia di vita vissuta nella più totale spensieratezza possibile. Spero che abbiate cenato, se non lo avete fatto, be non mi interessa un fico secco. Per quelli che si sono ingozzati di un qualcosa, sedetevi comodi, se avete con voi animaletti o pennuti vari metteteveli accanto a voi. Pennuti? Ci sono anche coloro che nella loro vita tengono un pappagallo, un canarino o un fringuello. Comunque mettetevi comodi, prendete un gelatino, mettete i piedini dentro una bacinella di acqua gelata, fa caldo adesso non vorrei che vi arrivasse un coccolone. Siete pronti? Quello che vi sto per raccontare è una storia accaduta alcuni anni fa, parecchi, ero un giovincello. Tutto iniziò quando a Milano per via traversali, un po’ difficile da spiegare tra queste mura la definizione “Per Vie Trasversali” Preferisco saltare alcune cose riservate. Per essere precisi fu grazie all’allora il grande Vescovo Paul Marcinkus. Perché il grande Vescovo? Perché fu il personaggio più importante degli ultimi due secoli nelle segrete stanze pontificie. Importante la sua frase leggendaria “Non si governa la Chiesa con l’Ave Maria ma con qualcos’altro.” Forse un giorno vi racconterò la vera storia di Paul Casimiro Marcinkus, una delle storie più affascinanti del secolo scorso. Fu l’uomo più potente del Vaticano, più importante dei tre Papi che ha servito. Coincidenza che i Papi sotto il dominio di Paul Casimiro furono colpiti da tre attentati? Due si sono salvati, Papa Paolo VI e Papa Giovanni Paolo II. Invece quello veneto morì, il Papa Giovanni Paolo I fu avvelenato nel letto. Fu il periodo che il Vaticano faceva politica, sotto tutti i livelli, soprattutto, politica internazionale. Vi farò una promessa, un giorno vi racconterò di Marcinkus.” Casimiro nome di battesimo datogli quando era chirichetto in un quartiere di Cicero in un sobborgo di Chicago. Cicero, uno dei sobborghi più stupidi al mondo. Riprendiamo con la storia, sono passati molti anni da quando mi trovai ospite, nel periodo di giugno/luglio, all’interno di una Basilica, precisamente la Santa Maria dei Miracoli, in Corso Italia di fronte alla caserma dell’esercito, chi conosce Milano sa dove si trova. Ero lì come ospite. Cosa ero lì a fare? Niente dovevo solo aspettare, aspettare che venisse un Arcangelo dalla vicina Svizzera a prelevarmi e portarmi in Svizzera. Bello avere gli autisti. Aspettare e aspettare il fatidico giorno. Comunque sono stati trenta giorni divertenti, tra le suore abili cuoche, alle interessanti conversazioni pomeridiane con un prete addetto al suono delle campane. Ogni pomeriggio alle 15.00 si presentava con una birra ghiacciata come se arrivasse dal paradiso più lontano. In vita mia non ho mai bevuto una birra così buona, non potevi toccare la bottiglia in vetro perché ti sembrava di essere al polo nord da come era ghiacciata, da dove la prendeva questo ben di Dio fu un mistero. Puntuale come un orologio svizzero, alle tre del pomeriggio arrivava con questa birra, una per me e una per lui. Ci mettevamo sul cortile interno, sempre all’ombra, nel più totale silenzio che un chiostro può dare, a bere questa birra e a chiacchierare, lunghi discorsi. Discorsi di filosofia teologica, uno dei pochi che mi definì un genio. Gli avevo dato un soprannome a quel vecchietto di un prete. Poteva avere quasi 100 anni, non mi disse mai la sua età ma poteva avere quasi 100 anni. Dicevo, che gli avevo dato il soprannome di Gene Kelly, il ballerino americano. Perché Gene Kelly? Perché quando camminava sembrava un ballerino, strisciava con i piedi ondulando, non so se era un ticchio o aveva problemi di postura o magari sognava di essere un ballerino il giorno che si sarebbe presentato in paradiso di fronte a uno dei due fratelli, quello del piano di sopra. Lo vedevo arrivare da lontano, tra me dicevo “Arriva Gene Kelly con il nettare biondo degli Dei.” la birra magica. Che personaggio. Il pomeriggio lo passavo con Gene Kelly e la sua birra, la filosofia e i grandi misteri della vita e dell’aldilà. A volte lo prendevo per il culo il mitico Gene Kelly, perché tutti i giorni mi diceva “Ma tu cosa sei qui a fare?” Ed Io ogni volta gli rispondevo sempre la stessa frase. “Da Roma sostengono che da questa Basilica si potrebbe entrare nel’aldilà mi hanno mandato qui per controllare se questo aldilà sia realmente tra queste mura.” Il problema che il giorno dopo non si ricordava che gli avevo già risposto, ormai ci avevo preso l’abitudine, mi divertivo. “Ma tu cosa sei qui a fare?” Ed io sempre la stessa risposta. Avrei potuto stare una vita e ogni giorno gli avrei risposto sempre la stessa risposta. La cosa incredibile che lui annuiva sempre con la testa. Nel corso degli anni ho ipotizzato l’idea che forse non ricordandosi che la birra me l’aveva già portata il giorno prima, continuava a portarmela come di un sogno reale che proseguiva all’infinito. Porca paletta, penso che se, sarei rimasto per anni, mi avrebbe portato questa birra ogni stramaledetto giorno fino a quando non sarebbe partito si lui ma per l’aldilà. Difatti venni a sapere anni dopo che una mattina non si sarebbe più svegliato dal sonno, lo trovarono che dormiva fino l’eternità. Invece al mattino di quei trenta giorni, li passavo prima all’alba ad osservare il cielo e la città che si alzava dal lungo sonno, e poi, poco prima di mezzo giorno a prendere per il culo un marocchino. Sembra incredibile ma vidi per la prima volta il primo immigrato sul suolo italiano in mezzo a dei muratori bergamaschi. In quella Basilica c’erano dei lavori di ristrutturazione, dovevano mettere in sicurezza il campanile e rifare tutto il tetto di tutta la Basilica. Quindi andavo a curiosare su nel solaio di quella incredibile e gigantesca Basilica. Un autentico labirinto. C’era di tutto tra cui un busto che mi fece prendere al momento un colpo, sembrava un corpo tagliato a metà. Era finto, Aveva un cappello da generale e una faccia malmessa. Pensavo e pensavo le mie solite idee del cazzo. Siccome questo marocchino faceva avanti e indietro dal solaio con il materiale in uso dai bergamaschi decisi di fare i miei soliti esperimenti e usare il malcapitato come cavia. Presi il busto, gli misi un lenzuolo per coprirlo per intero, lo piazzai in un posto perfetto dove si vedesse in penombra da una certa distanza. Porca la miseria, poteva provocare anche un infarto ad un tipo sensibile. Difatti il marocchino quando vide il finto fantasma fermo e immobile, saltò in aria, avete mai visto saltare un gatto? Ecco uguale, urlando come un pazzo, correndo giù. Porca puttana se urlava, sbraitava nella sua lingua del cazzo. Ridevo come un pazzo, mamma mia come mi stavo divertendo, nascosi il busto, avevo anche trovato un ottimo nascondiglio. Ci fu un trambusto, i muratori bergamaschi non capivano cosa fosse successo, lui che urlava che aveva visto un fantasma. Dovevo trattenermi dalle risate, ero un bravo attore, si si potevo fare l’attore, volendo posso fare l’attore. Convinsi il marocchino che forse aveva sognato un fantasma, che avrei cercato in giro se questo fantasma fosse ancora nei paraggi. Da quel giorno quel disgraziato faceva avanti e indietro dal solaio con molta lentezza, si guardava intorno, era terrorizzato. Per qualche giorno decisi di lasciare il fantasma nascosto, fino a quando all’improvviso non glie lo rimisi al solito posto. Eheheh stessa scena, saltò in aria e fuggì come un pazzo, Nascondo ancora l’amico fantasma, poi inizio a instaurare dei dubbi mentali al poveretto. Lo interrogo, gli metto dei quesiti filosofici sulla vita, sulla fede. Gli domandai a quale Dio credesse, perché lui era uno straniero in terra italiana dentro una chiesa cattolica e la cosa poteva sembrare alquanto anomala. Stai tranquillo gli dissi, ci penserò io, lo scaccerò quel fantasma, gli parlerò, gli dirò che tu sei un bravo cristiano. Non gli feci vedere più il busto e il marocchino non si spaventò più, non sapeva come ringraziarmi. Che bello fare cose buone, essere buoni in questo mondo ha ancora un senso. Perdindirindina quanto mi ero divertito, dopo circa trenta giorni arrivò l’autista e dovetti lasciare quell’angolo di paradiso, tra pranzi e cene coi fiocchi grazie alle brave suore, alla birra degli Dei di Gene Kelly, al folletto marocchino, poveretto lo avevo usato come burattino. Dovevo pur passare il tempo, volevo vedere voi stare trenta giorni a fare un cazzo dalla mattina a sera. Peccato fossi andato via e poi come dice una musica di Morricone dal titolo “The Mission.” In effetti ero in una missione particolare, instaurare al vecchietto che l’aldilà esiste e che lo avrebbe accolto tra le sue braccia e al marocchino che a volte essere un pochino cristiani serve per non farti prendere un infarto. Ora finisco questa birra e vado a sedermi un attimo sul divano. Devo tagliarmi anche le unghie dei piedi, prima o poi devo prendere il coltello e tagliarli. Si mi taglio le unghie dei piedi con il coltello, fa un taglio più veloce e lineare. Spero stanotte di addormentarmi e svegliarmi domani in un altro mondo, lontano ma così lontano da poter svolazzare tra petali di gelsomini e zattere colmi di boccioli di seta, ricamati di lunghi aghi e fili invisibili da poter legare le stelle e la luna in un antico paradiso mai nato. Dove passò Melisso di Samo all’ultima costellazione, nella più totale concezione dell’essere mai nato. Disciolto nella più totale alterazione di se stesso. Oddio sto delirando scappano queste parole, non rimangono, fuggono via, le acchiappo ma loro via lontano. Vo, devo uscire tra fugaci apparizioni di anime perse…cade il silenzio, perdonatemi se vi lascio…ma ho da fare…buona serata.
……..
P.S. Dipinto straordinario di Walter Langley, ben custodito al Museum Trust di Birmingham.

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