Un Capodanno…

Pensavo al capodanno di qualche anno fa. Dio Santo se è passato in fretta un anno. Ero a Norimberga per lavoro. Un urgenza di dover sistemare problemi che altri aprono. Mi tocca andare a sistemare o meglio a mediare. Che sfiga fare il capodanno in una città fredda, sconosciuta a me, prima di quel capodanno. Mi trovano al ultimo momento un hotel americano il Park Inn. Arrivo con il taxi dal aeroporto. Faccio la fila indiana per la reception. Dietro a tre amiche italiane, venute a Norimberga per farsi il capodanno. Le sento parlare in italiano, mi intrometto attaccando bottone, chiedendo poi del perché li, al freddo, al cielo grigio, al silenzio di una città strana come Norimberga. Mi guardano come se fossi un alieno, chiedendomi come mai li, solo, soletto, anch’io in quella città fredda e silenziosa. Rispondo
“Devo risolvere dei problemi gravi, poi rientro a Milano.” In quei giorni si fa amicizia con le tre amiche, specialmente con una. Decidiamo tutti e quattro di fare il capodanno insieme al Club Stereo sulla via klaragasse. Alla fine di tutto ci si ritrova io e una delle tre a passare non solo la notte di capodanno insieme ma anche il mattino dopo. Lei mi scrisse il suo numero di cellulare su di un foglietto bianco, da un block notes che stava sopra il tavolino della mia camera del terzo piano del Park Inn. Lei con le sue amiche stazionavano al secondo piano. Non mi ero portato il cellulare, erano gli ordini dal alto. L’unico aggeggio elettronico che avevo era un notepad senza connessione esterna, al interno avevo documenti importanti e una cartella personale, dove scrivevo di tutto durante i miei viaggi. Quella tarda mattina avevo il viaggio di ritorno a Milano, ci fu un bel saluto, un bacio lungo, un bacio profondo e una sola frase:
“Chiamami quando torni a Milano.”
Risposi:
“Si lo farò.”
Vidi chiudersi la porta di quella camera, in un lento muoversi e un rumore soffice, come un lungo dipanare di nebulose voci provenienti dal aldilà. Rimasi seduto sul letto a guardare il vuoto, tra le mani quel pezzettino di carta con dei numeri. Sorridevo amaro, pensavo a come fosse strana la vita. Alla fine rimangono semplici memorie, cosa ci porta a vedere così a noi individui particolari la vita, emozioni brevi, da renderci assuefatti e tutto sommato drogati da essi. Emozioni ma non come dice una canzone, questa volta le emozioni che dico io sono diverse. Si resta vivi per non morire di emozioni, ci di droga di questi brividi. Una carezza, uno sguardo, un sorriso, un pensiero, un arrivederci, un bacio, un fogliettino senza più un suo padrone. Sono solo memorie di una notte.

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