L’uomo delle Lettere…

Che strana la mia vita, passare da essere l’uomo delle lettere a colui che le lettere fa in modo di non farle più scrivere. Oggi non serve più l’uomo delle lettere, anche perché le lettere non si spediscono più, oggi ci sono le email, gli sms i vari social del menga. Oggi controllano email, sms e messaggi in modo diverso di allora. Ci pensa un computer a farlo, ad analizzare il tutto, dividendo anomale da quelle normali, catalogando in vari gruppi che successivamente si sceglie chi controllare e chi no. Il computer e molto più rapido, analizza il testo nell’oggetto come prima cernita. La parola da intercettare cambia da giorno a giorno, c’è un incaricato che effettua l’incipit da dare al sistema. Esempio oggi nell’oggetto del email con la parola “Ciao” viene intercettata e messa in un gruppo dove successivamente viene letta interamente. La parola viene cambiata ogni giorno a seconda del periodo in questione, dal punto di vista delle problematiche della società. Lo stesso discorso vale per gli sms e tutti i vari messaggi social, diciamo che il 70% viene controllato. Una volta era l’uomo e non un computer e la cosa mi divertiva, perché leggevo i segreti d’ignari individui attraverso le loro lettere che si scambiavano e se mi andava gli cambiavo gli eventi senza che loro se ne accorgessero. La prima cernita delle lettere avveniva in un seminterrato, dove alcuni impiegati aprivano le lettere con un macchinario a cui usciva del vapore. Leggevano i contenuti e tutte quelle sospette che potevano nascondere strani messaggi, venivano messe dentro un carrello. Quelle che risultavano normali venivano rimesse dentro alle loro buste di appartenenza e spedite al destinatario come se nulla fosse accaduto, di solito il 60% delle lettere finiva dentro un grande carrello con delle ruote e portato nel mio ufficio. In una giornata di lavoro controllavo le lettere che mi giungevano quel giorno. Ero uno di quegli incaricati a determinare se realmente la lettera poteva nascondere un pericolo per la nazione, per la società. Passavo l’intera giornata a leggere, catalogavo le lettere in due gruppi, il gruppo A va fatto il servizio 1, il più completo. Consisteva che il mittente e destinatario vanno spiati ventiquattro ore al giorno, il tempo giusto per stabilire se erano dei bravi e umili cittadini. Il gruppo B andava fatto il servizio 2, solo controllo di tutte le future corrispondenze. Leggevo di tutto, dalla corrispondenza di due innamorati che si scrivevano sempre, alla malinconia di un uomo che scriveva a sé stesso, a volte per curiosità chiamavo il responsabile del seminterrato e chiedevo che le lettere di un certo tipo di persone dovevano pervenire direttamente sulla mia scrivania, non so se la mia era curiosità o magari cinismo. Come quando leggevo lettere dove le persone si sfogavano, pensavano che il loro cuore trasformato per un solo istante in una penna piena di lacrime di inchiostro fosse riservata, nessuno sapeva che c’era qualcuno che li ascoltava, era semplicemente l’uomo delle lettere che regnava sulle loro anime perse. Quella mattina iniziai con la lettura delle lettere, alcune le leggevo in maniera frettolosa, a volte usavo l’istinto per capire se una delle lettere che leggevo aveva altri significati al di fuori del contesto, qualche messaggio da decifrare che nascondeva qualcos’altro.

Per ultimo lasciavo quelle a cui avevo fatto richiesta nel seminterrato, quelle lettere di persone dove mi interessava ficcare il mio bel nasino nella loro vita privata, tra cui una fitta corrispondenza tra due innamorati che vivevano il loro amore scrivendosi continuamente. Erano degli scritti pieni di passione, ne giungevano di continuo. Ero sommerso da fiumi di minuscole lettere a volte in stampatello altre in corsivo su dell’inchiostro quasi a forma di cuore, a volte sparpagliato di qua e di là. Altre parole ben conservate, in luoghi di uno scritto misterioso e incantato. Era forse l’odore della carta o la magia dell’inchiostro, i segreti delle menti, la speranza del loro cuore che mi dava un senso di vita. Sentirsi partecipi della vita di individui che non conosci neanche. Il tempo aveva anche un senso, non passava mai. Altra lettera giungeva di risposta a colui che l’aveva scritta precedentemente, tra una candela, un pensiero. A bagnare queste lettere, molte volte bastava anche una loro lacrima. Quei due individui erano come se li conoscessi da una vita.

Lei si chiama Anne Meyer, studentessa di filosofia all’università di Berlino, lui Manfred Neumann faceva l’operaio alla Sket a Magdeburgo. Devo ammetterlo, la loro fitta corrispondenza fu opera del sottoscritto, dovuta alle migliaia di lettere che passavano sotto i miei attentissimi occhi. Un giorno arrivò sul mio tavolo la lettera di una studentessa che scriveva alla sua amica dicendo che non avrebbe mai incontrato il ragazzo che gli avrebbe rubato il cuore. Fece una descrizione ben dettagliata, tra cui quella di volere che sia un poeta, lo riteneva fondamentale. Secondo lei non esisteva li ad est, un ragazzo che poteva rubargli il cuore. Non mi andava a genio questa sensazione di supponenza, mi dava alquanto fastidio. Accettai la sfida e tra le tante lettere che spiavo di ignari cittadini ce n’era una di un giovane ragazzo che spediva le sue poesie alla zia di Lipsia.

Una zia che per uno strano ictus rimase muta come un pesce, non parlò mai più da quel giorno che rimase appesa alla ringhiera delle scale. Gli arrivò una bizzarra mezza paralisi alle corde vocali, si esprimeva solo scrivendo e il nipote Manfred decise di scrivergli sempre delle poesie. Forse per dargli quella forza, che nella vita anche delle semplici frasi potevano dire tutto. Oltre alla zia di Lipsia aveva l’abitudine di lasciare dei suoi scritti sulle bacheche delle fermate degli autobus, lasciando parecchio esterrefatti alcuni agenti del piano superiore. Fu in quell’occasione che gli feci attuare il procedimento di livello 1 personalizzato, compreso delle microspie nell’abitazione. Sinceramente non pensavo fosse un pochetto strambo. Poi con il tempo avevo capito che il ragazzo non era pericoloso, era un semplice artista. Ed io apprezzavo gli artisti, allora gli fu tolta la personalizzazione di controllo del servizio numero 1 e rimase solo il controllo delle lettere alla zia muta di Lipsia. Un giorno decisi che la studentessa sapesse dell’esistenza di questo ragazzo di Magdeburgo e che iniziassero a conoscersi per corrispondenza. Ma come? Fino a quando ebbi un’idea, presi una delle poesie del giovane Manfred la riscrissi a macchina aggiungendo che era un piccolo messaggio al vento e chi l’avesse raccolto poteva essere la stella persa nei meandri della costellazione della vita. Misi questo foglio dentro un flacone vuoto di un gel per capelli della Florena Cosmetic, lo usavo per i miei capelli. Mi facevano i capelli unti da sembrare usciti da un fritto misto ma era l’unico gel in terra li ad est. Lo feci trovare nella casella postale dell’abitazione della studentessa. Con enorme sorpresa qualche giorno dopo comparve sulla mia scrivania una lettera di Anne Mayer destinatario Manfred Neumann, non ci potevo credere, aveva funzionato. Già ne andavo fiero, che bello stare a leggere nelle settimane successive le belle letterine che i due piccioncini si mandavano. Gongolavo fiero della mia opera generosa, di colui che regnava sulle vite di ignari cittadini, ci avevo preso gusto. Quanto avrei desiderato essere un uccellino per vedere la faccia di Manfred quando scoprì che una delle sue letterine finì dentro un flacone di gel per capelli. Del resto, aveva una strana teoria del destino il povero Manfred, pensava che sopra dei comuni mortali ci fosse uno spirito guida, infatti non aveva tutti i torti, c’ero io, l’uomo delle lettere.

Dal capitolo “L’uomo delle Lettere” un tratto breve dal quinto romanzo in fase di realizzazione da Charles Vas. Romanzo ancora senza titolo ma sarà completato il 31 Dicembre 2021.

Dipinto del pittore francese Auguste Toulmouche del 1879 dal titolo “Lettera d’Amore”

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