Matilde e la Farfalla…

Sven Hedin vagò per decenni in Asia finché un giorno, alle porte di Lhasa nel 1935, lo trovò. Lo portò all’isola di Gotland e lo nascose in una cassa sotto la cantina della locanda fino a quando un uomo con la valigia non sarebbe giunto per richiederlo. Sven Hedin, nell’aspettare, passava il tempo alla locanda praticando un gioco, rubato a un capo villaggio mongolo nel suo viaggio di ritorno dall’Himalaya. Il gioco era composto da una pallina, un bicchiere e una corda, passava ore e ore a tentare di far entrare la pallina dentro al bicchiere. Stava dalla mattina alla sera seduto in fondo alla locanda intento in questo gioco, con il suo rumore tartassava i frequentatori del posto, non si stancava mai, fino a quando non giunse Giuseppe La Porta. Giuseppe aveva l’incarico di prendere la cassa e trasferirla sull’Isola D’Ivan nel Mar Nero, seppellirla a pochi metri dall’altare del monastero, il punto era contrassegnato da venticinque sassi di colore bianco e ventiquattro sassi di colore grigio e ventitré sassi di colore nero che avrebbe trovato sul posto. Giuseppe fu accompagnato da tre uomini, Ude Larsson, John Perkins e Manuel Costa. Ude Larsson era un disoccupato di Uppsala, famoso per aver rapinato il banchiere più famoso di Stoccolma. Il banchiere, ogni mattina, per scaramanzia non faceva mai la stessa strada, a volte veniva da destra, altre volte da sinistra, in altre giornate piovose o molto fredde si faceva accompagnare dal figlio che passava ogni giorno con una piccola automobile di fabbricazione russa. Quella mattina successe qualcosa di insolito, il figlio non poteva passare perché gli avevano rubato le quattro ruote dell’auto.

“Il banchiere guardò fuori dalla finestra e si spaventò per la tanta pioggia che scendeva dai cieli di Stoccolma e non sapeva come andare in banca, gli venne l’idea di farsi accompagnare dal suo vicino di casa che ogni mattina usciva con un’auto rossa fiammante. Per il banchiere era strano e insolito chiedere un passaggio al suo vicino di casa, un tipo poco raccomandabile, non apriva mai le finestre di casa sua. Il banchiere lo spiava ogni giorno perché abitava sullo stesso piano e mai una volta, in dodici anni, gli aveva visto aprire una finestra e neppure il piccolo balconcino e mai gli rivolse la parola. Quel giorno però si fece coraggio uscì di casa e andò a bussare alla porta del vicino, e gli chiese se per caso lo avrebbe accompagnato alla sua banca. Il vicino di casa gli fece cenno con il capo “si” e pochi minuti dopo si misero in viaggio. La curiosità del banchiere era troppa e incominciò a toccare l’interno dell’auto, fino a quando, senza farsi accorgere, rovistando nel portaoggetti sul lato destro non fu punto da qualcosa e lanciò un urlo che spaventò il vicino di casa facendogli perdere il controllo del mezzo che finì per investire Ude Larsson che passava di lì, perso a leggere un volantino che cercava dei lavoranti per un viaggio sul Mar Nero. Larsson fu scaraventato a dieci metri dall’impatto, il banchiere perse la sua borsetta che custodiva gelosamente perché al suo interno c’erano dei documenti importantissimi, il vicino di casa perse i sensi. Larsson vide la borsa e zoppicando con i vestiti stracciati e un grande bernoccolo in testa, la prese e scappò. Il banchiere, bloccato all’interno della fiammante auto rossa, chiese aiuto; fu l’equilibrista di un circo accampato nelle vicinanze che riuscì ad aiutarlo a uscire dall’auto e promise una grande ricompensa a chi gli avesse riportato la borsa con degli importanti documenti al suo interno. L’equilibrista chiamò tutti i suoi colleghi del circo e iniziarono una caccia al tesoro, la più grande caccia della storia di Stoccolma. Intanto Ude si nascose in casa della sorella Matilde che abitava nel quartiere Ostermalm, era un’insegnante della scuola media di Viktor Rydbergs che si trovava a duecento metri dalla casa. Quella mattina, mentre la sorella si trovava a insegnare a scuola, Ude Larsson si precipitò in casa sua con il fiatone e cercò un nascondiglio per la borsa in quei miseri 40 metri quadri di appartamento. Cercò di metterli sopra un armadio della cucina ma rinunciò, poi cercò di nasconderli sotto il divano ma si ricordò che la sorella ogni due giorni aveva l’abitudine di sollevare i cuscini del divano per girarli, allora gli venne una grandiosa idea, si precipitò nel piccolo bagno, e nascose la borsa sopra a una piccola caldaia molto larga e stretta, lì la donna teneva una valigia degli attrezzi e in quel posto nascose la borsa.

“Rimise la valigia sopra la caldaia e si precipitò alla finestra per scrutare se ci fosse stata gente sospetta nelle vicinanze. C’era un gran viavai di personaggi strani, clown, domatori di leoni che giravano per il quartiere di Osterlmam tenendo tra le mani i frustini del mestiere, creando curiosità e ilarità tra gli abitanti del quartiere. Ude Larsson decise di andare a indagare per le strade su cosa ci facessero questi strani personaggi nel quartiere. Scoprì che erano stati ingaggiati dal banchiere che aveva promesso loro una grande ricompensa a chi gli avesse riportato una borsa con alcuni documenti. Ude pensò così di riportare la borsa dal banchiere e prendersi la grande ricompensa, ma usare la sorella come intermediaria. Preferì, prima di raccontare il tutto alla sorella, di ubriacarsi al solito bar. Nel tardo pomeriggio Matilde tornò a casa, e appena varcò la soglia rimase colpita da una farfalla gialla che svolazzava per il suo appartamento. Una delle passioni di Matilde erano proprie le farfalle, ne aveva una innumerevole collezione, tutte catturate in vari modi, molte volte spiaccicate al muro; Matilde era una donna stranissima, i suoi studenti la chiamavano la donna tenaglia. Lasciò la borsa, buttò a terra il bellissimo cappello violetto e iniziò una battaglia cruenta con la farfalla gialla. L’appartamento era diventato un campo di battaglia, i meravigliosi cuscini del divano furono utilizzati per catturare l’insetto, uno dei cuscini finì per fare da palla da bowling su di un meraviglioso vaso cinese comprato al mercato di Piazza Stortorget. La farfalla si rifugiò in bagno, Matilde seppe che era in trappola, entrò e chiuse la porta, iniziando una grande caccia fino a quando la farfalla non si nascose proprio dietro la valigia sopra la caldaia. Matilde non si diede per vinta e, arrampicandosi, fece cadere la valigia; ma la farfalla riuscì a nascondersi nell’ultima scialuppa di salvataggio, l’interno della borsa. Matilde con la bava alla bocca, finalmente disse: ‘Sei Mia!’. Aprì la borsa e svuotò in fretta e in furia tutto ciò che si trovava al suo interno, che finì tutto direttamente sul ciglio del water, fino all’ultimo foglio, dove ansimando la farfalla trovò la sua ultima ancora di salvataggio. Matilde si rese conto di avere messo in trappola la farfalla gialla, la osservò minuziosamente, riuscì a guardarla direttamente a pochi centimetri, quasi riuscì a toccarla con la punta del suo enorme naso. Si commosse, pianse, non riuscì a trattenere le tante lacrime che scendendo bagnarono quell’ultimo foglio, che si assottigliò. La farfalla come su di uno scivolo in piscina, prese a scivolare fino a cadere nella tazza del water dove scomparve per sempre. Matilde non ebbe parole a parte un semplice “ops” Nel frattempo ritornò il fratello, tutto felice perché avrebbe potuto avere la ricompensa, entrò in casa e vide un autentico casino, poi si precipitò in bagno e vide la sorella seduta vicino alla tazza del water a piangere e la borsa del banchiere vuota. ‘Matilde cosa hai fatto?” domandò alla sorella. Ma la sorella non rispose. Ude, ormai disperato, decise di partire per l’Isola di Gotland in risposta a un annuncio letto la mattina. L’altro ingaggiato per il viaggio fu un certo John Perkins…

Tratto da “Il Gioco degli Aram” dal capitolo “Giovanni Battista”

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