A Tu per Tu con la Morte…

Stasera, trovo ideale ascoltare Johann Sebastian Bach, forse insieme a Mozart sono stati coloro che hanno parlato con Dio e suo fratello il Demonio o meglio dire che li hanno ascoltati. Di Bach è giusto ascoltare su pianoforte l’Adagio BMV 974. Quando preparò questa composizione, l’infermiere che lo curava per la perdita della vista, disse che il maestro era affacciato alla finestra e osservava un puntino luminoso. Era una Luna soffusa, accompagnato dal calore di due sole stelle. Scrisse l’opera tra la difficoltà di poter vedere ciò che scriveva, cercare di riconoscere il mondo anche nel silenzio dei suoi occhi. L’opera al principio fu ideata dal compositore veneziano Alessandro Marcello, un suo adepto e per riverenza la regalò a Bach che la concluse facendogli così raggiungere l’apoteosi. Goethe una volta definì Bach colui che faceva dialogare Dio con sè stesso poco prima della creazione dell’universo. Invece aggiungo io, Johann Sebastian Bach fu colui che fece dialogare Dio e il Demonio senza farli litigare sul destino da dare all’uomo, il giorno poco prima della creazione. Goethe è rimasto indietro a quando si pensava che di Dio ce ne era uno solo. Invece la verità è un’altra, ce ne sono due, sono semplicemente fratelli, Dio e il Demonio. Sono passato dal pizzicagnolo a comprare un po’ di caciotta, del pane e un melone, mi dà proprio l’idea di essere finalmente a casa. Qui a Milano stasera forse ci sarà qualche temporale, lo vedo in questo terrazzino. Il cielo lì su in alto che vuole brontolare, appunto a volte mi chiedo, se potesse parlare il cielo, chissà quante cose direbbe. I ghiaccioli nel frezer sono finiti, io maniaco dei ghiaccioli, sono un estimatore dei ghiaccioli in estate, ci sguazzo tra i gusti, si lo so sono come i bambini ma io sono un eterno bambino. I piselli in scatola sono esauriti, il tonno in scatola è assente, nel mio tugurio rimane un pacchetto striminzito di spaghetti, scaduti nel 2014, saranno buoni lo stesso e poi male che vada fò la popò liquida invece di solida che problema c’è, purifica l’intestino. Le uova sono scadute, quelle è meglio buttarle. Il vino non manca mai, peccato che l’ho lasciato aperto. Guardando bene dentro la bottiglia del vino vedo galleggiare una mosca o qualcosa di simile, ho la netta sensazione che è annegata, si sarà ubriacata, un suicidio che farebbe invidia alle sue amiche zanzare. Che problema ci sarebbe se me lo bevo lo stesso, in Messico si bevono la tequila con la mosca. E poi di zanzare non ne vedo, mi stanno alla larga, dicono che le zanzare non amano coloro che hanno il sangue amaro. In effetti ho il sangue amaro. Per cena non mi rimane che quel poco di spaghetti rimasti con del burro anch’esso scaduto la settimana scorsa ma chi cazzo se ne frega. La caciotta c’è, iI vino pure, oltretutto con la mosca, senza dimenticare il melone da gustare. Mi sento un Highlander da sempre, chi non ha paura della morte vive meglio. Porto un teschio al collo, un tatuaggio gigante sull’avambraccio destro che raffigura un teschio. In autunno ne farò un altro, questa volta nel avambraccio sinistro, raffigurante una clessidra, ossia il tempo. Questo e il messaggio metaforico di sfida alla morte e al tempo, che sono un osso duro. Anche se una volta me la sono vista brutta, una volta, meglio dire l’ultima volta che mi è capitato qualcosa di unico e raro. Nella mia vita ho rischiato la pelle alcune volte, si dice che qualche individuo su questa Terra ha in teoria sette vite, un po’ come i gatti. Ne ho sprecate 5 di vite, per cinque volte me la sono cavata, ne rimangono 2. L’ultima è successa qualche anno fa. Tornavo dal Vietnam, per via della ricerca dell’oro, storia già raccontata. Ritorno in Italia, precisamente a Milano. Stavo bene al mio ritorno, si mi girava un pochetto la testa per via del fuso orario, il volo fu abbastanza lungo, Hanoi/Malpensa. La sera del mio arrivo mangiai una pizza in un locale dalle parti di Corso di Porta Romana. Torno a casa, sto poco bene, molto strano, di solito sto da Dio, do la colpa al viaggio. Mi sdraio sul divano accendo la Tv, all’improvviso parto in un sonno che non potrò mai dimenticare. Di solito non sogno mai quando dormo, forse non me li ricordo i sogni ma quella volta avevo un sogno lucidissimo, ero inseguito nel deserto, in troppi volevano farmi la pelle. Di scatto mi sveglio, la Tv era accesa, inizio a sudare, una pisciata gigantesca mi scappa e mi precipito in bagno. Ohhhhh che bello quando ti scappa e senti il ruscello che esce dal biscotto, mentre guardi il soffitto del bagno e scruti i ragni che si muovono belli e beati. Questi hanno pure il coraggio di guardarti e probabilmente useranno una loro zampetta per mandarti in un tal paese. Azzarola sudavo troppo, mi guardo allo specchio, porca la miseria sembravo un cadavere. Ho avuto la strana sensazione che non stavo bene, torno sul divano, crollo ancora in un sonno epico. Non passano che soli 20 minuti circa, e una mega pisciata mi scappa di nuovo. Ancora a correre al cesso, tiro fuori il biscotto e inondo la tazza del water. Strano i ragni se ne erano già andati dal soffitto. Mi guardo allo specchio, gli occhi non davano un buon segno. Torno sul divano, rifaccio lo stesso movimento molte più volte. E anomalo pisciare ogni mezzoretta circa, ero quasi senza liquidi nel corpo, inizio a bere anche se non ho sete. Il mio corpo mi sta comunicando che c’è qualcosa che non quadra con il mio fisico di ferro. All’alba seguente alzo il piede e sulla caviglia spunta una palla gelatinosa all’interno della pelle. Oddio!! gli alieni si sono impossessati del mio corpo, corro al pronto soccorso. Vengo visitato da un medico che chiama un ‘altro medico che successivamente chiama un terzo medico. C’è un via vai di medici di ogni generalità, tra loro c’è l’inspiegabile dilemma di cosa sia successo alla mia caviglia e successivamente al mio malessere in generale che mi prendeva tutto il corpo, come se avessi qualcosa che camminava dentro di me, dentro la mia pelle, tra le mie vene. Gli ho raccontato tutta la mia bella notte, compreso il fuggi, fuggi dei ragni. La risposta da parte loro fu il nulla più totale, mi consigliarono di prendere una pomata al cortisone per la pelle. Torno a casa, guardo la mia caviglia, aumenta il rossore, la palla gelatinosa cresce, il rossore avanza, ha conquistato la gamba, mi brucia il corpo, misuro la febbre, 38, dopo 5 minuti 38,5, dopo altri 5 minuti 39. Oddio è giunta la mia ora, anche il farmacista che mi ha dato la pomata rimase allibito non sapeva che dire, non aveva mai visto niente di simile, quella palla gelatinosa che mise in fila indiana tutti i medici del pronto soccorso, mise in fila indiana pure i tre farmacisti. Non mi restava il prete Don Faustino per la confessione dei miei peccati e l’Ora Pronobis. Stavo perdendo i sensi, stavo morendo, vedevo comparire i fantasmi da ogni angolo del mio harem che a breve sarebbe stata la mia tomba, che fine del cazzo, così pensavo. Non mi rimase che l’ultimo tentativo, il medico che la maledetta mutua mi aveva assegnato. Chi cazzo lo aveva mai visto, un Highlander come me non ha mai usufruito della mutua e del medico di Stato. Di solito le mie analisi del sangue li facevo privatamente, rigorosamente ogni due anni circa. E ogni 2 anni il mio fisico era perfetto come un robot o una macchina cibernetica. Non mi restava che il soldatino in camice bianco della mutua. Lo chiamai al telefono, mi disse; “Ma tu chi cazzo sei? Non ti ho mai visto, esisti? Devo controllare se sei inserito nella lista.” Si c’era il mio nome, un nome accerchiato come se fosse un uomo deceduto o magari un alieno sceso sul cielo di Milano. Questo soldatino in camice bianco si presenta al mio harem, mi dice di distendermi, vede la caviglia, il rossore e la magica e fantasmagorica palla gelatinosa. Mi ha chiesto dove sono stato, Vietnam gli rispondo, lui mi domanda se avevo toccato delle piante o andato in qualche foresta, rispondo “Si”. Ci mette solo 5 minuti a fare la diagnosi “Erisipela” malattia che provoca anche la morte nel giro di 48 ore, se non si interviene subito. Puttana Eva, dico al dottore se ne era certo, lui ne era sicuro. Erisipela malattia rara, antichissima, un caso su 10.000 milioni, malattia che porta al decesso, più veloce del’Ebola o della Malaria. A differenza di tutte le altre malattie non è infettiva, colpisce solo l’ospite e lo uccide in breve tempo. Quel dottore della mutua mi ha salvato la vita, mi prescrive due medicine, una per fermare il mio decesso, e l’altra per la cura. Medicine rare che non passa la sanità pubblica. Feci 30 giorni di cure, garze con strani ungenti, e antibiotici particolari. Quando andai dal farmacista che non sapeva che cazzo fosse la “Erisipela” mi guardò strano. Sicuramente se ritornavo all’ospedale dove ero andato avrei chiesto ad ogni medico che mi guardò la caviglia se conoscevano la malattia “Erisipela.” Penso che nessuno avrebbe capito cosa fosse. Fui fortunato ad aver trovato uno straordinario dottore della mutua che in soli cinque minuti riuscì a salvarmi la vita, senza se e senza ma. In fottuti 5 minuti mi ha dato altri decenni di vita. Dopo quel giorno quel medico non lo rividi mai più. Sono guarito e oggi posso ben dirlo, ho visto la morte in faccia in quelle 24 ore, mancava poco alla mia dipartita, mi stava cedendo tutto. Il rossore si propagava su tutto il corpo, il bruciore saliva dal piede verso il cuore in poche ore, se prendeva il cuore lo avrebbe ucciso, fu fermato in tempo. Riflettendo tempo dopo capì che l’infezione partì dal piede, mai camminare scalzi anche se sei un Highlander. Ero nella jungla del Vietnam, provincia di Lao Cai al nord del Vietnam, voci che parlavano di oro in varie grotte. Bisognava andare ancora più giù del mondo, fino a toccarlo veramente l’inferno. Johan Sebastian Bach ha potuto toccarlo il suo “Oro” guardando in cielo una luna e un paio di stelle. C’è chi invece deve andare sotto, dove la luce e il solo tuo pensiero, perchè gli occhi lì non ti servono. Strisci sul fango, tocchi realmente l’anima della Terra. La sfiori, continui a scendere sempre più giù, sempre più giù. La cosa incredibile e quando sali e vedi il mondo e la sua luce, comprendi il vero senso della vita. In quel caso non comprendi del perchè una parte della bellezza e tenuta nascosta sotto la Terra. Devo tornare prima o poi in Vietnam, uno dei paesi più belli e misteriosi del mondo. Quando tornare in Vietnam? Probabilmente in autunno, così quando torno faccio il tatuaggio della clessidra che richiama il Dio del tempo. Del resto al Dio della morte gli ho fatto capire che sono un osso duro, manca da comunicarlo solo a quello del tempo.

Dipinto di Artemisia Gentileschi, dal titolo “Giaele e Sisara” dipinto che ha oltre 400 anni di vita, ben conservato al museo di Budapest. Artemisia definita la Caravaggio in gonnella.

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