La Villa Antica…

Ho fatto molti viaggi attraversando i Pirenei, da costa est a costa ovest. Ad est c’è il mare tirreno, mar ligure. Ad’ovest, l’oceano atlantico. L’avrò fatto tra andata e ritorno otto volte, quindi quattro viaggi. Motivazione? Per lavoro ovvio. Sono andato con tre auto diverse. Ho avuto problemi solo nel Principato di Andorra per i controlli all’auto. Il Principato di Andorra e un paesino di quattro anime, dove esistono solo market, farmacie e banche. Non sto scherzando, market, farmacie e banche. I market principalmente vendono enormi quantità di alcolici e sigarette. Voi entravate in uno di questi market e c’erano montagne di sigarette, catastate uno sopra l’altra. Le banche servivano per i cittadini francesi e spagnoli per portare valuta. In Principato di Andorra usavo due monete, franco francese e peseta spagnole. Andavate a prendere un caffè, se avevate la peseta, pagavate in moneta spagnola, se avevate franco francese, pagavate in franco. Il barista aveva due casse, ovviamente senza scontrino. Era un porto franco Il Principato di Andorra dove tutto era permesso. Nessun problema ad entrare, il problema era ad uscire. Sul lato francese c’erano poliziotti francesi, sul lato spagnolo, poliziotti spagnoli. Ogni volta dovevo entrare all’andata dal lato francese ed uscire su lato spagnolo. Al ritorno all’opposto, entravo in zona spagnola ed uscivo in zona francese. Ogni volta mi perquisivano, solo una volta fu anomala, perché fui controllato dentro un furgone da individui in borghese. Capì l’anomalia alla fine degli otto viaggi, perché fu l’unica volta, precisamente al mio primo viaggio. Ogni volta che passavo in Andorra andavo a riposare in un appartamento sopra un negozio di un venditore di scarpe. Tutte le volte, quando il negozio chiudeva, potevo uscire ed entrare alzando e abbassando la saracinesca. Solo un tizio una volta voleva entrare per comprare delle scarpe. Si fermò chiedendomi se era aperto. Gli risposi “Y cerrado a la huelga.” In italiano chiuso per sciopero. Sopra aveva un bel appartamentino il venditore di scarpe, mi faceva trovare sempre una bottiglia di vino sul comodino. La cosa più indimenticabile fu la notte, quando sentivi bene il corso del fiume sotto Andorra. Era come una cascata 24 su 24 ore. Passava sotto il Principato, era come se il paesino stava sopra un fiume sospeso su delle rocce, fantastico. Lo spettacolo però era quando dai Pirenei scendevi sul’oceano. Non so se avete mai attraversato i Pirenei. E una catena montuosa, un continuo sali e scendi di circa 500 km. Curve e controcurve, peggio della vecchia strada, Milano/Genova, quando dalla Lombardia si entra in Liguria, e si attraversano i monti liguri, una strada fatta di curve lunghe e corte di pochi chilometri da far vomitare chi soffre di mal d’auto. Poi fu fatta la nuova autostrada e volendo si evita quel passo. Provate a farvi 500 km di sali e scendi, curvoni e curvette. Paesaggi mozzafiato, allo stato brado. Difatti appena si giunge nei Paesi Baschi della Spagna, si scende da oltre 2000 metri e vedi l’immensità dell’Oceano. Al primo viaggio non mi fermai, ma al secondo e poi a tutti gli altri viaggi mi fermai in una sosta dentro una antica villa, sulle colline spagnole. I Paesi Baschi e una tra le regioni più strane della Spagna. Oltre a parlare uno spagnolo dialettale, si ritengono non spagnoli ma baschi. Se gli dai dello spagnolo, si offendono cazzo! Quindi dovete sempre dire “Baschi” Hanno fatto una guerra civile contro Madrid per l’autonomia. Morti e feriti, bombe in 40 anni di guerra civile. Dicevo che mi fermavo in una villa antica, sperduta sulle colline. C’era un cartello camere. Entro e mi riceve una vecchietta di 80 anni su di una sedia a rotelle. Mi dice che ci sono tante camere libere. Ne prendo una, le chiedo una rivolta verso i boschi ai piani alti. Villa composta da quattro piani. C’era l’ascensore ma non andava, quindi a piedi. Mi accompagna una lavorante con un completino da studentessa del 800. Camera grande con letto a baldacchino, un lavandino di fronte. Il cesso era sul corridoio. Un cesso solo, dove potevi anche lavarti. Si vedeva che era una villa rimasta indietro ai primi anni del 900. Ogni piano aveva un lungo corridoio con una decina di camere con un bagno solo. Che cazzo di posto. Mi cambio ero stanco, avevo fatto una tirata, mancava poco a San Sebastian a consegnare il pacchettino, mi meritavo di riposare, avevo dormito la notte prima in auto. Vado in questo cazzo di bagno a lavarmi. Puttana Eva non c’era la chiave per chiudersi dentro. Andare in un bagno pubblico con la porta che non si può chiudere, mai visto in vita mia. Oltretutto dovevo pure lavarmi. Esco al corridoio e vedo un’altra lavorante diversa da quella precedente con il solito completino del 800 che sta lavando il pavimento. Chiedo per chiudere il bagno, lei ride e dice che non ci sono chiavi. Che cazzo. Bene prendo il comodino della mia camera, lo metto sulla spalla e me lo porto in bagno. Con la lavorante che ride, cazzo ti ridi. Chiudo la porta e metto il comodino davanti la porta. Ma guarda te se sono modi. Dovevo lavarmi, sinceramente puzzavo di fogna. Il comodino davanti la porta era servito. Mi asciugo con degli asciugamani che sembravano tappeti per passarelle da come erano lunghi. In bagno avevo portato anche il mio borsone da viaggio con la roba da cambiare. Pulito e asciugato, metto il borsone sul comodino e il comodino sulle spalle come i traslocatori e torno in camera. Notai che anche la camera non si chiudeva bene la porta. Nooo!!Come cazzo faccio a dormire con la porta aperta. Non è possibile. Solo nei paesi baschi potevano accadere queste cose fuori dal mondo. Verso le 20.00 scendo per la cena, e dico alla vecchietta tutti i problemi ma fu inutile, mi disse che li e cosi da sempre, c’era la porta potevo andarmene. Che modi del cazzo. Ma si dai stiamo guardinghi, sono abituato. Per la cena c’era un salone gigantesco con una quarantina di tavoli rotondi. Non c’era una fottuta anima viva. C’ero solo io, be meglio soli che male accompagnati. Mi scelgo il tavolo e mi metto al centro del salone sotto un gigantesco lampadario poi penso e no cazzo, ci manca poco che ti cade in testa, fa no il pirla, spostati, fa no l’eroe. Mi sposto dove sopra non c’era nulla. Toh arriva un disperato. Due disperati, uno si siede in un angolo in fondo, l’altro corre come se qualcuno gli fregasse il suo posto del cazzo. E si siede, ha il fiatone che si sente pure, in quel silenzio. Arriva un carellino con una minestra fumante da nascondere il volto di chi lo porta. Dovevo mangiare ciò che la casa diceva. Quindi poteva capitarmi di tutto. Nella mia mente mi ero detto; ”Giuro, se arrivano le barbabietole faccio una strage, ammazzo la vecchietta e le sue concubine.” Devo dire che le lavoranti erano carine, tutte giovani, con quel completino da studentesse stile 800. Tutte sorridenti. Si erano piazzate nei quattro angoli, a fare cosa. Poi capì, versavano acqua e vino. Mi ero scolato un bicchiere di acqua e vedo questa che arriva a versarmi dell’acqua. Tra me dico “Minchia che servizio, i cessi aperti al pubblico ma poi ti versano da bere, come gli schiavetti.” Ad un certo punto chiamo la lavorante che mi serviva da bere, con il dito gli fanno cenno di venire. Lei si guarda intorno come per dire che cazzo vuole questo. Non viene, allora uso il fischio del pecoraro. Corre come una lepre, e gli dico di sedersi di fronte a me. E iniziamo a parlare, io mangiavo e lei pensava a versarmi da bere, gli dicevo “Pequeno” Poco nel bicchiere, cosi gli allenavo il braccio. E rideva come una scema. Mi viene da ridere, gli facevo versare un quarto della capacità del bicchiere, lo so ero uno stronzo ma mi piaceva avere la schiavetta. Fu una buona cena, minestrina tipica degli ospizi, una gallina in brodo, si era una gallina, almeno un pezzo di gallina e del formaggio. Vino bianco leggero. Poi alla schiavetta gli dissi del caffè “Pequeno italiano” non volevo il caffè americano di un litro e mezzo. Fu una bella serata nel silenzio di un salone gigantesco. Andai su in camera a gustarmi il bosco e di un buio da potersi gustare milioni di stelle. Mi chiusi in camera mettendo il comodino e una sedia davanti la porta. Povero comodino gli avevo fatto fare il tour di casa sua. Il mattino seguente una colazione con pane e caffelatte, come ai tempi della guerra del 15/18. Che spettacolo, c’era odore di caffelatte dappertutto. Pago la vecchietta e concludo il mio viaggio a San Sebastian, sul oceano atlantico a consegnare il pacchettino magicamente uscito dal tacco degli scarponi, come ogni volta che facevo quel tratto di strada.

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