Quella Cena a Tunisi…

Buonasera signori e signore, stasera dovrei raccontarvi una storia, una storia che successe a Tunisi in uno strano giorno di Marzo. Così poi vo a giocare a scacchi. Avete cenato? Vi siete messi le pantofoline, il pigiamino, avete dato da mangiare ai vostri animaletti, avete fatto la pipì e la popo? Ora sdraiatevi sul divanetto o poltrona o magari amate sedervi in terra tra le formiche che vi accarezzano il dito del piede salutandovi o magari mandandovi in un certo tal paese dal nome poco pronunciabile. Imbacuccatevi per bene, anche se io amo dire confezionatevi bene tra coperte e sacchi a pelo, se fossi in voi mi farei anche un fiocchetto. E poi fa un po’ calduccio, eh già scopritevi allora. Abbassate la luce perché stasera mi dà fastidio. Allacciatevi forte, anche se voglio avvertire alcuni “Puritani”che questa storia non fa per loro perché potrebbero scandalizzarsi. Vi avverto che sono cose che capitano, questo tipo di cene particolari Parto? Conto alla rovescia, 176…175…174…ops! scusate sono rintronato stasera 3…2…1… Via!!! Mancavano pochi giorni al mio compleanno e partecipai ad una rimpatriata con i miei vecchi colleghi di vecchie avventure. Di solito ci riunivavamo in alcuni periodi dell’anno, giusto per raccontare la nostra vita del menga. Un giorno questa rimpatriata fu a Tunisi. Tunisi perché era stata la meta scelta da un nostro vecchio collega che ha deciso di scomparire, ricavare tutti i soldi che aveva guadagnato e aprirsi un albergo con ristorante a Tunisi. Decise di mandare a fanculo tutti, compreso i suoi vecchi colleghi, quali Io, Vladimir, l’Iraniano e il Marcio. Conoscete già il coglione che vi sta raccontando la storia, poi Vladimir il russo. Poi il Marcio, soprannominato così perché era l’uomo dal catarro facile, passava molto del suo tempo a tossire e sputare catarro, dai nervi un po’ alticci, un tipo poco raccomandabile. Poi il più vecchio l’ex ufficiale della marina militare iraniana, direi disertore con una taglia sulla sua testa emanata dal governo iraniano quando si rifiutò di tornare in Iran. Da allora, direi da molti anni non può più ritornare nel suo paese d’origine, pure quando gli morirono i genitori non poté tornare. Aveva scelto un’altra vita, da militare graduato ad un viaggiatore del mondo, raccattando vari lavori legali soprabanco e illegali sottobanco. Fummo tutti e quattro invitati dallo svizzero che aveva deciso di mettere fine alla sua vita da vagabondo, si innamorò di una e decise di chiudere i vecchi ponti. Aprì questo albergo ristorante e ci invitò prima di inaugurarlo ad una speciale festa d’addio. Nessuno poteva immaginare che sarebbe stato una cena difficile da dimenticare. Lo svizzero aveva preparato il tutto alla grande, voleva concludere in bellezza con i suoi vecchi colleghi. Aveva fatto fare un tavolo rotondo come piaceva a noi. Cazzo che bel alberghetto, si era proprio sistemato bene lo svizzero. E poi Tunisi ai tempi era bella quando c’era Benali al potere. Benali era uno tosto, riuscì a prendere il potere in Tunisia grazie ad un referto medico. Convinse i medici dell’allora presidente Bourguiba a dichiararlo affetto da tumore al cervello, in breve tempo sarebbe morto. Immaginatevi se un medico vi racconta che avete un tumore al cervello e vi dice che dovete morire in breve tempo. Voi che fate? Cercate di organizzare i vostri ultimi giorni di vita, sia di voi stessi che della vostra famiglia. Bourguiba organizzò anche il suo successore al potere, senza spargimenti di sangue lasciò attuare un finto colpo di Stato consegnando il potere a Benali, ovviamente consigliato dai suoi dottori. Bourguiba aveva nei suoi medici i massimi consiglieri. Dopo la presa del potere del genio Benali, l’avvocato Bourguiba visse per altri 13 anni. La storia assurda e che i grotteschi medici dopo il passaggio del potere a Benali s’inventarono una finta cura miracolosa. Consisteva a stare in totale riposo e bere del Té proveniente da una pianta misteriosa che trasformormava le sue foglie in un infuso. Pianta che veniva raccolta dalle ardure selvagge di una terra lontana di un continente che veniva dopo quello asiatico. Incredibile! Ma nella vita succedono anche questi fatti che sembrano assurdi che fanno si che l’uomo come individuo e un essere imprevedibile. La Tunisia di Benali era bellissima, poi nel 2011 arrivò la primavera araba e spazzò via il suo regime portando la magica democrazia in Tunisia, trasformando il paese in un vegetale comatoso. Dopo questo inciso andiamo a quella strana e particolare cena. Ognuno al suo posto, sul tavolo c’era sia il Té che sapeva di menta e una strana zuppa che poi era un brodo di agnello che fumava da rendere quel piccolo angolo in una fitta nebbia da sentire il Marcio mentre raschiava la sua gola del cazzo, oltretutto senza poi vederlo. Puttana Eva che fumera, un mix di odori tra menta e agnello scuoiato. Sottofondo il mitico brano “Metti una sera a cena” del maestro Ennio Morricone, si addiceva bene, lo svizzero se ne intendeva bene nel creare la giusta atmosfera. Il vino era il Magon, buonissimo, assomiglia molto al Bordeaux francese. Mentre stiamo lì a chiacchierare vediamo spuntare quattro cameriere in topless, una riccia da sembrar un cespuglio, una mora, una mulatta e una dai capelli ramati. Mamma mia, nella mia vita mi mancava esser servito a tavola da cameriere con addosso solo le mutande e i seni al vento. Lo svizzero ci aveva fatto una bella sorpresa, chi lo avrebbe mai detto. Poi si scopre che a fine cena ognuna delle quattro cameriere diventerà per ognuno di noi il cosiddetto dolce. Porca paletta! Improvvisamente l’argomento diventò di chi di noi sceglie quella o quell’altra. Non era facile mettersi daccordo, si cambiava idea facilmente Si iniziò con un piatto di un polipo in insalata e nel frattempo Vladimir aveva cambiato per tre volte la cameriera da scegliere. Per loro forse non era facile ma io avevo scelto la mia e non avrei cambiato idea. Mi ero fissato con quella dai capelli ramati. Lei lo aveva notato che la fissavo ogni volta che usciva da quella magica porta, sempre sorridente, dalla camminata suadente. E poi aveva deciso di portarmi sempre lei il piatto con la pietanza, appoggiando la sua mano sulla mia spalla. Volendo potevo palpeggiare come feci in Angola ma questa volta non lo feci. Non mi azzardai mai a toccarla. La cena proseguiva con pietanze sempre più buone. Era un continuo assaggino di poco ma di continue portate, quasi infinite. Lo svizzero aveva sempre l’input del tipo che una ne pensava e cento ne faceva. Quando il piatto si svuotava si rimaneva in silenzio a osservare la porta magica che si aprisse. Si era iniziato al Wow! Ad ogni volta che la porta magica si apriva. Deliziosa era la sfoglia di Malsouka con dentro un tonno meraviglioso, di quella me ne feci portare il bis, fu l’unica cosa che chiesi a capelli ramati. La cena si stava concludendo ed era arrivato il momento di scegliere con chi andare al piano di sopra. Ognuno doveva scegliere il suo dolce. Si presentarono tutte e quattro, fortunatamente parlavano un po’ di italiano, poco e dir poco, diciamo stentato ma come si dice dalle mie parti, meglio poco che niente. Ecco che l’Iraniano si alza in piedi e decide di voler brindare alle quattro fanciulle. Ci alziamo tutti in piedi e brindiamo ma poi l’iraniano conclude con “Saranno le donzelle a decidere con chi di noi, lasciamo a loro la scelta.” Aveva ragione l’Iraniano sarebbe stato giusto far scegliere alle donzelle, del resto erano tutte e quattro carine. Riattraversano la porta magica riunendosi in un conclave. Passano i minuti e pensavo chissà se capelli ramati sceglieva me. Affidarsi al destino di una scelta. S’era per me avrei scelto capelli ramati, fin dal primo istante, come se ci avessimo già visti in un’altra era. Qualcosa mi era scattato nel mio subconscio. Chissà.
Ecco spuntare dalla porta magica la prima donzella, sembrava la più giovane delle quattro, la mulatta. Azzarola venne da me, mi prese la mano e salimmo su di sopra. Che smacco, avrei pensato di esser scelto da capelli ramati ma nisba. Subito dopo entrati in camera non ci pensai più. E poi diciamocelo chiaro, non potevo lasciar andar via quel ben di Dio. Lascio stare i dettagli perché voi siete troppo maliziosi, i dettagli preferisco tenermeli per me. Posso dire che fu una bella esperienza con la mulatta e ancora oggi ringrazio il destino di aver scelto per me. Passai delle ore sublimi con quella donzella, si chiamava Yasmina. Fino all’indomani quando nel pomeriggio la lasciai, tra il parlare e il sesso ci fu una bella simbiosi. Mi raccontò in un italiano americanato la sua storia. Di me cosa volete che potevo raccontargli, più che altro era il mio amico biscotto che gli raccontava la storia. Io più che altro potevo raccontargli le favole, sussurrandole alle orecchie delle dolci note di piacere che apprezzava. Peccato che mi tatuò la schiena con dei graffi, povero me. Un difetto lo aveva, unghie pericolose, troppo lunghe. Secondo me doveva circolare con un porto d’armi per le affilate unghie. Viveva sola e aveva un figlio piccolo da mantenere. Grazie a un passa parola per un lavoro facile da un buon guadagno si presentò all’albergo dello svizzero che nel frattempo stava cercando. Gli propose questo lavoro, accetto. Il guadagno era di 800 dinari equivalenti a 500.000 delle vecchie lire per fare la cameriera mezza nuda e poi concedersi a uno degli invitati alla cena. Prima di salutarla volevo che mi rispondesse ad una domanda. Gli chiesi perché aveva scelto me. Pelle mulatta, essendo la più giovane fu la prima a scegliere delle quattro, questi erano gli accordi tra le donzelle. Rispose che scelse colui che riteneva il più gentile, il più garbato. Per questo capelli ramati fu scavalcata. Capisco il valore della gentilezza che a volte cambia anche il tuo destino in un doppio senso. Prima di andarmene fu lei che mi fece una domanda che al momento non sapevo cosa rispondere. “Chi ero?” Appunto chi ero. Neanchio sapevo chi ero, gli risposi “Sono l’uomo delle favole.” Stavo per uscire e un’altra domanda mi fece tentennare; “Come si fa a diventare l’uomo delle favole?”
“Per esserlo devi leggere milioni di lettere che gli individui si scrivono tra loro, le dividi in due file. Quelle innocue le richiudi e li lasci al suo destino facendole portare dal vento ai legittimi destinatari. Quelle cattive invece non le chiudi e punisci l’individuo che le ha scritte. A furia di leggere le lettere del mondo finisci per diventare l’uomo delle favole.” 
Aprì la porta e me ne andai. Anni dopo mi informai con lo svizzero della ragazza mulatta. Qualche anno dopo si sposò ed ebbe altri due figli. Gli dissi allo svizzero di mandargli i saluti da parte dell’uomo delle favole. La sua risposta fu un semplice sorriso. I ricordi tutto sommato lasciano intatta la pura magia dell’essere e del divenire.

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